Dopo essersi aggiudicato il Premio della giuria nella sezione Un certain regard al Festival di Cannes nel 2023, Noir Casablanca (Les Meutes), film d’esordio del marocchino Kamal Lazraq, arriva in concorso con le sue atmosfere thriller alla 17° edizione de L’Aquila Film Festival.

Fin dall’inizio, accanto alla carcassa di un cane, è ben chiaro che Noir Casablanca non condivide nulla (se non parte del titolo) con il capolavoro semi-omonimo di Michael Curtiz. Difatti, il romanticismo hollywoodiano di Bogart e Bergman viene soffocato nei bassifondi della città all’interno della quale, tra delinquenza e povertà, riecheggia vagamente, invece, la crudezza del Dogman di Garrone.

La pellicola di Lazraq segue Hassan, un piccolo malvivente della città marocchina, che, costretto a coinvolgere suo figlio Issam (entrambi attori non professionisti proprio come il protagonista del film nostrano), deve eseguire un rapimento per conto del capoclan Dib. La vendetta per l’uccisione del cane di quest’ultimo, perpetrata non senza problemi dalla coppia, si tramuterà in una disperata corsa contro il tempo per rimediare ai propri errori prima che sorga il sole.

Centrale in Noir Casablanca è proprio la notte che, buia e torbida come il genere da cui il titolo italiano, scolpisce le espressive rughe di Hassan tra ombre e lame fendenti di luce. La dimensione nottambula e oscura (penetrata nevralgicamente da una macchina da presa insistentemente a spalla) è necessaria, e assolutamente riuscita, per questo thriller asfittico, sì privo di idealizzazioni, ma non di una sottile ironia nera.

Così, non è l’inquietudine sfociante nell’action (spesso presente nel genere e a cui a volte sembra falsamente tendere) a caratterizzare la pellicola, bensì la pellicola intende mettere in scena l’affresco sociale di una criminalità dilagante.

Dall’atmosfera irresistibile, Noir Casablanca si dimostra un ottimo film di genere, ma soprattutto un’eccellente opera prima per il promettente Kamal Lazraq.