Torna in prima serata dal 26 aprile su Rai 1 La mafia uccide solo d’estate, serie nata da un’idea di Pif (Pierfrancesco Diliberto), ispirata all’omonima commedia del 2013 e giunta alla seconda stagione. 

Il piccolo Salvatore Giammaresi (Eduardo Buscetta) racconta, con gli occhi ingenui di un bambino, gli orrori della mafia e le disavventure del capofamiglia Lorenzo (Claudio Gioè), impiegato all’ufficio anagrafe, della madre Pia (Anna Foglietta), insegnate in attesa di una cattedra di ruolo e della svampita sorella maggiore Angela (Angela Curri). La voce fuori campo del bambino ormai adulto (doppiata dello stesso Pdf) risuona sullo schermo e intreccia le vicende dei Giammarresi con la dura realtà della Palermo degli anni ’70.

Alla fine della prima stagione la famiglia era in fuga dal capoluogo siciliano per la paura di una vendetta mafiosa: Salvatore ha assistito all’omicidio di Boris Giuliano e suo padre ha testimoniato al suo posto, non cedendo alla sicurezza dell’omertà. Pochi istanti prima che il traghetto parta però i Giammaresi decidono di non piegarsi alla paura, e di restare nella loro amata e disgraziata Terra.

La seconda stagione inizia con i protagonisti che cercano di tornare alla normalità quotidiana, Lorenzo però è seriamente preoccupato per l’incolumità della sua famiglia: teme che da un momento all’altro possano rimanere vittime di un attentato mafioso e così escogita svariati modi per tutelarsi.
La sua paranoia non è infondata infatti Totò Riina non intende far rimanere impunita la denuncia e ha già dato ordine di uccidere Lorenzo. La sentenza però verrà rimandata perché Cosa Nostra deve occuparsi degli uomini delle istituzioni che la combattono. Comincia l’epoca dei delitti eccellenti: i magistrati Cesare Terranova e Gaetano Costa e il Presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella.

La storia italiana fa da sfondo e allo stesso tempo condiziona le vicende personali di una famiglia comune che incarna pienamente il senso civico di quella parte del popolo palermitano che non si è piegato ai soprusi della mafia, pagando anche con la vita. Come l’albergatore Carmelo Iannì che fu ucciso nel 1980 per aver collaborato con la polizia contro Cosa Nostra.

I toni de La mafia uccide solo d’estate differiscono molto rispetto ai prodotti televisivi e cinematografici sullo stesso argomento, vedi Gomorra, ma anche altri prodotti della stessa Rai come la leggendaria Piovra o il recente Rocco Chinnici – è così lieve il tuo bacio sulla fronte.
Le parole chiave della serie sono leggerezza e ironia: i mafiosi sono smitizzati, spogliati di quell’aura temibile che li ha sempre accompagnati e risultano buffi, ignoranti, ridicoli, ma non sono macchiette perché appare molto chiaramente che sono la feccia della società. Il tanfo della mafia infesta e corrompe persino i cuori più puri: la dolce e onesta Pia si fa convincere dal fratello Massimo (Francesco Scianna), lacchè del boss Tommaso Buscetta (Sergio Vespertino), ad accettare una raccomandazione per diventare finalmente insegnate di ruolo. Questo snodo narrativo è molto interessante perché contravviene alle logiche solite della fiction della tv generalista che vogliono i protagonisti sempre impeccabili e nel giusto.

Gli sceneggiatori Michele Astori, Stefano Bises e Michele Pellegrini intrecciano in maniera efficace la realtà, spesso affidata ad immagini di repertorio, con la finzione rinnovando la memoria di tragici e lieti eventi storici del nostro Paese. Nelle prime due puntate vediamo gli omicidi del magistrato Terranova e del maresciallo Lenin Mancuso, ma anche il viaggio del presidente della Repubblica Sandro Pertini a Palermo per esprimere  vicinanza alle istituzioni e a Piersanti Mattarella nella sua difficilissima lotta per la legalità in Sicilia. Lorenzo assiste entusiasta a questo incontro e nasce in lui la speranza di una nuova era guidata da un uomo onesto e determinato.

La mafia uccide solo d’estate è un romanzo “popolare” che racconta le storie in cui tutti ci possiamo rispecchiare e aiuta a non dimenticare i fatti che hanno cambiato il nostro Paese. Da una parte, i primi amori, i problemi coniugali, i compromessi ai quali si è disposti a scendere per il proprio bene, dall’altra la Storia che fa il suo corso.
Il doppio binario narrativo viene riproposto da Luca Ribuoli anche nella regia con l’alternanza di sequenze ad alta tensione e di spaccati familiari sereni e rassicuranti, ma che comunicano in pieno il dramma di una società dominata dalla mafia.

La serie punta tutto sulla presa di coscienza e il coraggio di quelle persone comuni che hanno scelto di restare e lottare per un cambiamento, cercando di rispondere al piccolo Salvatore che chiede deluso al padre: “Davvero quelli come noi possono solo andare via?”.