Ogni tanto Gabriele Muccino sente il bisogno di tornare a casa dalla sua trasferta americana: l’aveva già fatto nel 2010 per Baciami Ancora e lo fa adesso per L’estate addosso, presentato nella sezione Cinema nel Giardino di questo Venezia 73.

lestate-addosso-2Il ritorno non è tanto geografico, visto che il film è ambientato quasi tutto negli Stati Uniti e recitato per buona parte in inglese, quanto tematico: Muccino cerca di recuperare le atmosfere degli esordi, quelle che decretarono il successo dell’adolescenziale Come te nessuno mai (1999). Peccato che siano passati più di quindici anni da allora, ma il regista sembra non essersene accorto; la storia infatti suona vecchia, sorpassata, tanto che viene da domandarsi cosa ci facciano questi adolescenti anni ’90 con cellulari e televisori a schermo piatto.

Protagonista del film è l’adolescente Marco (Brando Pacitto) che dopo la maturità decide di lasciare il deprimente agosto romano per volare a San Francisco. Si troverà suo malgrado a dividere questa esperienza con la compagna di classe Maria (Matilda Anna Ingrid Lutz), retrograda oca con arie da prima della classe. I ragazzi finiranno ospiti di una coppia di giovani gay e tra i quattro si creerà un legame forte, che darà l’opportunità a tutti, e soprattutto ai due italiani in trasferta, di crescere e fare un passo avanti con le loro vite.

Tra bagni nell’oceano, corse a cavallo, viaggi a Cuba e pianti convulsi sotto la doccia il film infila un cliché dietro l’altro, pescando tra quelli degli italiani all’estero, dell’America da cartolina, dei gay belli e di successo. I protagonisti si muovono in questo mondo perfetto e pariolino, fatto di scuole private e gite in barca, dove i giovani scappati di casa non finiscono a fare i senzatetto ma i consulenti finanziari. In questo scenario le preoccupazioni economiche del protagonista sembrano essere messe lì solo per dare una parvenza di attualità alla vicenda.

lestate-addosso-3Funziona bene l’affiatamento tra gli interpreti (anche se non tutti all’altezza, in particolare Matilda Luz) ma
l’evoluzione dei loro personaggi è scontata e tagliata con l’accetta, i dialoghi artefatti e troppo costruiti. Il risultato è un film che scivola spesso nella retorica, anche a causa di una voce fuori campo tanto inutile quanto fastidiosa, che riesce a rovinare anche i rari momenti di autenticità.

Il problema di base sembra essere la mancanza nel regista di uno sguardo più vicino ai personaggi, di una vera empatia con la materia del film. Quello proposto da Muccino è il ritratto di un’adolescenza rivista attraverso gli occhi di un adulto, senza tenerezza o rimpianto ma viziato invece da una certa ruffianeria di fondo che guarda più al botteghino e agli argomenti di tendenza che a una reale necessità di raccontare.