Maestoso, imponente, multisfaccettato e ricco di profondi significati. Così potrebbe essere brevemente definito il cinema di Paul Thomas Anderson, considerando nell’insieme la sua filmografia. Già, perché, di fatto, il celebre regista, sceneggiatore, direttore della fotografia e produttore statunitense è stato in grado di dar vita, nel corso della sua lunga e prolifica carriera, ogni volta a lungometraggi in grado di lasciare a loro modo il segno. Non è un caso, dunque, che Una Battaglia dopo l’altra, la sua ultima fatica, tratta dal romanzo Vineland di Thomas Pynchon (che già a suo tempo lo ispirò per Vizio di Forma), sia tra i titoli maggiormente attesi in uscita in sala in questa seconda parte del 2025. Sarà riuscito anche stavolta, dunque, il celebre cineasta di Los Angeles a soddisfare le aspettative del suo pubblico? Presto detto.

La storia messa in scena in Una Battaglia dopo l’altra è quella di Bob Ferguson (impersonato da Leonardo di Caprio), ex militante e attivista per i diritti civili, che vive sotto falsa identità insieme a sua figlia di sedici anni (Chase Infiniti), dal momento che Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor), la sua ex compagna, si è allontanata anni prima e attualmente è costretta a farsi credere morta, in quanto proprio come lui è costantemente ricercata.
A tentare di mettersi sulle loro tracce, il tanto perfido quanto codardo e megalomane colonnello Steven J. Lockjaw (un sorprendente Sean Penn), ossessionato da molti anni da Perfidia, con cui ha addirittura avuto una sorta di relazione le cui tracce vanno cancellate, altrimenti non potrà entrare a far parte di un prestigioso gruppo di supremazia bianca.
Il confine tra Messico e Stati Uniti. Un governo di estrema destra che sembra non considerare più l’essere umano in quanto tale. E ancora: esplosioni, sparatorie, corse al cardiopalma e chi più ne ha più ne metta. Ma anche, al contempo, una tenera e appassionata storia d’amore non immune alle difficoltà incontrate da ogni qualsivoglia coppia.
Già con un incipit del genere, dunque, ci rendiamo conto di come questo Una Battaglia dopo l’altra parta proprio in quarta senza perdere mai di ritmo, ma distinguendosi, al contrario, per un riuscito crescendo di adrenalina (magistrale, a tal proposito, la scena in cui ben tre macchine si rincorrono lungo una strada in cui frequenti salite e discese non permettono di avere una visuale continua e completa).

Un film fortemente politico e urgentemente attuale, Una Battaglia dopo l’altra, su questo non v’è dubbio. Eppure, come di consueto nella filmografia di Paul Thomas Anderson, anche un lungometraggio in cui i rapporti famigliari vengono osservati sotto la lente d’ingrandimento, all’interno di una storia in cui ognuno a suo modo ha commesso degli errori, in cui i genitori naturali non sono sempre ciò che siamo portati ad aspettarci, in cui, però, un legame forte e genuino è in grado di superare anche le più insormontabili difficoltà.
E poi, non per ultima, v’è anche una certa, graditissima ironia di fondo, perfettamente in grado di stemperare la drammaticità di determinate situazioni, ma anche di regalarci momenti a dir poco esilaranti (come, ad esempio, la scena di una “disperata” telefonata tra Bob e uno dei militanti del gruppo di cui faceva parte, o anche lo stesso personaggio del colonnello Lockjaw: talmente megalomane e vigliacco da sembrare addirittura grottesco).
Una Battaglia dopo l’altra, dunque, riesce a tenerci incollati allo schermo per quasi tre ore senza che ci accorgiamo minimamente del passare del tempo. Paul Thomas Anderson, dal canto suo, ancora una volta ci ha regalato un lungometraggio ricco e stratificato in grado di riempire i nostri occhi come solo il buon cinema di qualità sa fare.
