La famiglia è il nucleo più intimo della nostra società, l’epicentro della vita quotidiana. Il rifugio delle persone che più amiamo, il cerchio che tutto unisce, lo scrigno dei segreti più indicibili. Gabriele Muccino lo sa bene, ed ecco che a più di tre anni dall’uscita al cinema del film A casa tutti bene, premiato con il Nastro d’argento, il regista torna con un nuovo progetto. Muccino riprende i personaggi del film nell’omonima serie Sky Original, pronta a debuttare il 20 dicembre. Il primo episodio è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. In arrivo su Sky e Now, TV la serie sarà composta da otto episodi e prende ispirazione dai fatti introdotti nella pellicola del 2018.

Il protagonista della serie è la famiglia Ristuccia, da 40 anni proprietaria del ristorante San Pietro, impreziosito da una splendida vista sul Gianicolo, tra i più rinomati locali di Roma. Tra i gestori figurano Carlo, la sua compagna Ginevra e la sorella Sara, affiancati dai genitori Pietro e Alba. Suo fratello è partito tempo addietro per inseguire il sogno di lavorare nel mondo del cinema, in terra francese. Tuttavia quest’ultimo, reduce da uno sfiancante divorzio, torna a casa dalla sua famiglia senza nemmeno un soldo, privo di realizzazione professionale. Carlo dal canto suo vive una realtà altrettanto complessa, con una sfera sentimentale pregna di gelosia incontrollata. Un giorno un fatto di enorme gravità, rimasto segreto per decenni, fa saltare gli equilibri già precari della famiglia. I Mariani, un altro ramo della famiglia, chiedono una posizione di rilievo all’interno dell’attività in cambio del loro silenzio riguardo il terribile segreto che, se diffuso, potrebbe rovinare le sorti di tutti i Ristuccia.

Si parte con un cambiamento d’ambientazione. Se il film era ambientato ad Ischia, qui i fatti prendono luogo nella Capitale. La prima puntata è una versione meno tagliente ed empatica del lungometraggio, dove ci viene presentata la sua famiglia infelice. Tutto lascia pensare ad una svolta crime che verrà approfondita nelle puntate successive, visto l’intravedersi di sangue e strani ricordi macabri. Punto focale della storia sono ancora una volta le relazioni umane, i legami familiari e il sottile equilibrio che regna all’interno delle quattro mura domestiche. Largo spazio viene lasciato ai piani-sequenza, un po’ come nel film, al servizio di una regia pressante e irruenta.

In un panorama seriale nostrano che sta vivendo una fase di semi-transizione, A casa tutti bene di Gabriele Muccino può sicuramente rappresentare qualcosa di più di un semplice adattamento. È difficile giudicare la serie solo dal primo episodio, ma il regista sembra essersi adattato egregiamente ai canoni televisivi, con le solite giravolte attorno ai personaggi con la macchina da presa. Curioso come l’idea della serie fosse sin dall’inizio nella mente di Muccino, proprio come dice Marco Belardi, fondatore e amministratore delegato di Lotus Production:

Durante le riprese del film con Gabriele, ci siamo resi conto che i personaggi stavano prendendo vita sempre di più e avevano ancora tanto da raccontare di sé. Terminato lo shooting ci siamo adoperati immediatamente per realizzare un progetto seriale che potesse concretizzare l’idea nata sul set.