Un noir esistenziale tra jazz, destino e una notte che cambia tutto

Basato sul romanzo di Noël Calef, poi stravolto dalla sceneggiatura di Malle e Roger Nimier, questa pellicola del 1957 è un’opera senza tempo, una storia che prova a sovvertire le regole del mondo ma che poi si arrende al giudizio del destino. Louis Malle, parte dal noir per entrare nella psicologia dei personaggi, in quelle due coppie speculari che si sovrappongono e respingono creando una narrazione a tre piani visivi ed emotivi: c’è la costrizione claustrofobica, la fuga già segnata e la disperata perdità d’identità sulle note jazz del superbo Miles Davis. Ascensore per il patibolo è, in sostanza, un noir teso e pieno d’imprevisti che diventa il racconto disperato e decadente di due coppie di amanti dannati sin dal principio.

Ascensore per il patibolo: trama del noir di Malle

La storia è quella di due amanti, Julien Tavernier (Maurice Ronet) e Florence Carala (Jeanne Moreau), che organizzano l’omicidio del marito di lei, un ricco mercante d’armi senza scrupoli. L’uomo viene eliminato, tutto sembra andare secondo i piani, finché Julien si accorge di aver dimenticato una corda sulla scena del crimine. Da qui tutto precipita e il protagonista rimarrà intrappolato nell’ascensore dell’ufficio, ignaro di tutto quello che accadrà fuori, nel giro di una sola notte; la sua auto viene rubata, così come la sua identità, da un giovane sprovveduto di nome Louis che, insieme a Veronique, non esita a commettere un duplice omicidio; Florence penserà di essere stata tradita e abbandonata, la polizia inizierà a cercarlo…tutto mentre lui è rinchiuso lì. Ed è proprio in queste scene, tutte strette in quella gabbia metallica senza via d’uscita, che Malle mostra i segni della sua collaborazione con Robert Bresson, per le riprese di Un condannato a morte è fuggito; qui il suo Tavernier, come faceva Fontaine, cerca uno spiraglio di luce con la flebile fiamma del suo accendino, per trovare una via d’uscita da quel minuscolo inferno personale, da quella claustrofobia imprevista che angoscia il pubblico, ben conscio di tutto quello che sta accadendo oltre quelle porte chiuse.

Dentro i personaggi del film

La regia di Malle asseconda perfettamente la narrazione e le sensazioni che i personaggi vogliono restituirci; se con Julien la macchina da presa resta intrappolato nelle strette porte dell’ascensore, è con Florence che questa prende un grande respiro, che segue il suo disperato girovagare per gli Champs-Elysees, in una buia Parigi che sembra deteriorarla ad ogni passo. Quella ricerca tormentata, tra sospiri e domande interiori, è il fulcro di tutto il film, è la sua essenza, è un cammino verso qualcosa che non c’è, è un flusso di coscienza per immagini, una discesa angosciante che Malle riprende con dei primi piani densi, bagnati dalla pioggia, silenziosi ma riempiti dall’incredibile colonna sonora di Miles Davis che sembra dar voce ad un tormento, lo rende vivo, tangibile e sempre più decadente. La donna cerca l’amato senza sosta, senza darsi pace, come se perdendo lui stesse iniziando a perdere sé stessa, la sua immagine riflessa nello specchio, la sua essenza e il suo scopo che ritrova unicamente in quell’amore che sta sprofondando insieme a lei.

Ma saremo ancora insieme, là, chissà dove, insieme. Lo vedi che non ci potranno separare?

A fare da contraltare, ad una coppia che non s’incontrerà mai, ce n’è una più giovane e impulsiva, una coppia in fuga che contribuisce a far precipitare gli eventi, che accelera quel continuo sprofondare che lega tutto il film, tutti cadono: Julien letteralmente in quell’ascensore che sembra precipitare, Florence nella disperazione della perdita e i due giovani in quel gioco che diventa fatale. Non c’è salvezza per nessuno di loro, sono amanti dannati che si affannano a cercare di sovvertire un destino che è già scritto, che loro stessi con le loro azioni hanno scritto; ma non c’è solo amore, c’è il risentimento del dopoguerra, la ricerca di un riscatto che sembra non arrivare mai, la voglia di una vita che non è la propria e quella di contrastare il vecchio pensiero e rimpiazzarlo con il nuovo, a costo di morire.

Lo sai? Dopo si parlerà di noi, ci prenderanno ad esempio, faranno un film su di noi quando saremo morti.

Nel racconto di Malle non c’è giudizio, la regia non punta il dito contro i suoi protagonisti, anzi, li incornicia in inquadrature penetranti che, grazie all’incredibile fotografia di Henri Decaë, li rendono vivi, veri e, soprattutto, fallibili. I personaggi di Ascensore per il patibolo sono

Ascensore per il patibolo: prima della Nouvelle Vague

Ascensore per il patibolo è un thriller teso e angosciante ma è anche una, anzi due, storie d’amore, è una riflessione sul suo tempo, una panoramica sulla vita borghese che affollava i bar parigini, una sfilata tra luci e ombre di una città che accoglie tutto dentro di sè: l’amore, l’intrigo, l’omicidio, la speranza e la sua fine; è una storia di persone più che di personaggi, ed è per questo che Ascensore per il patibolo, e il suo regista, vengono considerati anticipatori della Nouvelle Vague, di quell’ondata di vita vera che pervase il cinema francese degli anni ’50 e ’60: nessun artificio, nessun set mastodontico, solo il racconto di una vita che spesso ha già in sè dei risvolti tragicamente noir.

FAQ su Ascensore per il patibolo

Di cosa parla il film?

Malle confeziona un thriller angosciante che racchiude in sé il dramma umano, l’amore, la ribellione ma anche un’indagine di polizia; è la storia di due coppie di amanti, di un delitto perfetto e dei mille imprevisti che fanno precipitare ogni cosa.

Perché vedere questo film?

Perché non sembra invecchiare mai, il bianco e nero fa da spia del passato ma la storia è incredibilmente senza età; e poi per le sue immagini che si fondono con la colonna sonora jazz di Miles Davis creando delle sequenze meravigliose che non dimenticherete.