Una sequenza trascinante, come non se ne vedeva nel genere dai tempo di West Side Story, apre La La Land, il musical in concorso di Damien Chazelle che dà il via alla 73esima edizione del Festival di Venezia.

Due i protagonisti, le cui storie si intrecciano come capita solo al cinema e nella città del cinema, Los Angeles: Mia è un’aspirante attrice che fa la cameriera, Sebastian un pianista jazz restio a qualsiasi compromesso. Entrambi vivono nel passato, lei nel sogno dei film con Ingrid Bergman e Humphrey Bogart, lui testardamente ancorato al suo amore per il jazz. Si incontrano grazie alla musica ed è attraverso le canzoni che si sviluppa la loro storia d’amore.

la la landChazelle va fin dall’inizio al cuore del genere, sfruttandone appieno le potenzialità, divertendo, emozionando, commuovendo. La mise en scene è pensata sempre in riferimento alla musica, anche nelle scene parlate, a cui il giovane regista (poco più che trentenne e con già alle spalle il successo di Whiplash) è riuscito a infondere ritmo, creando un mondo dove le parole, i gesti e la macchina da presa sembrano muoversi a tempo.

Ad aiutarlo Emma Stone e Ryan Gosling, che con due recitazioni diverse e complementari danno credibilità e sostanza ai loro personaggi, movendosi in equilibrio perfetto su un registro sentimentale mai esasperato né troppo raffreddato.

Il musical è per il regista l’unico genere capace di “descrivere cosa davvero significhi sognare, innamorarsi, essere sopraffatti dalla gioia, dal desiderio, dal dolore o dall’estasi” tanto da rompere le regole della logica e della realtà e rendere credibile che si possa cominciare a cantare e a ballare in situazioni comuni. Per questa il film è diviso in due, tra una prima parte dove si canta molto, perché sono forti e “pure” le speranze e le aspirazioni dei due protagonisti, e una seconda in cui la musica sembra finita, in cui la realtà della vita prende il sopravvento sulla dimensione onirica e ideale.

Il raggiungimento dei propri obiettivi, la trasformazione dei sogni in realtà non è infatti indolore, anzi frutto di scelte, anche dolorose. La musica e le canzoni rimangono invece il luogo privilegiato del sogno, del “come sarebbe potuto essere se”, della vita senza i compromessi, le rinunce, le separazioni.

Tutto nel film, dalle citazioni, ai costumi, alle location, gioca sulla contrapposizione e la sovrapposizione di passato e presente, di realtà e sogno. Anche nel finale queste due entità convivo perfettamente: La La Land diventa così un omaggio al musical classico e insieme la sua negazione, la definitiva conferma del suo essere altro rispetto alla vita reale, che non è per forza brutta o infelice, solo molto più difficile e complessa.

 

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