The Father, di Florian Zeller è un racconto toccante e profondo, dentro la mente ingannevole di un uomo

Al suo esordio alla regia, Florian Zeller, riadattando la sua pièce teatrale Le Père del 2012, con The Father si aggiudica ben sei nomination agli Oscar 2021.
Con un racconto intimo e dalla struttura labirintica, il regista porta sullo schermo la realtà alterata della demenza. Con i grandi Anthony Hopkins ed Olivia Colman, candidati rispettivamente per miglior attore protagonista e miglior attrice non protagonista, la pellicola regala al pubblico un punto di vista destrutturato, dove tempo e spazio si annullano a vicenda.

La storia, intima e toccante, è quella di Anthony, un uomo anziano affetto da demenza e di sua figlia Anne, che tenta per quanto le sia possibile di rimanere al suo fianco. L’uomo, tra ostilità e terrore, cerca di combattere gli inganni della sua mente, per rimanere ancorato ad una realtà, che sembra in tutti i modi sfuggirgli. Burbero ed affettuoso, in lacrime ed in collera, Anthony è il fulcro della narrazione, un personaggio volubile e mai attendibile, reso perfettamente in tutte le sue sfaccettature dal Sir Hopkins, qui al massimo della sua espressività attoriale. L’ancora, la realtà ed il punto di vista oggettivo della narrazione è, per il pubblico ed in parte anche per il protagonista, proprio Anne, donna forte e dotata di immensa sensibilità, che cerca di riportare ordine nella mente del padre e nella storia.

La narrazione segue pedissequamente l’andamento della malattia mentale, i piani temporali si scambiano e sovrappongono in modo che allo spettatore venga presentata la realtà di Anthony, difficile e quasi indecifrabile. Tra alti e bassi, ricordi e falsi scenari, assistiamo al tracollo di una mente intrappolata in una realtà cangiante e disorientante, resa egregiamente dal montaggio di Yorgos Lamprinos e dalle scenografie sempre diverse. Le ambientazioni si rincorrono, in un gioco di corridoi mentali ed appartamenti differenti, che restituiscono la totale irrealtà in cui è immerso Anthony. Proprio per questo il pubblico, soprattutto nella prima parte del film, farà fatica ad orientarsi e distinguere cosa sia reale e cosa sia frutto della demenza del protagonista. Non si osserva un uomo affetto da demenza ma la si sperimenta.

La peculiarità di The Father, infatti, sta proprio nel punto di vista adottato: quello dell’anziano protagonista. Non abbiamo, come spesso accade in narrazioni filmiche affini, una realtà oggettiva da seguire, per poi scoprire la malattia e le dimenticanze del protagonista, solo sul finale. Zeller inquadra esattamente la demenza senile, da subito, ricreando situazioni paradossali, sovrapposizioni temporali, spaesamento e false memorie. Il volto della Colman, agli occhi di Anthony, si sostituisce infatti a quello di un’altra donna, Olivia Williams, come accade anche per suo marito, interpretato da Rufus Sewell, creando disorientamento e disagio nell’uomo che si muove tra volti a lui sconosciuti. The Father, quindi, porta sullo schermo la confusa e titubante memoria del protagonista mostrandoci esattamente la sua storia, vista dai suoi occhi, nello stesso ordine sparso. I ricordi tornano prepotentemente da un passato, non sappiamo quanto lontano, fino a materializzarsi in spazi non ben definiti, in continua trasformazione. Il tempo sfugge letteralmente al suo controllo e Zeller lo dimostra egregiamente con l’ossessione di Anthony per il suo orologio. È un continuo rincorrere la memoria, la realtà e la vita.

The Father è sicuramente un meraviglioso esordio cinematografico per il francese Zeller che, con un cast stellare, corre verso l’imminente notte degli Oscar, con un racconto intimo e straziante che racconto una terribile realtà.