Tutto in una notte, ma senza le cospirazioni internazionali dell’omonimo film di John Landis e senza il romanticismo trasognato di Prima dell’alba di Richard Linklater. Ci vuole un fisico, nuovo film del regista Alessandro Tamburini, racconta l’incontro di due buffi personaggi in una notte che sembra senza speranze. Tamburini prende spunto da un suo corto del 2013 e lo trasforma in un film di lungo formato (produzione CSC Production con Rai Cinema, in sala dal 3 maggio) che è stato presentato in anteprima assoluta alla passata edizione di Cortinametraggio, festival in cui la protagonista Anna Ferraioli Ravel aveva ottenuto, con il corto, il premio di migliore attrice nel 2013.

Alessandro (lo stesso regista) e Anna attendono invano in un ristorante i rispettivi partner e finiscono per trascorrere la serata insieme. Pur non sopportandosi sin dall’inizio sembra che i due non abbiano intenzione di salutarsi presto e, tra una disavventura e l’altra, trascorreranno una strampalata notte “da leoni” al termine della quale le loro vite saranno cambiate per sempre.

Alla base di questa fresca e divertente commedia non c’è il cliché degli opposti che si attraggono: i due protagonisti sono in connessione grazie agli stessi complessi e alle identiche paranoie. Alessandro, grasso, insicuro e imbranato, si fascia il petto con il cellofan per coprire le “tette” ed è lo zerbino di una ragazza bellissima che lo considera solo come un semplice amico,  Anna ha perso 30 chili in 3 mesi e non si regge più in piedi solo per piacere all’uomo del quale è innamorata. L’incontro sembra liberarli e riescono finalmente a essere loro stessi senza preoccuparsi di essere imperfetti. 

Il film è il giusto e coerente sviluppo del cortometraggio che vedeva sempre protagonisti Tamburini e Ferraioli Ravel (con i famosi 30 chili in più). In questo caso Alessandro e Anna avranno l’occasione di confrontarsi con altri personaggi: Francesca e Pietro che li hanno rifiutati, un tassista folle e uno strambo ragazzo che vive in uno scantinato.
I due, grazie al maggiore minutaggio per approfondirli, appaiono più disincantati e cinici arrivando anche al litigio e all’insultarsi per poi consolarsi a vicenda.
In una Modena notturna che fa da scenario, la camera si concentra sui primi piani dei due “perdenti”, sulle loro debolezze e sui loro difetti fisici, senza scendere in battute o situazioni smielate che avrebbero rovinato l’autenticità di questa storia portandola verso una deriva da “favola romantica” stile Prima dell’alba.

Alessandro e Anna scoprono la bellezza della “diversità” durante “l’appuntamento più lungo della loro vita”, spogliandosi letteralmente delle loro paure e riconoscendo dentro loro stessi pregi sui quali non hanno mai fatto leva, ovviamente il contraltare riguarda i personaggi secondari, oggettivamente belli, ma vuoti e per niente interessanti, specchio di una società preoccupata solo dell’apparenza.

Ci vuole un fisico dimostra con ironia quanto sia importante l’autenticità in un mondo fatto di (brutte) copie e che (andando contro il titolo) non ci vuole un fisico per essere felici.