Poteva essere una riflessione sulla natura della violenza e della malvagità Suicide Squad, il nuovo film dell’universo DC che invaderà le nostre sale nell’afa estiva del prossimo 13 agosto, invece, nel raccontare la Suicide squad genesi e la prima missione della Suicide Squad, un gruppo composto da spietati e folli villain costretti da ricatti e microchip esplosivi impiantati nel collo a passare dalla parte del bene e ad affrontare azioni folli al limite della sopravvivenza, il regista e sceneggiatore del film David Ayer sembra navigare a vista indeciso sulla direzione da seguire per raccontare i suoi non eroi.

Il film parte bene, rendendo scattante e funzionale la presentazione dei personaggi, che spesso si rivela la parte più noiosa dei film corali. Risolta con schede grafiche in sovrimpressione, belle canzoni e montaggio serrato, questa introduzione mette subito in chiaro che i guardiani non sono meglio dei detenuti, visto che si accaniscono su di loro con torture e foto ricordo che evocano il peggio di Guantanamo.

Al contrario, tutti i (presunti) super cattivi hanno invece una loro aura romantica, un angolo di tenerezza, un sogno di normalità nascosto che li redime e li rende assai più umani dei loro controllori, soprattutto della “buona” Amanda Waller, agente governativo che ha creato e dirige la Suicide Squad, personaggio spietato, freddo e calcolatore interpretato da una glaciale Viola Davis.

Un buon inizio, superato il quale però Ayer non riesce più né a gestire e a far crescere i tanti personaggi del film, né a tenere saldamente in mano le redini della vicenda. A risentirne è la costruzione narrativa e drammaturgica, con un montaggio confuso, un uso estenuante del rallenty, e due cattivi deboli e senza spessore, che spariscono per un terzo del film e ricompaiono solo per i saluti di rito in un finale scontato e un po’ deludente.Suicide squad

In realtà tutti i protagonisti del film sembrano avere problemi di coerenza e di appeal. L’unico  davvero a fuoco è quello di Harley Quinn, compagna di Joker: merito della brava Margot Robbie, che le dà fascino, follia, vera schizofrenia dimostrandosi molto al di sopra di Jared Leto/Joker, talmente dentro il personaggio da risultare fuori posto in un film in cui tutti recitano sopra le righe.

Gli altri membri della squadra non vengono approfonditi, rimanendo a un livello talmente superficiale da generare un’empatia non lontana dallo zero. Anche il cecchino Deadshot di Will Smith e l’incendiario El Diablo di Jay Ernandez, pur con più spazio a disposizione, non riescono a conquistare lo spettatore, forse proprio a causa di questa scelta di non voler andare a fondo nella loro malvagità, di voler per forza dare un’anima a questi figli dell’inferno, senza però riuscire a trovarla davvero.

Suicide squad Un film squilibrato, dunque, ma non folle, combattuto tra la voglia di trovare una nuova strada e la necessità di seguirne di già battute, che ha però il merito, grazie a una certa iniezione di goliardica e sconclusionata spensieratezza, di riuscire a superare in parte quello che forse è il più grande difetto dei film della DC: quel prendersi troppo sul serio che, di fronte all’ingessato Man of Steel, faceva rimpiangere l’ironico e irriverente Superman di fine anni ’70 con il volto di Christopher Reeve.

Come ormai da tradizione, aspettate a lasciare la sala quando iniziano i titoli di coda se volete sapere come reagiranno i “buoni” cavalieri oscuri a questi “cattivi” dal cuore (placcato) d’oro.