Può l’amore ormai perduto tornare, sotto nuove forme, nella vita di chi arranca, con un cuore spezzato? Come fare per abbandonarsi ai nuovi desideri se vecchie ombre di passione, provenienti dal passato, continuano imperterrite a bussare alla porta? A questi interrogativi prova a rispondere, con ironia e leggerezza, la commedia romantica francese Sidonie Au Japon, diretta da Élise Girard e presentata nel contesto delle Giornate degli Autori durante la 80ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

La storia prende luogo in Giappone, ai giorni nostri. Sidonie Perceval, una nota scrittrice francese, vive con rassegnazione la sua nuova vita da vedova, in seguito alla scomparsa prematura di suo marito, a seguito di un incidente stradale. Invitata in Giappone per la riedizione della sua opera prima, è accolta a braccia aperte dall’editore locale che l’accompagna a Kyoto, la città dei templi, dei santuari e della spiritualità.

Sorvolando su una reciproca diffidenza, i due consolidano gradualmente un legame confidenziale, e tra i fiori della primavera giapponese lei inizia lentamente ad aprirsi. In tutto ciò, il fantasma del marito vive imperturbato nei ricordi di Sidonie, che dovrà mettersi alle spalle il passato per lasciarsi amare di nuovo.

I pregi di questa pellicola ricadono soprattutto (verrebbe da dire unicamente) sulla scelta delle location, a tratti mozzafiato. Il Giappone, infatti, ricco di giardini splendidi e di paesaggi immacolati, non è una scelta casuale. È la terra degli spiriti, dove la leggenda vuole che i fantasmi entrino in diretto contatto con i propri cari. Questo, almeno, è ciò che nel film viene detto a Sidonie, qui interpretata da Isabelle Huppert. Ciò spiegherebbe i bizzarri e surreali dialoghi col suo defunto marito, intento a emergere sovente nei momenti più disparati, rammentandole il suo amore dall’aldilà.

Al netto di una premessa narrativa interessante, lo sviluppo è alquanto deludente. Trattasi di una storia fin troppo lineare, senza ramificazioni, senza svolte o sottotrame accattivanti. Si procede dritti, come treni in corsa, nonostante si sappia dal minuto uno dove si andrà a parare. Non danno una grande mano gli interpreti, specie la Huppert, qui alle prese con un personaggio anonimo, scialbo ed insipido. Paradossalmente, colui che sprigiona più vitalità dalla sua prova è August Diehl, nei panni del marito fantasma.

Élise Girard con Sidonie Au Japon fa un film confezionato come una caramella, incartata con una luminosa carta che arpiona l’occhio e l’interesse. Assaggiando la caramella, tuttavia, si prende atto della banalità, dell’assenza di sapore e di emozioni, della presa in giro della quale si è caduti vittima. Un lavoro inconsistente e dall’animo grigio, che si adorna con i colori stupendi di una terra magica, nel vano tentativo di mascherare il suo sterile, a tratti assente, contributo narrativo.