L’esordiente Dougal Wilson dirige Paddington in Perù, terzo capitolo cinematografico della saga sul celebre orsetto britannico nato dalla fantasia dello scrittore Michael Bond alla fine degli anni Cinquanta.

Il primo film sull’amabile personaggio risale a dieci anni fa, con firma di Paul King, qui ci venivano raccontate le origini del simpatico orso dal montgomery blu e il berretto rosso che subito ha fatto breccia nel cuore degli spettatori tanto da spingere la produzione e lo stesso King a realizzare due anni dopo un seguito: Paddington 2, capace di scalzare addirittura Citizen Kane (Quarto Potere) come film con il punteggio più alto su Rotten Tomatoes.

Tante aspettative quindi per Paddington in Perù prodotto da Studio Canal, Columbia Pictures, Kinoshita Group e Heyday Films e distribuito nelle sale italiane da Eagle Pictures dal prossimo 20 febbraio.

Paddington in Perù: trama del film

Divenuto ormai cittadino britannico, Paddington si accinge a preparare il suo passaporto tentando goffamente di farsi scattare una foto dalla macchinetta automatica.
Tutto sembra svolgersi al meglio per l’orso, fino a quando non riceve una lettera dalla Reverenda Madre (Olivia Colman) della casa di riposo per orsi in cui gli si comunica che sua zia Lucy ha problemi di salute e potrebbe peggiorare.

Così Paddington e la famiglia Brown decidono salire su un aereo alla volta del Perù e raggiungere zia Lucy. Una volta arrivati alla casa di riposo, scoprono che zia Lucy è misteriosamente sparita e nella sua camera sono rimasti soltanto un braccialetto e i suoi tondi occhiali.

Nell’ispezionare la stanza di zia Lucy, Paddington trova una mappa che lo porta ad addentrarsi nella foresta amazzonica. Appena partiti per Rumi Rock, Paddington e i Brown si imbattono nel cacciatore di tesori Hunter Cabot (Antonio Banderas) e in sua figlia Gina (Carla Tous).
Hunter è convinto che Paddington sia in possesso delle informazioni per raggiungere il mitico tesoro della città di El Dorado, ma cosa può essere per un orso il miraggio di El Dorado?

Paddington in Perù: Il buon Paddington all’insegna dell’avventura

Paddington in Perù non è solo il racconto di un’avventura selvaggia a zonzo per la inospitale foresta amazzonica, è anche la storia della forsennata ricerca di una figura chiave del protagonista: zia Lucy, il un punto di riferimento centrale nella vita di Paddington, colei che gli salva la vita e gli fa da madre.

In Paddington 2 vi era la drammatica scena in cui il protagonista, ancora cucciolo, allontanatosi dal branco per cercare di raccogliere un’arancia matura, finisce quasi risucchiato dalle rapide e tratto in salvo all’ultimo. In questo sequel viene riproposta e diventa il fil rouge dell’intero racconto portando alla luce il passato del coccoloso eroe.

Gli altri punti in comune con i precedenti capitoli sono i temi di uguaglianza e inclusività familiare, conditi con una buona dose di determinazione e altruismo.
Paddington in Perù è un ritorno alle origini, una ricerca di sé stesso smodata e rocambolesca che si ritrova all’interno di un’avventura scorrevole, ricca di spontaneità e con piccoli sprazzi di suspense; caotico e divertente, il film si differenzia dai suoi predecessori principalmente per la sua ambientazione più esotica.

Un significativo contributo all’interno lungometraggio è dato dagli stravaganti personaggi interpretati delle guest star Olivia Colman e Antonio Banderas, fondamentali per lo sviluppo narrativo e di sicuro impatto scenico e visivo.
Parliamo rispettivamente di una Reverenda Madre che cela delle verità dietro il suo atteggiamento passivo-aggressivo e di un aspirante cercatore di tesori (chiara citazione, non solo nel look, a Fitzcarraldo) che tenta di assecondare l’avidità dei suoi antenati mettendo le mani su un fantomatico tesoro.

I Brown non sono solo elementi di contorno della storia, ma nel loro arco narrativo diventano un nuovo cardine di sicurezza per Paddington mutando la loro prospettiva di famiglia bene inglese per lasciarsi trasportare dagli eventi, tanto che Henry Brown si scopre più coraggioso del previsto.

Paddington in Perù è una commedia che, pur essendo realizzata per un pubblico molto giovane, funziona anche per gli adulti grazie all’autenticità e la credibilità dei sentimenti portati in scena. Il mondo reale è riprodotto senza retorica e presto ci si dimentica della natura genetica del protagonista, dimostrando che non servono grandi proclami per vincere la battaglia dell’inclusività.

La saga cinematografica di Paddington continua ad essere eccezionalmente viva, sia per temi sia per linguaggio. Questa volta l’avventura è in un posto lontanissimo e c’è molta più azione che, tra una caduta goffa ed una tenera espressione, scopre un finale così potente da essere universale: la vera El Dorado per cui vale la pena rischiare tutto è ciò che ci fa stare bene, anche un semplice e dolcissimo barattolo di marmellata d’arance.