Proviamo a immaginare: la numerosa famiglia McCallister (ben cinque figli più parenti vari!) decide di lasciare la sua villa mastodontica per trascorrere insieme il Natale a Parigi. L'”economica” vacanza si trasforma in “tragedia” quando si accorgono di aver lasciato da solo a casa il piccolo Kevin (Mamma, ho perso l’aereo, didascalico) il quale, impaurito da un signore dall’aspetto trasandato ma non certo dai due ladri Harry e Marv, difende con il pugno duro il proprio regno.
Un anno dopo, forse “svenati” dal viaggio precedente, i McCallister vogliono passare le ferie natalizie in Florida. Questa volta, però, è Kevin a distaccarsi per errore dalla distratta casata finendo a New York.
Abituato alla sua reggia e munito dell’American Express del padre, Kevin va a spassarsela al Plaza Hotel dove, poco prima di impedire con la forza l’ennesimo furto dei due malviventi, fa l’incontro che gli cambierà la vita: incrocerà il ragazzo (si fa per dire) d’oro, Donald J. Trump.

Tornato a casa con la sua famiglia, il bambino viene contattato dal tycoon che, stupitosi delle sue prodezze lette sul giornale, gli chiede di seguirlo nella sua scalata al potere. Kevin non può lasciarsi sfuggire quest’occasione, così denuncia i genitori e decide di abbandonarli lui questa volta, trasferendosi con Donald a New York. Sotto il nuovo nome di James D. Vance, il bambino divenuto uomo si appresta a cambiare il volto dell’America insieme al futuro presidente.
Nostalgia canaglia
«Nostalgia, nostalgia canaglia» cantano Al Bano e Romina, gli anni Novanta (dopo gli Ottanta) sono tornati di moda, ma Mamma, ho perso l’aereo e Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York non hanno mai abbandonato i cuori degli spettatori. L’irresistibile susseguirsi di comicità slapstick sotto il sorriso furbetto di Macaulay Culkin, infatti, è un grande classico che tiene ancora banco (anche malgrado i remake) nelle festività natalizie.
Le due pellicole dirette da Chris Columbus all’insegna della proprietà privata, della sua difesa armata e della ricchezza che sembra estrinsecarsi in valore morale sono però a ben vedere non solo un prodotto dell’epoca reaganiana, ma sembrano quasi una favola natalizia ante litteram per le famiglie MAGA.

Errare è umano, perseverare è diabolico
Nonostante l’Illinois non sia estraneo a stragi causate dalla vendita alquanto spregiudicata di armi, probabilmente non sarebbe stato accettabile, né certamente altrettanto divertente, se Kevin avesse imbracciato una pistola per difendere la propria magione. Allora ecco il colpo di genio: saranno la sua fantasia e astuzia a trasformarlo in una macchina (quasi) mortale.
Così, in ordine di comparizione, Kevin spara piombini ai genitali di Harry e alla faccia di Marv, li fa scivolare rovinosamente, colpisce uno in testa con un ferro da stiro e ustiona la mano dell’altro. Poi crocifigge con un chiodo il piede di Marv, brucia la testa di Harry e giù con un’altra sequela incessante di cadute e colpi con oggetti contundenti, fino ad arrivare fortunatamente (per i ladri) all’arresto.
Limitandosi solo ad alcuni dei soprusi del primo capitolo, Mamma, ho perso l’aereo sarebbe potuto essere tranquillamente un horror torture porn in cui la legittima difesa si tramuta in accanite ed elaborate torture.

Poveri e cattivi
Ben più sconcertante, però, sembra l’assioma che guida lo sguardo e il giudizio di Kevin, un bambino che dall’agiatezza della sua condizione economica non teme altro se non le uniche due figure (il barbuto Marley e “la signora dei piccioni”) che sembrano provenire da una condizione finanziaria più modesta.

Ribaltando in senso capitalistico il valore greco del kalos kai agathos (bello e buono), l’apparente povertà diviene infatti per il bambino causa di timore, sintomo di pericolo se non di vera e propria cattiveria. E, sebbene arrivi al termine del primo capitolo a comprendere il fraintendimento, neanche la retorica natalizia gli impedirà di compiere nuovamente il medesimo errore a New York.
Così, Mamma, ho perso l’aereo non è un semplice ricordo nostalgico, ma potrebbe essere un film manifesto dell’epoca trumpiana: la catarsi dickensiana si rivela essere solo apparente, mentre la parabola di Kevin nell’ascesa nel movimento MAGA risulta a posteriori assolutamente possibile e credibile. Boutade a parte, siamo ancora in tempo per un terzo film, parola di Macaulay Culkin.
FAQ su Mamma ho perso l’aereo
Quando sono usciti i primi due film di Mamma, ho perso l’aereo?
Diretti entrambi da Chris Columbus, il primo capitolo esce nelle sale cinematografiche nel 1990, mentre Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York nel 1992.
Quanti film esistono della saga?
Oltre ai due capitoli di Columbus, la saga conta di tre capitoli apocrifi (Mamma, ho preso il morbillo; Mamma, ho allagato la casa e Holiday Heist – Mamma, ho visto un fantasma) e un recente remake, Home Sweet Home Alone – Mamma, ho perso l’aereo.
Dove posso vederli?
Tutta la saga è disponibile su Disney Plus.
