Può la ricerca di un quinto sapore sostituirsi alla ricerca di qualcosa di più astratto e importante? È ciò che tenta di fare il protagonista dell’ultimo film di Angelo Frezza dal titolo Umami – Il Quinto Sapore, prodotto da G&E, pronto all’uscita per il prossimo 9 dicembre.

Alessandro (Angelo Orlando) è un critico enogastronomico mentre Anna (Karin Proia) è un’editrice che fatica a tenere in piedi la sua attività. Quest’ultima ha abbandonato ogni possibilità di comunicazione reciproca dopo essere stata abbandonata all’altare. Mentre Alessandro – a causa del suo grave stato di salute – vede in Matteo (Enrico Oetiker) un ottimo assistente e collaboratore, Anna si ritrova a fare i conti con la morte del fratello e con i problemi che affliggono la nipote adolescente Nina (Dafne Scoccia).

Il film tendenzialmente pensato come commedia, si allaccia trasversalmente al dramma con tanto di lieto fine.
Umami – Il quinto sapore rappresenta un palco su cui gli equivoci e i sentimenti prendono parte, ma si consumano troppo velocemente senza lasciare allo spettatore il tempo di metabolizzare vicende e dinamiche. Di per sé l’idea non è da accantonare se non fosse per la (troppa) leggerezza con cui il film si approccia a tematiche importanti. Queste ultime sembrano toccate solo di sfuggita, nonostante facciano da perno non solo alle vicende personali dei protagonisti, ma anche alla narrazione stessa.

In Umami – Il quinto sapore si riescono a carpire facilmente alcune azioni e sentimenti che vengono lasciati intendere senza offrire un giusto spazio, o semplicemente una parentesi adeguata.
I dialoghi mancano un po’ di mordente e lo spettatore si ritrova a fare i conti con una velocità narrativa che, per una prima parte del film, pone la sensazione di vedere qualcosa di frammentato. Tutto ciò è rimarcato da un montaggio fatto di stacchi frequenti che donano una eccessiva immediatezza al compimento dell’azione e non danno possibilità di comprensione. Gli stessi equivoci propri di una commedia – che potrebbe anche essere romantica – mancano di quella spontaneità che sta a metà strada tra realtà e finzione.

Per riallacciarsi alla domanda iniziale, Alessandro ricerca la propria felicità così come sente il bisogno di scovare il quinto sapore, quasi come a raggiungere una dimensione perfetta… Ma la perfezione spesso non appartiene al mondo reale, ma al cinema – in teoria – si.