Una volta (almeno fino agli anni ’80) c’era tanto cinema e anche tanti film importanti, film in cui gli autori esprimevano la loro visione del mondo o comunque cercavano di interpretare eventi storici epocali.
Una volta era il cinema ad influire sulle altre arti e ad animare riflessioni di tipo filosofico e sociale sullo stato delle cose esistente (ricordiamo il tema della “incomunicabilità” reso popolare da Antonioni con opere come L’eclisse e L’avventura), cosa che adesso non avviene più a causa di una regressione a puro intrattenimento e a causa del prevalere delle ragioni del mercato su quelle artistiche.

Nei casi migliori gli sguardi dei registi risultano frammentati e privi di una felice sintesi poetica, con l’effetto che cinema sposa varie cause civili e sociali con un taglio da documentario di denuncia o di testimonianza che meglio si addice alle inchieste televisive.

Il paradosso è che oggi esiste in giro tanto cinema ma non esistono più film degni di questo nome in quanto espressione di uno sguardo d’autore sul mondo, uno sguardo affidato anche ai generi cari al grande pubblico (i western di Leone e i noir di Tarantino insegnano).
La riprova di questa polverizzazione è data dal proliferare di dieci, cento mille festival che esistono in ogni dove nel nostro paese ciascuno dedicato a una specifica categoria sociale, umana,razziale, geografica e sessuale e ciascuno promosso dalle singole associazioni pro-loco brave a inventarsi ogni pretesto possibile per avere un festival a casa propria.

A restringere lo sguardo del cinema è stato anche l’avvento dei multisala che hanno sostituito quelle grandi sale che una volta erano il luogo del sogno e dell’evasione per ogni tipo di pubblico incantato dalle immagini che scorrevano sullo schermo (La rosa purpurea del Cairo e Nuovo Cinema Paradiso).

La verità e che oggi anche se il grande cinema è morto e il suo ruolo di narratore è stato ereditato dalle lineari serie televisive sono sempre le sue immagini evocative a restare sedimentate nel nostro inconscio filmico, immagini come lo slittino di Quarto Potere, l’apparizione del Rex in Amarcord, la giostra impazzita in L’altro uomo e la scatolina blu di Mulholland Drive.
Immagini dal profondo che vorremmo rivedere in qualche film di un qualche nuovo poeta del cinema non globalizzato.