Il cinema in Italia non è ancora un mestiere per donne. Gli ultimi dati pre-Covid, diffusi nel 2019 dallo European Women’s Audiovisual Network (EWA), confermano il gender gap dietro la macchina da presa: solo il 15% di opere prime e seconde sono dirette da donne, mentre su 10 registi in attività 2 non sono uomini. Eppure, se le registe rappresentano una minoranza nell’industria cinematografica italiana, sono apprezzate per l’elevato talento artistico molto più dei colleghi maschi. Secondo il rapporto di CNR e IRPPS, Gap & Ciak: Uguaglianza e genere nell’industria dell’audiovisivo (2019), solo il 17% dei film diretti da registi ha ricevuto nominations e premi ai festival contro il 33% dei film diretti da registe. Le donne al cinema hanno molto da dire, si fanno spazio con la forza dei loro racconti, offrono spesso narrazioni della contemporaneità lontane dai modelli pregiudiziali che la società ci impone. È il caso della torinese Irene Dionisio, protagonista della retrospettiva che STREEEN!, piattaforma di streaming VOD riservata al cinema indipendente e d’autore, dedica ai titoli principali della sua filmografia dall’8 marzo e per i 3 mesi successivi.

Regista, documentarista e artista visuale classe 1986, Irene Dionisio appartiene alla nuova leva di cineaste impegnate, cresciute all’estero e con una lunga gavetta alle spalle, che riscuote credito nel panorama internazionale grazie a una buona dose di grinta, anticonformismo e militanza sociale. Vincitrice del Premio Giuseppe Bertolucci alla Miglior giovane regista europea under 35 nel 2020 e di altri prestigiosi riconoscimenti in numerosi festival, ha diretto per tre anni il Lovers Film Festival, la più antica kermesse cinematografica europea sui temi LGBTQI promossa dal Museo Nazionale del Cinema di Torino. Approdata al linguaggio del cinema attraverso un master in documentarismo diretto da Daniele Segre e Marco Bellocchio, fin dagli inizi ha rivolto il suo sguardo verso la dolorosa condizione della marginalità, portando alla luce il disagio degli ultimi e le storture di un sistema che seleziona e perciò esclude. Alla base della sua ricerca, la convinzione che il cinema debba esprimere la biodiversità culturale contro l’appiattimento imposto dal politically correct.

Nel documentario d’esordio La fabbrica è piena (2012), girato nello storico stabilimento della Fiat Grandi Motori di Torino, una coppia di clochard rumeni e un silenzioso veterano della fabbrica in via di demolizione vivono, come moderni eroi beckettiani, in un limbo tra disperazione e isterica euforia, tra attesa di fantomatici lavori, violenza repressa e profonda umanità. Questa archetipica tragicomedìa in 8 atti fotografa un momento fondamentale dell’evoluzione di Torino-città/fabbrica, mettendo a confronto la realtà del movimento operaio e quella dei senzatetto. Il secondo Sponde. Nel sicuro sole del nord (2015) è invece la storia dell’amicizia fra lo scultore e postino tunisino Mohsen e il becchino in pensione lampedusano Vincenzo. Uniti da una sensibilità comune, entrambi hanno scelto di dare sepoltura ai corpi senza nome dei migranti arrivati dal mare. Una lotta per la dignità umana pagata anche a costo dell’emarginazione. Passata al cinema di fiction con Le ultime cose, nominato ai David di Donatello e al Globo d’Oro e vincitore di un Nastro d’argento SIAE nel 2017, Dionisio tocca un tema sotterraneo ma di prepotente attualità, quello del Banco dei pegni. Tra i mille volti che impegnano i propri averi, in attesa del riscatto o dell’asta finale, tre storie si intrecciano sulla sottile linea del debito morale, «un debito percepito come una colpa da un’umanità assuefatta alla normatività del denaro quale unico motore delle nostre azioni».

I tre titoli saranno disponibili nel catalogo di STREEEN! insieme a due lavori brevi firmati dalla regista torinese: il corto Le storie che saremo (2020), nato dalla riflessione di più autori (Daniele Atzeni, Marco Bertozzi, Claudio Casazza, Giulia Cosentino, Martina Melilli e Matteo Zadra) sui temi della pandemia, e la videoinstallazione Il mio unico crimine è vedere chiaro nella notte, risultato di un progetto artistico dedicato alla censura nella cinematografia italiana dal dopoguerra al 1998, anno in cui fu abolita.

LE ULTIME COSE (2016) di Irene Dionisio