È una toccante storia di infinito amore paterno quella raccontata da Uberto Pasolini che scrive e dirige Nowhere Special – Una Storia d’Amore, film – ispirato a una storia vera – presentato nella sezione Orizzonti dell’edizione 2020 del Festival del Cinema di Venezia e che uscirà nelle sale il prossimo 8 dicembre.

Ambientato in una piccola cittadina inglese, Nowhere Special – Una Storia d’Amore racconta uno stralcio di quotidianità della vita di John (James Norton), lavavetri e padre del piccolo Michael (Daniel Lamont) di soli quattro anni. Dopo essere rimasto solo con il figlio, John scopre di non aver la possibilità di lottare contro una malattia terminale e così inizia a cercare una famiglia adottiva per Michael.
La ricerca si trasforma in un bisogno necessario volto a trovare il meglio per il proprio figlio, tutto si trasforma quasi in una missione ultima per il protagonista che – allo stesso tempo – deve coesistere col poco tempo che gli resta da vivere e con il peso di non poterlo accompagnare nel percorso della crescita.

Nowhere Special – Una Storia d’Amore non si nasconda dietro escamotage narrativi o visuali, ma racconta la cruda realtà di un’esperienza tendenzialmente traumatica con una certa naturalezza, senza artifici narrativi, ma con alcuni lunghi piani sequenza.

Lo spettatore è catapultato in uno stato di quasi empatia totale all’interno del quale si presenta anche qualche sfuggente sorriso dato dalla spontaneità di Michael e dall’esperienza della ricerca. Infatti, basandosi sul concetto che per un genitore nulla è abbastanza per il proprio figlio, trovare una famiglia adottiva si rivela complicato, tanto che i due protagonisti si trovano di fronte a personaggi con qualche peculiarità.
Il rapporto tra i protagonisti è fatto di poche parole, sono le azioni reciproche a mostrare il legame che li unisce e l’inevitabile cambiamento che sta lì, dietro l’angolo ad attenderli.

Nowhere Special – Una Storia d’Amore si articola sulla dinamica del viaggio inteso come un’avventura psicologica fatta di alti e bassi in cui è visibile il senso di malinconia e impotenza che ricopre ogni cosa. La storia non gioca su alcuna pretesa o morale, nonostante tratti tematiche incredibilmente delicate, ma si articola nella sua estrema semplicità trattando il tutto con estrema dignità.

Si ha la sensazione di essere proprio al di fuori di una narrazione che si mostra nella sua piena essenzialità: non si fa in tempo a pensare alla commozione poiché la piena attenzione dello spettatore è focalizzata sui protagonisti, che riescono egregiamente a conferire estrema naturalità alla storia.