E’ stato di questi  primi giorni di marzo il debutto a Roma dello spagnolo El circo de los orrore, il grande show gotico fondato nel 2007 da Suso Silva che riunisce sotto il tendone diavoli,vampiri e mostri in uno spettacolo dove risate e paura si mescolano nella migliore tradizione di quell’umorismo nero che permea l’arte iberica da Goya in poi e che nel cinema ha avuto i suoi esponenti illustri in registi come Bunuel prima e de la Iglesia  dopo. Pazzi omicidi e creature delle tenebre si aggirano tra gli spettatori in un macabro happening  che alterna realtà e finzione in uno scenario reso spaventoso da pagliacci lanciatori di coltelli e da insidiosi attrezzi mortali degni di Poe come ghigliottine, gabbie e altre truccherie dagli effetti adrenalinici. Sempre di questi giorni è stato anche il gran riparlare di altri orrori, quelli di un certo mondo romano di nobili e di affaristi e di artistoidi, rappresentati sullo schermo da Sorrentino nel suo fascinoso affresco La grande bellezza e che adesso sono di nuovo oggetto di commento dopo che il film ha  appena vinto l’Oscar come migliore titolo straniero (tra il plauso di tutti, anche di  quelli che lo avevano  criticato all’epoca della sua uscita). La differenza tra i due tipi di orrori è che quelli allestiti nel circo spagnolo  sono rutilanti e burloni, mentre quelli  mostrati nel film  sono davvero di una bellezza funerea, in linea con quella antica tradizione della poesia mortuaria in auge a Napoli nel Seicento ( di cui furono esponenti tra gli altri Ciro di Pers e Paolo Zazzeroni) alla quale il partenopeo Sorrentino  si era già certamente ispirato nel girare Il divo con il suo Andreotti-Nosferatu.

Passando dalla finzione scenica alla realtà, sempre in questi giorni in un altro teatro, quello della nostra politica, si respira un clima che ricorda quello tipico della “tragedia degli orrori” messa in scena nel Cinquecento dal commediografo Giraldi Cinzio e basata su  tradimenti, pugnalate e vendette attuate in segreto nelle italiche corti. Finchè questa materia resta confinata nel perimetro della sola horror comedy ci si può anche divertire, a patto che essa non prenda la strada di uno splatter  privo di quella risoluzione catartica che offre nei film . Nel circo della politica a far paura più che gli onorevoli burattini in parlamento devono essere i nuovi dottor Mabuse che agiscono nell’ombra con la complicità dei pennivendoli al loro soldo. In tempi di politica-spettacolo è sempre meglio avere a che fare con i figli di Pulcinella che con quelli di Caligari.