Luca Miniero torna al Sud ed al remake, ma questa volta porta in Italia una banda di assurdi poliziotti che ricalcano Kops, la demenziale pellicola svedese del 2003, per poi intraprendere una strada tutta italiana. Una commedia poliziesca in due puntate targata Sky Original, prodotta da Sky e Banijay Italia, in prima visione il 14 ed il 21 dicembre su Sky Cinema ed in streaming su NOWTV. Cops – una banda di poliziotti, aggiunge un tassello alle produzioni comiche nostrane sporcandosi appena di crime.
COPS-Una banda di poliziotti: trama della commedia d’azione di Luca Miniero per SKY

Dopo il fortunoso destino delle Sky Collection (I Delitti del BarLume di Eugenio Cappuccio prima e Roan Johnson poi) Luca Miniero arricchisce il pacchetto Sky con questa storia in due appuntamenti e già sappiamo si stia preparando una seconda stagione.
Il cast, ben assortito ed eterogeneo, cammina sul filo della comicità, ma con un piede sempre nel surreale. Capitanati dal Commissario Cinardi, un Claudio Bisio per la prima volta in alta uniforme, gli improvvisati poliziotti si prestano a gag che ci ricordano la saga di Scuola di Polizia, ma anche Fracchia la belva umana con Villaggio e Banfi, con gli sportelli delle volanti che sbattevano.
Con un passato memorabile ed un curriculum da fare invidia, Cinardi viene trasferito in un tranquillo commissariato del Sud Italia (con un set itinerante tra Nardò, Lecce e San Vito) dove conta i giorni che lo separano dalla pensione e dalle Canarie. Ad accoglierlo, in questa ipotetica città di Apulia, letteralmente la più tranquilla del mondo, troviamo una banda di scapestrati che di polizia ha solo la divisa. Prima tra tutti, l’unica donna poliziotto di Apulia, Maria Crocifissa, una Giulia Bevilacqua che avevamo già visto in uniforme in “Distretto di polizia”, ma che qui, con un calcatissimo accento barese è eccentrica ed esasperata, orgogliosa dei suoi ciambelloni e madre di due figli, se non contiamo suo marito Nicola. Detto “O’ sicc”, Nicola è Pietro Sermonti, un ex playboy con qualche chilo di troppo che ha deciso di fare della sua vita un inno alla tranquillità: un bambino mai cresciuto con un fetish per le droghe che rifugge ogni tipo di responsabilità. Accanto a loro c’è il giovane Tommaso, Guglielmo Poggi con una cresta color platino, unico gay dichiarato di Apulia che sembra essere anche l’unico omofobo del paese. A chiudere la sgangherata combriccola c’è il cosiddetto Benny The Cop, un iper caratterizzato Francesco Mandelli che fa da raccordo tra la versione italiana e l’originale svedese, con la sua fissazione per le serie crime americane, tanto da comportarsi come un poliziotto del bronx, per poi trovarsi la sera a tavola con sua nonna.
Ad incrinare gli equilibri dell’ozioso commissariato del Sud, giunge sulla scena un’integerrima Stefania Rocca, unica poliziotta dedita al lavoro, che ha il compito di comunicare la chiusura del comando di Polizia per il tasso inesistente di criminalità in città, per poi finire anche lei invischiata nelle assurde dinamiche della banda. È da qui che prende le mosse la serie di Miniero, con il cast che tenta, con modi tutt’altro che ortodossi, di compiere crimini per evitare la chiusura del commissariato ma, ovviamente, la situazione non farà altro che degenerare. A complicare le cose, e sicuramente a renderle italianissime, ci sono Dino Abbrescia nei panni del temuto criminale Zu Tore, latitante in pensione diventato proprietario di un chiosco di panini, ed il suo antagonista Anaconda, un Giovanni Esposito ossessionato dal potere e da Apulia.
COPS-Una banda di poliziotti: recensione della commedia d’azione di Luca Miniero per SKY

L’idea di base che arriva dalla Svezia è, in sostanza, un trampolino di lancio, una prima puntata remake che apre la narrazione, per poi lasciarla andare ad un tono molto più nostrano. Se nel Kops di Josef Fares la cittadina era semplicemente tranquilla e priva di crimini, qui Miniero decide di dare al pubblico una spiegazione al silenzio, piazzando la criminalità organizzata sulla scena, ma dando anche a questa toni tremendamente comici.
Si è quindi partiti da un’idea delirante, un concept molto semplice, per creare un prodotto autonomo che si discosta pian piano dall’originale, regalandoci una seconda puntata più caratterizzata, sensata e godibile della prima. La narrazione affianca, come per ogni crime che si rispetti, un piano orizzontale, che vedremo svilupparsi nelle puntate che verranno, ad uno verticale, con l’entrata in scena di nuovi personaggi già annunciata dallo stesso regista.
Il cast è certamente il valore aggiunto di questa commedia corale, con un gruppo ben assortito di attori decisamente a proprio agio sul set, che cercano di soddisfare la volontà di Sky d’imporre il suo nome anche nella produzione comedy, un discorso analogo al percorso che la piattaforma ha già affrontato per il genere drammatico, con la produzione della serie Gomorra e perseguito con Il Miracolo e ZeroZeroZero, ovviamente con temi e sentimenti agli antipodi.

Nel Cops italiano infatti si ride e ci si lascia affascinare dalle ambientazioni pietrose del Salento che regalano alla produzione immagini meravigliosamente chiare con strade silenziose che stridono sotto le ruote impazzite della volante di Benny The Cop. Sicuramente, c’è da dire che, l’elemento assurdo pervade le puntate, con citazioni della pellicola originale e cliche tipici del genere, con intere sequenze nosense che vengono giustificate con l’elemento onirico, frutto della testa esaltata del Benny di Mandelli, ossessionato dalle armi e da quelle piogge di pallottole tipicamente americane, con cui ben si sposa la sua interpretazione dove sembra essere il doppiatore di se stesso. L’originalità della produzione, almeno in territorio italiano, andrebbe premiata, quantomeno per un discorso pionieristico e d’innovazione di genere ma, attendiamo la seconda stagione sperando che Miniero si discosti il più possibile dall’originale svedese di Josef Fares, per continuare una narrazione più improntata alla commedia e meno alla comica, essendo le sequenze omaggio al Kops svedese, le uniche difficili da digerire e da giustificare all’interno della divertente storia.
