Non vedremo più film come Quarto potere o come I quattrocento colpi o come altri che nel corso del Novecento hanno fatto del cinema l’equivalente della siepe di Leopardi capace di evocare l’oltre e l’infinito (come disse a suo tempo il filosofo docente di estetica Emilio Garroni).
A giudicare dalla lista dei film in uscita nel corso di quest’anno (tante commediole italiane, molti sequel e remake di successo come Spider-man, Toy Story, Avengers e L’era glaciale accanto a qualche nuova opera di registi importanti come Spielberg e Nolan) quello che era un presentimento diventa una certezza.
Diventa la certezza che il cinema sta morendo, quel cinema che abbiamo amato nel passato e che nel corso di un secolo e si affermato come matrice di cultura al pari della grande narrativa se non a volte con valore artistico superiore.

Quel cinema è in via di progressiva estinzione a vantaggio delle serie televisive che invadono il piccolo schermo nella forma di romanzi a puntate aventi come obiettivo il semplice intrattenimento assicurato da storie senza discorso e da fabule senza poesia che mostrano tutto senza evocare nulla.
Se è vero come diceva Ferdinand Leger che se il peccato della pittura è il soggetto e quello del cinema è la sceneggiatura, allora oggi ne consegue che la predominanza dei generi imprigiona il cinema in una gabbia che soffoca quel significante filmico “aperto” per cui i film non possono essere raccontati ma devono solo essere visti (cosa che accade a esempio con le opere di un Tarkóvskij o di un Lynch).

Da oltre un trentennio, a dominare sono le storie afferenti ai diversi generi codificati dentro precisi recinti produttivi voluti dall’industria di origine hollywoodiana. Ad accaparrarsi su scala mondiale questo patrimonio di storie sono adesso le piattaforme che ne hanno globalizzato la produzione e la distribuzione, prima tra tutte Netflix.
Ci aspettano anni di un cinema omologato magari ben confezionato, ma dal quale sarà assente la magia e la poesia irraccontabili (a meno che non appaia qualche nuovo autore visionario eretico rispetto alle logiche audiovisive dominanti nel mondo che non ci vogliono far vedere oltre la siepe leopardiana). Ne consegue che nei prossimi anni vedremo tantissine immagini, ma tutte con pochissima immaginazione.
