Joy, la nuova fatica di David O. Russell, arriva anche in Italia dopo aver allietato le feste natalizie statunitensi. Il regista de Il lato positivo, dopo gli Oscar sfiorati con American Hustle (zero statuette su dieci candidature), per Joy, film biografico ispirato alla figura dell’imprenditrice Joy Mangano, assolda nuovamente Bradley Cooper, Robert De Niro e soprattutto Jennifer Lawrence che interpreta il ruolo della protagonista che dà il titolo alla pellicola.

Gli spunti biografici, seppelliti in realtà da vari espedienti narrativi (sarà davvero andata così la prima televisiva di Joy?) rappresentano sostanzialmente uno strumento che Russell utilizza per comunicare un messaggio già ampiamente sentito, ma che non passa mai di moda: credere in se stessi, non lasciar soffocare i propri sogni e le proprie ambizioni, non arrendersi di fronte alle asperità della vita.

Joy-2La Lawrence coglie al volo lo spirito che il regista vuole dare e ci regala una Joy molto più donna comune che genio creativo e futura regina del mercato nel settore casalingo: sospiri, scatti d’ira, manifestazioni di stanchezza e poi di energia, sorrisi smorzati e lacrime pronte a scorrere, ma spesso trattenute, sono alla base di un’ottima un’interpretazione che è già valsa una candidatura all’Oscar come attrice protagonista e la vittoria del Golden Globe; tutto prontamente colto dai primi piani di Russell e tutto perfettamente al suo posto.

Se però la protagonista funziona, altrettanto non si può dire di molti altri aspetti della pellicola; la sceneggiatura dello stesso Russell ci racconta una vicenda che abusa di artifici ben collaudati (la sorellastra cattiva, la nonna saggia e comprensiva, la figlioletta unica fonte per ritrovare le risorse perdute, la scena del funerale) e pecca di qualche ingenuità e incongruenza, oltre a non andare mai troppo sopra le righe; inoltre la protagonista non sembra avere pienamente libertà espressiva, soprattutto nella prima parte che vede un imbolsito De Niro spesso con licenza di protagonismo, lontano da molte sue recenti prove in ruoli brillanti. Ottima invece la performance di una Isabella Rossellini perfetta nel ruolo della ricca affarista italoamericana; autorevole e convincente Bradley Cooper.Joy 3

Per quanto le due ore del film scorrano più o meno bene, si può quindi dire che Joy è un film che deve molto alla sua protagonista, senza comunque offrire grossi spunti narrativi che lo rendano una pellicola destinata a durare nel tempo. Dopo American Hustle, Russell ha optato per un approccio morbido, dove però il rischio dell’anonimato è costantemente dietro l’angolo.