Secondo Stephen King le tre età dell’uomo sono: “gioventù, mezza età e come ho fatto a diventare vecchio così presto?” Il complicato mondo di Nathalie, commedia francese diretta dai fratelli David e Stephane Foenkinos, si interroga, con la sottile ironia d’oltralpe, proprio sul mutamento radicale che avviene all’alba della mezza età.   

Nathalie, professoressa di lettere sulla soglia dei cinquant’anni, sta attraversando la fase più complicata e insoddisfacente di tutta la sua vita. Ogni piccolo aspetto del suo mondo è profondamente cambiato e all’improvviso è diventato tutto fastidioso: non sopporta che il marito, dopo il divorzio, abbia una nuova compagna molto più giovane di lei, prova invidia per la relazione della figlia e per la carriera di ballerina che la ragazza sta per iniziare, soffre nel vedere la solidità matrimoniale della sua amica di sempre e non tollera l’atteggiamento intraprendente della nuova collega trentenne. Questa insofferenza malcelata fa diventare ogni sua coraggiosa prova nel riprendere quota verso la felicità un goffo tentativo di librarsi in volo. 

Il complicato mondo di NathalieTutto nel complicato mondo di Nathalie va nel modo sbagliato e le sue reazioni diventano sempre più meschine e inspiegabili. La prima parte della visione è molto divertente perchè non conosciamo la protagonista e le sue smodate esagerazioni nel replicare e comportarsi. Le situazioni, in generale, sono abbondantemente comiche senza mai scadere nel grottesco, però, una volta delineato lo schema della pellicola, qualcosa si inceppa: gli snodi narrativi sono prevedibili e Nathalie rimane soltanto una figura isterica in balia dei cambiamenti ormonali e in rotta di collisione con tutto ciò che incontra. 

Nonostante la vita della protagonista precipiti in un vortice convulso di frustrazioni e gelosie che la fanno diventare vendicativa e capricciosa, la messa in scena de Il complicato mondo di Nathalie è ordinata e precisa. I fratelli Foenkinos affrontano nuovamente le fratture dell’universo femminile, costruendo tutta la narrazione per immagini sui fluttui emotivi della protagonista.

A differenza del loro primo lungometraggio La délicatesse, in questa occasione abbandonano il dramma sentimentale a favore del doppio canale comico-malinconico per raccontare il topic consueto della loro giovane filmografia: l’esigenza di resurrezione tra le pieghe delle femminilità.
Forse poteva essere inserito qualche guizzo di vivacità in più per mettere maggiormente a fuoco una vicenda che, nello scorrere del minutaggio, tende ad appiattirsi e si compiace delle nevrosi della sua protagonista.
Rimane però il tratteggio da best seller di una donna che affronta uno snodo esistenziale difficile, drammaticamente comico e degnamente interpretato da una Karin Viard che declina a più non posso il termine “gelosia”. Non a caso il titolo originale del film è Jalouse.

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