La 74ª edizione del Festival del cinema di Berlino si è aperta con con la prima mondiale di Small Things Like These diretto da Tim Mielants con il premio Oscar Cillian Murphy, all’epoca fresco di Golden Globe per la sua interpretazione di Robert Oppenheimer.

Di questa intima pellicola che racconta una pagina nera dell’Isola di smeraldo, l’attore ne è anche produttore insieme a Ben Affleck e Matt Damon.
La coprotagonista Emily Watson è stata premiata con l’Orso d’Argento per la sua intensa interpretazione. E’ stata la prima volta che un film irlandese abbia aperto la Berlinale.

Venerdì 25 ottobre la pellicola sarà proiettata in anteprima per il pubblico alla Festa del Cinema di Roma. Arriverà nelle sale italiane il 28 novembre col titolo Piccole cose come queste

Small things like these è basato sull’omonimo romanzo storico di Claire Keegan, edito in Italia come Piccole cose da nulla.
L’adattamento per il grande schermo è stato affidato allo sceneggiatore, drammaturgo e regista irlandese Enda Walsh, che collabora da decenni con Cillian Murphy. Fu proprio lui, più di vent’anni fa, a battezzare la sua carriera teatrale con Disco Pigs, nato come spettacolo e poi diventato un film.

Small Things Like These riaccende i riflettori sul trauma collettivo delle Magdalene House, ovvero delle residenze-prigioni di proprietà della Chiesa Cattolica attive dal 1820 al 1996 in Irlanda. In questi riformatori venivano recluse a vita donne “peccatrici” per espiare le proprie colpe. Per lo più erano ragazze incinte o nubili che venivano trattate come delle vere e proprie schiave, costrette a lavorare gratuitamente in lavanderie infernali. Totalmente isolate dall’esterno, queste giovani venivano anche spersonalizzate dalle suore.  Spesso perdevano il proprio nome e venivano chiamate semplicemente “child”. Venivano torturate, punite, costrette a turni massacranti con viveri al limite del disumano e senza un letto caldo in cui dormire.

Questa storia era già stata portata sul grande schermo nel documentario di Steve Humphries del 1998 Sex in a Cold Climate, ma i cinefili festivalieri si ricorderanno di quest’ oscuro dramma irlandese grazie al film vincitore del Leone d’Oro al Festival di Venezia del 2002, il controverso Magdalene di Peter Mullan.

<<Tutti in Irlanda conoscono questa storia. Penso che quello che è successo allora, la Chiesa lo stia ancora elaborando. E l’arte può essere un balsamo per queste cose, può aiutare. Questo, e non i tappeti rossi, è il motivo per cui ho deciso di diventare un attore. Quella vicenda resta un trauma collettivo e una grande vergogna, in particolare, per le persone di una certa età che quelle cose le hanno vissute. E poi ci sono ancora tante domande sulla complicità, il silenzio che hanno fatto da scudo a questa triste storia. […] L’Irlanda sembra un paese completamente diverso adesso, ma gli eventi del film si svolgono a memoria d’uomo. È un piccolo libro, ma non una piccola storia, né politicamente né emotivamente, e non per me”. >> – Cillian Murphy

Small things like this: trama

1985: qualche giorno  prima di Natale in un paesino della contea di Wexford, Irlanda. Bill Furlong (Cillian Murphy) ha una moglie e cinque figlie ed è il titolare di un’azienda di carbone che sta girando col suo furgone per consegnare i rifornimenti necessari a combattere il gelo. Tra i clienti c’è il convento del paese, a cui Bill recapita sacchi di carbone sulle sue stesse spalle, lasciandoli nel cortile. Bill si trova faccia a faccia con la dura Sorella Mary (Emily Watson) il cui convento nasconde segreti oscuri e inquietanti. La sua reazione a questa scoperta lo costringe ad affrontare alcune dure verità sul convento, la sua città natale  e la sua stessa vita.

<<La portata di qualsiasi progetto è secondaria: conta sempre la qualità della scrittura>> – Cillian Murphy su Small Things like These

E proprio per la scrittura della sua prima opera prodotta, Murphy non poteva che scegliere Enda Walsh. Con lui aveva già collaborato nelle opere teatrali Misterman (2011), Ballyturk (2014), Il dolore è una cosa con le piume (2019) e per il suo esordio sul palcoscenico, Disco Pigs (1996). La scrittura di Walsh è molto particolare e, a volte, rasenta l’astratto. Ma, a differenza del suo solito stile, per la trasposizione cinematografica del romanzo della Keegan ha optato per una scrittura asciutta, scarna, ma allo stesso tempo cristallina, adattandosi perfettamente alla prosa dell’autrice.

Walsh ha colto al volo l’opportunità di lavorare di nuovo con l’attore e ha affermato:

Cillian non permette che le cose diventino generichecome fanno molte persone in questo settore – quindi finisci per rimanere deluso di non aver fatto esattamente il lavoro che volevi fare. Come produttore ha fatto delle scelte eccellenti durante il montaggio, oltre a mettere insieme un cast e una troupe davvero eccezionali”.

A proposito di cast, impossibile non spendere qualche parola di elogio a Emily Watson, straordinaria nei panni della malvagia madre superiora del convento. Fa decisamente mille volte più paura lei di qualsiasi sorella della saga di The Nun! La moglie di Bill, invece, è interpretata da Eileen Walsh, che ha recitato con Murphy in Disco Pigs sul palco. Una reunion dopo 27 anni fortemente voluta dall’attore, perché ritiene che sia davvero d’aiuto riunire le energie e l’empatie di due interpreti che hanno già lavorato insieme. Quella fiducia e quell’amicizia vengono trasportate sullo schermo. Questo fa comodo sia al cast artistico che a chi dirige.

In Small things like this, si è scelto di affidare il racconto al non detto. La violenza viene solo accennata.  I conventi non sono accessibili allo sguardo dello spettatore. Ma è sul volto del magnetico Cillian Murphy che captiamo il dolore e il malessere delle Magdalene House. L’attore, sapientemente diretto da Tim Mielants con cui ha già lavorato nella terza stagione di Peaky Blinders, fa un lavoro di sottrazione. I suoi silenzi, le sue lacrime, raccontano più di qualsiasi parola o immagine all’interno del regno del male cattolico in suolo irlandese. Il regista ha deciso di non percorrere la via della polemica, ma racconta questa storia sottolineando gli orrori avvenuti in quegli anni, senza alzare mai troppo la voce. Peccato, perchè quell’istituzione religiosa è rimasta impunita per anni e magari il bisogno di urlare c’era.

Al centro della storia per Mielants c’è il dolore. Quello di un uomo di mezza età che cerca di affrontarlo e che  lotta per fare la cosa giusta.  La cinepresa si concentra sul volto di Murphy, offuscato dalla vergogna per aver assistito a qualcosa che non dovrebbe dovuto vedere. Si legge la sua consapevolezza tormentata che sta accadendo qualcosa di tremendamente ingiusto. Il regista utilizza lunghi pianisequenza, carrelli, pedinate del protagonista per mostrarci quelle “piccole cose” del titolo che fanno la differenza.

Per far luce su questa buia vicenda irlandese, mette in scena un intimo racconto d’ un uomo che si muove sempre nell’ombra. Una persona qualunque, magistralmente interpretata da Murphy che è il faro di questa pellicola. E’ superbo nel ruolo, sottile e fisico, tendente ai silenzi e ai gesti. Basta qualche fotogramma del film per capire quanto l’attore abbia desiderato interpretare Bill.

Cillian Murphy sul set diretto da Tim Mielants

<< Mi sono innamorato del libro. Volevo così tanto interpretare la parte di Bill. E così, ho pensato, beh, la cosa migliore da fare allora è vedere se Claire ci darà i diritti e vedere se riusciamo a mettere insieme una squadra.>> – Cillian Murphy

E, in effetti, c’è riuscito. Quella squadra include anche l’Artists Equity ( la casa di produzione di Ben Affleck e Matt Damon )  che ha finanziato il film dopo che Cillian Murphy ha incontrato Damon  sul set di “Oppenheimer” di Christopher Nolan. Il suo primo lungometraggio, in questa nuova veste, è tenero e  discreto. Un pungente promemoria per non dimenticare  gli orrori del passato senza eccessivi sentimentalismi. “Little things like this” lancia la Big Things Films,  la produzione fresca di fondazione dello stesso Murphy insieme al suo collaboratore e partner di lunga data, Alan Moloney.  Grandi cose per “piccole” cose, insomma. E sono proprio grandi cose che ci aspettiamo da questo talento d’Irlanda. Ormai non solo come attore… ma anche come produttore.