Si posa leggera sul leone di Venezia la commedia adolescenziale Piuma, film italiano diretto da Roan Johnson già regista della fiction targata Sky I delitti del bar Lume.
Ferro (Luigi Fedele) e Cate (Blu Yoshimi) adolescenti senza pensieri, come è giusto che sia a quell’età, sono una coppia la cui unica preoccupazione è studiare per l’esame di maturità e organizzare un viaggio, che sia una “epopea”, subito dopo di essa.
La vita però si complica quando Cate scopre di essere incinta, come se non bastasse la situazione famigliare dei due li aiuta poco: i genitori di Ferro vogliono trasferirsi da Roma in toscana e hanno poco tempo da dedicare al figlio sognatore, mentre il padre di Cate è un adulto mai cresciuto, disoccupato e col vizio del gioco.
Insieme a queste pittoresche e sgangherate famiglie i due futuri genitori di Piuma affronteranno la gravidanza fino al lieto evento.
Nelle intensioni di Johnson, anche sceneggiatore, c’era senza dubbio quella di fare la versione italiana delle commedie indipendenti americane: molte cose ricordano in effetti una versione senza inventiva del capolavoro Juno (2007), ma Piuma è lontano anni luce dalla qualità del film di Reitman.
I personaggi di Piuma sono caratteri visti e stravisti tra cinema e televisione, basti solo pensare al filone dei “Moccia-movie” o ai primissimi lavori di Muccino, inoltre mancano di spessore psicologico: sono macchiette stilizzate che forzano il sottile gioco della risata alla romana per restituire una comicità unta come un pezzo di guanciale. Il film non ha nulla di raffinato, nonostante il tentativo di ricercatezza operato da Johnson e tutte le battute sono troppo dirette e sgraziate come nel peggiore spettacolo di cabaret.
Se i due giovani protagonisti riescono a strappare qualche sorriso, non si può dire lo stesso dei genitori di
entrambi o del nonno che troppe volte sono odiosi, ma se questo è voluto può essere considerato un punto di forza del film, peccato che non si abbia mai la certezza della volontarietà.
Il ritmo e la semplicità della messa in scena sono più adatti alla televisione che al cinema e si possono facilmente individuare i momenti in cui andrà la pubblicità durante la visione sul piccolo schermo.
Piuma poteva essere un buon prodotto italiano capace di rinfrescare le commedie adolescenziali tanto care al pubblico dello stivale, ma qualcosa nella scrittura e anche nella messa in scena è andato storto, sferzando il film di Roan Johnson verso l’alto, illudendo lo spettatore di trovarsi davanti a qualcosa di nuovo, per poi farlo precipitare nella solita ridanciana e troppo moralista vicenda italiana.

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