Un film che ha indubbiamente diviso – e continua a dividere – milioni di spettatori (e di critici), Fratello, dove sei?, dei mitici Joel e Ethan Coen. Già, perché, di fatto, gli ormai celeberrimi cineasti, reduci dal grande successo, ottenuto appena due anni prima, di Il grande Lebowski, eccoli cimentarsi, nel 2000, in un’impresa a dir poco impegnativa: la loro personale (ri)lettura dell’Odissea di Omero.
Così, il presente Fratello, dove sei? vede schierati in prima linea ben tre bizzarri personaggi alla disperata ricerca di un fantomatico tesoro e sembrano destinati a non raggiungere mai il loro scopo.

Ci troviamo, dunque, negli Stati Uniti degli anni Trenta, per la precisione nel Mississippi. Ulysses Everett McGill (impersonato da George Clooney), Delmar O’Donnell (Tim Blake Nelson) e Pete Hogwallop (John Turturro) sono tre sgangherati detenuti appena evasi. Capitanati da Everett (il più intelligente dei tre), i nostri eroi si metteranno, appunto, alla ricerca di un tesoro da un milione di dollari, vale a dire il bottino di una vecchia rapina a suo tempo nascosto proprio da Everett.
Il problema è che tale tesoro parrebbe trovarsi nei pressi di un fiume sul quale si sta costruendo una diga e, pertanto, i tre hanno soltanto quattro giorni di tempo per raggiungere tale luogo, prima che la diga venga chiusa. Il loro già di per sé complicato viaggio, sarà, dunque, costellato da una serie di incontri e di avventura come solo i Coen sono in grado di concepire.

Siamo d’accordo: Fratello, dove sei? è un film che, in un modo o nell’altro, ha praticamente spiazzato tutti. L’Odissea à la Coen assume le connotazioni di un’apologia sul valore dell’amicizia che, nella forma del road movie ambientato in un’America in cui ogni certezza sembrava persa per sempre, non finisce mai di stupirci, di spiazzarci, di farci ridere con situazioni fortemente paradossali, da mucche che compaiono sui tetti a canti di sirene (giusto per fare qualche esempio).
Come ben possiamo immaginare, Fratello, dove sei? è inevitabilmente ricco di rimandi e citazioni. E non soltanto all’Odissea stessa, con tanto di John Goodman in qualità di venditore di Bibbie con un occhio solo (chiaro rimando a Polifemo) e Holly Hunter nelle vesti di Penny, devota moglie di Everett che chiaramente rappresenta la leggendaria Penelope.
Nel momento in cui, infatti, viene tirata in ballo la tematica del razzismo, non possiamo non pensare al colossal Nascita di una Nazione (David W. Griffith, 1914), soprattutto quando assistiamo alla processione organizzata dal Ku Klux Klan.

Ora, tornando al discorso iniziale secondo cui in molti sono rimasti delusi dal presente lungometraggio, al di là delle naturali perplessità che possono sorgere in seguito alla visione, non possiamo non riconoscere a Fratello, dove sei? una spiccata cura stilistica – grazie anche, e soprattutto, alla fotografia color seppia a opera di Roger Deakins e al fatto che si tratti del primo film a essere stato completamente colorcorretto in fase di postproduzione – e una colonna sonora non originale in grado di fare quasi da coprotagonista, conferendo, di quando in quando, quasi il carattere di un musical all’intero lungometraggio.
I Coen, dunque, hanno ancora una volta lasciato il segno. Fratello, dove sei? è indubbiamente un film degno di nota che, anche soltanto per il fatto di aver diviso così tanto, ha meritato e continua a meritare una particolare attenzione.
