L’origine del mondo, presentato durante la Festa del Cinema di Roma ad Alice nella città, nel concorso Panorama Italia, è un difficile racconto sul senso di colpa umano, opera prima di Rossella Inglese.
L’origine del mondo racconta la storia di Eva, Giorgia Faraoni, una diciannovenne che si ritrova al centro di una storia di revenge porn e, tra senso di colpa, vergogna e tanta rabbia decide di togliersi la vita. Eva, però, non muore anzi causa, involontariamente, la morte di un’altra donna.
Al suo dolore se ne aggiunge, quindi, un altro ancora più grande, che quasi cancella quello precedente e, in un certo senso, la libera da quella sofferenza ma la riempie di colpa. Per cercare di espiare questa sua colpa, la ragazza si avvicina al marito della donna rimasta uccisa, Fabrizio Rongione, mettendo in moto una relazione tra due esseri umani apparentemente inconciliabili.
Le vite dei protagonisti, infatti, s’incontrano e per poco si sovrappongono, entrambi con il proprio buio interiore, il proprio senso di colpa e il bisogno di confrontarsi con qualcuno senza giudizio. Eva ha 19 anni, Bruno invece 45, le loro vite sono lontanissime ma per una serie d’incastri sembrano diventare più vicine che mai: lei è un caos, è rabbia, è frustrazione e emozioni vissute al limite, lui è impenetrabile, schivo e distaccato quasi come vivesse ogni cosa da lontano.
Sarà proprio questo incontro, a tratti disturbante, a distruggere e rigenerare due vite ormai ridotte all’osso.

La ricerca sul corpo femminile di Rossella Inglese
Rossella Inglese, regista del film L’origine del mondo, per questo suo lungometraggio continua il suo studio sui copri femminili, presente già nei suoi precedenti cortometraggi, concentrandosi sul carico sociale ed emotivo che essi portano con sé, sulla sessualità esposta e sul senso di oppressione che tende sempre a cercare una sorta di purificazione e liberazione. é da qui che Inglese arriva alla Genesi, all’origine del tutto e di quel mondo che riporta nel suo titolo. I suoi protagonisti hanno bisogno di trovare sé stessi e ritrovarsi nell’altro fino a riconoscersi, perdonarsi e finalmente rinascere. I corpi dei due protagonisti si espongono totalmente alla telecamera e riflettono quello che sono: Eva è energia, è rabbia e movimento mentre Bruno è statico, quasi in balia della vita e degli eventi. La regia della Inglese punta moltissimo sulla fisicità, con piani ravvicinati che sembrano voler catturare non solo le espressioni dei personaggi ma, forse, anche i loro pensieri, la loro intimità. E poi c’è la natura, l’ambiente che circonda i corpi, come nella scena di sesso che rimanda ad un sorta di giardino dell’Eden, in eterna contrapposizione con le ambientazioni spesso industrial e con la fotografia minimalista di Andrea Benjamin Manenti.

L’origine del mondo: intervista ad attori e regista a Casa Alice
Tutto inizia dal revenge porn, mostrato come atto senza volto, visto attraverso lo schermo di un telefono ma l’autore di questo video non verrà mai presentato al pubblico. Perché ha scelto di non mostrare mai il volto del ragazzo, intendeva portare sullo schermo una colpa generale?
Regista: Domanda particolare, non me l’ha chiesto nessuno.. sì, è stato sicuramente voluto, forse anche inconsciamente, quello che interessava me era l’atto in sé, forse reso ancora più aggressivo non facendo vedere il volto del ragazzo colpevole di aver distribuito il video, non si vedrà mai, neanche alla fine del film, e probabilmente questo mi è sembrato ancora più d’impatto.
Sul finale del film Eva denuncia se stessa per l’incidente causato, in una confessione finale e ammissione totale della sua colpa, ma non denuncia l’altro, il ragazzo colpevole di aver girato quel video che le ha fatto desiderare e poi, addirittura, tentare il suicidio. Perché? forse è più facile denunciare se stessi che gli altri?
R: Anche questa è stata una scelta, il revenge porn per me è stato un pretesto narrativo per far virare la storia su altro: lei desiderava uccidersi ma, involontariamente, uccide un’altra donna. Quella colpa così grande le fa quasi dimenticare il suo dolore quindi, in qualche modo, il peso del film si sposta ed anche il peso di Eva. Alla tua domanda risponderei dicendoti che dipende, dipende dalla violenza, dalla persona, ma…io denuncerei.
Nelle note di regia leggiamo del suo grande studio sui corpi femminili che, a ritroso, l’ha condotta fino alla Genesi. Può dirci qualcosa in più sul significato del titolo del film L’origine del mondo?
R:L’origine del mondo, innanzitutto, viene da un quadro di Courbet, del quale c’è una citazione nel film prima della masturbazione di Eva, nell’inquadratura delle sue gambe. Inoltre, si ricollega, appunto, al significato di Genesi, ossia da un evento catastrofico si crea un ordine diverso, nuovo; i due personaggi erano soli, molto chiusi nei loro problemi e dal loro incontro scaturisce qualcosa di altro, un nuovo inizio.

Giorgia, tu interpreti un personaggio molto complicato e commovente, sin dall’inizio con la violenza subita per poi ritrovarsi in qualcosa di ancora più grande. Com’è stato per te interpretare una ragazza così giovane eppure così
G: Innanzitutto tutto il film si basa sul senso di colpa e in particolare Eva l’aveva già conosciuto ancor prima di uccidere qualcuno. Interpretare Eva è stato inizialmente molto difficile, appena letta la sceneggiatura ho da subito molto giudicato questo personaggio, quindi il mio lavoro è stato quello di scavare a fondo nella sua personalità e cercare un minimo comun denominatore con me che ho trovato nella sofferenza; tutto il dolore che prova Eva è anche il mio dolore e sono riuscita, attraverso questa chiave, a capire il perché di ogni scelta e soprattutto la purezza con cui compie ogni scelta. Eva mi ha insegnato anche molto, perché prova a reagire in ogni modo, a volte in modo giusto, a volte sbagliato, ma alla fine in qualche modo riesce a perdonarsi e rinascere.
Giorgia e Fabrizio, in questo film interpretate una coppia molto particolare, unita dal senso di colpa e dalla sofferenza ma allontanata dal modo di vivere e soprattutto dall’età. Com’è stato per voi, dal punto di vista attoriale interpretare una relazione così fisica tra un adulto e una ragazzina, anche visto lo studio sui corpi condotto dalla stessa regista?
F: Non ti nego che quando ho letto la sceneggiatura ero un po’ a disagio, alla mia età avere un rapporto con una ragazza giovane, però quando reciti cerchi di diventare un altro. Certo, ci abbiamo lavorato tanto, con molte prove e quando reciti devi cercare di vivere l’istante ma poi è venuto tutto molto naturale…
G: Su questo Rossella (la regista ndr.) ha fatto un gran lavoro sul set cercando di metterci a nostro agio. Certo, ogni scena di nudo è un pochino imbarazzante però il set era molto essenziale, con poche persone, molto intimo e questo ha aiutato molto. Poi io avevo già lavorato con lei nel cortometraggio Eva, precursore di questo film, e anche lì c’è una scena di sesso che è stata la mia prima in assoluto, quindi averlo già fatto e proprio con lei, in qualche modo, mi ha reso più “tranquilla”.
L’origine del mondo, insomma, pone il focus sulla figura femminile, che qui diventa donna universale, capace di salvare se stessa, imparando a riconoscersi e perdonarsi, ma anche in grado di salvare chi ha intorno a sé.
