Poeti, uscite dai vostri armadi spalancate le finestre, spalancate le porte, siete rimasti troppo a lungo nei vostri mondi chiusi…

Era il ’75 quando Lawrence Ferlinghetti buttava giù i versi di Manifesto Populista, come una luce accesa in un’epoca ancora molto poco illuminata e in cui ogni tutto era destinato a modificarsi.
A raccontare la vita del grande poeta, pittore, editore e creatore della libreria City Lights di San Francisco, ci hanno pensato Giada Diano ed Elisa Polimeni con il loro documentario Lawrence, prodotto da Garden Film che uscirà nelle sale il prossimo 9 dicembre.

Sono giornate soleggiate quelle in cui Ferlinghetti viaggia sul suo pick-up per le strade di San Francisco, fermandosi in quei luoghi per lui fondamentali: la sua libreria City Lights Bookstore aperta nei primi anni Cinquanta, la Bay Area, il suo studio a Hunter’s Point.

Lawrence racconta un viaggio durato novant’anni in cui il protagonista racconta sprazzi delle sue tante vite attraverso la sua spontaneità. Il ritratto di un poeta che ha interpretato la sua parte di uomo all’interno di un secolo saturo di eventi e, in cui dice la sua su democrazia, tematiche socio-culturali, socio-politiche e su quei poeti della beat generation raccontando e raccontandosi insieme a Jack Hirschman, Anne Waldman e Gary Snyder.

Lawrence è un documentario che trascende dal classico concetto di biografia per lasciare spazio al protagonista e ai suoi racconti. Ogni parentesi narrativa è scandita da una musica che accentua un certo sentimentalismo oltre che rimarcare tutto ciò che sta nella mente e nel cuore di Ferlinghetti. I luoghi diventano spunti utili a esternare momenti di una memoria che è oggi pilastro della cultura letteraria americana del secolo scorso, così ogni aneddoto va a dipingere pensieri e convinzioni di libertà culturale e democrazia.

Lawrence crea a poco a poco così come avviene con un dipinto: la naturalezza di ogni pezzo di vita è intervallata da spezzoni animati che plasmano il ritratto di un protagonista che con le sue molteplici esperienze ha – in modo più ampio – contribuito alla cultura americana senza dimenticare la ricerca delle proprie radici italiane.
Un documentario scorrevole e intenso, trascina lo spettatore in un epoca su cui ancora c’è tanto da dire e su un protagonista che – nonostante ci abbia lasciato lo scorso febbraio – continua a comunicare attraverso ciò che ha lasciato al mondo.