Un film in cui l’arte contemporanea è la vera protagonista, un noir originale in tre parti, raccontato da Alessio Della Valle che scrive e dirige la sua opera prima: American Night.

Il film è prodotto da MARTHA PRODUCTION, PEGASUS QMI e RAI CINEMA e distribuito da 01 Distribution. Presentato in anteprima alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia, è in sala dal 19 maggio.

È la Hot Pink Marilyn a scatenare possesso, rabbia, avidità e vendetta. Un’icona della cultura pop in grado di indirizzare il neo boss della mafia newyorkese Michael Rubino (Emile Hirsch) a voler aspirare ad una carriera nell’arte. L’ambizione è – però – destinata a lasciare il posto all’avida e disperata ricerca della Marilyn Rosa, che porterà Micheal a incrociarsi con John Kaplan (Jonathan Rhys Meyers). Quest’ultimo è il migliore trafficante di opere d’arte in circolazione, in grado di riconoscere ogni tipo di falso. È perdutamente innamorato della restauratrice del Museo Panofsky Sarah Flores (Paz Vega) e punta ad avere una sua galleria d’arte.
John per un attimo riesce pure ad esaudire il suo desiderio, ma tutto sfuma “per colpa di Marilyn”. Sarà costretto a vedersela con Michael mettendo a rischio ogni cosa, poiché in un mondo dominato dalla violenza e dall’avidità tutto diventa effimero.

American Night è positivamente sconcertante e inchioda lo spettatore alla poltrona con le sue connotazioni “pop-noir”. Il film si pone come un neo noir pseudo-tarantiniano in cui è presente un continuo richiamo ad all’arte contemporanea, sia dal punto di vista narrativo che visivo.
American Night – come sostiene Fortunato Cerlino che veste i panni del corriere Shakey –

«non è un film che conforta, è un film che chiede allo spettatore di essere partecipe. Senza uno spettatore attivo non può esistere, così come accade nell’arte».

L’arte è sicuramente il vero filo conduttore della storia che si sviluppa in tre parti ben articolate. Esse si incrociano le une con le altre, dando vita ad una struttura narrativa che alla fine risulta coerentemente circolare, in cui ogni tassello si pone nella giusta posizione volta a svelare la verità.

American Night, nella sua struttura ibridata di generi, sposta lo spettatore avanti e indietro nella storia giocando con un’estetica che richiama quei chiaro scuri fedeli al genere noir e un “action” tipico del thriller.
Piazzando i personaggi all’interno di una New York mista di colori al neon e notte fonda, fatta di quella freddezza derivata dalla luce artificiale, il regista si sofferma a evidenziare i tratti più oscuri dei due protagonisti facendo emergere il contrasto interno vissuto da John: un protagonista in una doppia veste che si rivela solo sul finale.

American Night pone continuamente il dubbio nello spettatore senza permettergli di avanzare ipotesi su un breve sviluppo di storia. Come un thriller che si rispetti niente deve essere dato per scontato, poiché anche dietro un comune poster di Robocop potrebbe celarsi un’opera che vale milioni di dollari.

Attraverso il suo forte dinamismo, il film si caratterizza di una colonna sonora che, con i suoi richiamo rock e new wave, risulta essere funzionale al contesto. La musica di Beltrami sembra quasi esaltare la violenza e l’austerità da noir, oltre che fornire un aspetto quasi poetico alle scene più drammatiche.

American Night è un film che unisce più immaginari, tirando fuori una storia in cui il concetto di icona pop si mescola ai torbidi patti criminali, in una metropoli in cui sembra che nessun cattivo sia al sicuro.