Il cinema il 2014 si apre con due notizie, una buona e una cattiva. Quella buona è che anche noi provinciali dell’Europa potremo vedere, ma non si sa quando, l’atteso scandaloso film di Von Trier Ninphomaniac che gli abitanti di Copenaghen hanno già gustato alla prima che ha avuto luogo proprio il giorno del Santo Natale in linea con la tradizione trasgressiva dei Danesi. Dunque, il cinema continua a sovvertire lo stato delle cose anche in questi tempi di ritorno all’ordine etico ed estetico e sa essere ancora sublime invece che soltanto carino o soltanto interessante e per questo l’augurio è che l’esempio di Von Trier funga da luminosa stella cometa per il cinema  mondiale dell’immediato futuro.

La cattiva notizia è che hanno chiuso gli storici stabilimenti della Technicolor situati in via Tiburtina a Roma. L’avvento del digitale ha reso obsoleto il glorioso procedimento di stampa a colori delle pellicole che in passato ha a dato la possibilità al cinema di realizzare tante meraviglie cromatiche, a partire dai film di genere degli anni ’50 con le loro tinte rutilanti (per tacere dell’epigono evergreen Via col vento dai tramonti infuocati) fino a capolavori autoriali  successivi come  Apocalypse Now e L’ultimo imperatore dove grazie al technicolor il mago della luce Vittorio Storaro ha potuto dar vita a immagini di grande fascino pittorico su modello dei grandi maestri del colore della storia della pittura. Ma il ricordo va anche all’antico concorrente di stampa Truecolor ( quello dai neri-verdi contastati di Johnny Guitar) e al nostrano Ferraniacolor ( con cui fu girato il primo film a colori italiano Totò a colori) e agli altri marchi hollywoodiani che per decenni hanno impresso la loro firma nella cinematografia di tante opere di successo, non importa se di serie A oppure B, opere che hanno costituito il nutrimento visivo di milioni di spettatori in tutto il mondo e che ora continuano a vivere rese immortali dal formato DVD.

Ma comunque siamo certi che i prodigi cromatici del fu-Technicolor  continueranno a stupirci, seppur trasfigurati in forme nuove e che il colore tornerà a splendere sugli schermi piccoli o grandi più bello che pria. E questo grazie  proprio a quel digitale che autori come il  citato Von Trier hanno già saputo impiegare in modo creativo e affascinante per rendere i colori delle passioni più segrete. Il cinema cambia pelle ma nell’anima resta pur sempre il cinema che da Lumiere a oggi tutti abbiamo amato, quel cinema la cui vocazione è stata fin dalla nascita quella di tradurre in immagini rivelatrici i nostri sentimenti e i nostri sogni.

Angelo Moscariello

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