Il lungometraggio di Antonella Sudasassi, Memorias de un cuerpo que arde, già premiato a Berlino con il Premio del Pubblico, nella sezione Panorama, arriva alla 17a edizione de La Nueva Ola- Festival del Cinema Spagnolo e Latinoamericano di Roma.

Memorias de un cuerpo que arde è un racconto intimo e poetico in cui le storie di tre donne adulte s’intrecciano e si sovrappongono fino a fondersi in un’unica attrice che da voce a tutte quante.

Le donne, portate sullo schermo dalla sola Sol Carballo, emozionante e delicata lungo tutta la pellicola, si confidano con la telecamera in una chiacchierata che sfida i tabù della società e il ruolo, che per troppo tempo, è stato imposto alla donna.
Ana, Patricia e Mayela, forti di un’anonimato che le rende libere da pregiudizi, si aprono totalmente con la regista, e quindi con il pubblico, affrontando l’intimità e il desiderio sessuale al femminile, tra lacrime, sorrisi e spettri di abusi subiti.

Questo film è la conversazione che non ho mai avuto con mia nonna

L’idea della regista Sudasassi è proprio quella di ricreare un’intima chiacchierata con sua nonna, una conversazione mai avvenuta per via degli stigmi sociali che allora, molto più di oggi, assillavano la figura femminile.

Le donne della pellicola Memorias de un cuerpo que arde sono consapevoli, mature, di un’età compresa tra i 68 e i 71 anni, ma più che altro stanche di nascondersi dietro il dito del “decoro”.

Il film, infatti, affronta argomenti quasi mai indagati prima d’ora, soprattutto se si parla di donne mature, sfidando il pensiero comune che immagina una donna incapace di provare desideri sessuali dopo una certa età.

Le voci, messe insieme dalla regista, ripercorrono un tempo lungo una vita, dall’infanzia tutta stretta in un’educazione rigidissima, ai primi innamoramenti, dal matrimonio fino alle più terribili delusioni. Abusi, soprusi, ricerca silenziosa del proprio io e totale adesione a ruoli forzati imposti da una società che spesso dimentica che una donna è un essere umano ancor prima di essere una donna.

Tutto si materializza sullo schermo: i ricordi che prendono forma e si accavallano l’un l’altro ricreando scene di un passato lontano, ma che vive attraverso le voci delle donne; l’infanzia spezzata che ancora oggi perseguita e spaventa, interpretata da una giovane ragazzina che corre sotto gli occhi dell’attrice, ormai settantenne, ma con la stessa paura negli occhi.

E ancora i desideri soffocati, le aspirazioni mai realizzate, i lividi lasciati sopra e sotto la pelle, insomma, nel film c’è tutta la vita delle tre narratrici che si mettono a nudo per la primissima volta come a volersi liberare di tutto. Ma c’è anche del buono, c’è la libertà ritrovata, il sesso compreso in ogni sua sfumatura e la presa di coscienza che, a volte, quello che si vuole si può ottenere, anche se con un po’ di ritardo.

Sono viva e finché sono viva non voglio essere una vecchia

Quindi, Memorias de un cuerpo que arde è un inno alla libertà femminile, un cupo racconto di dolori che cerca continuamente la luce, la comprensione di sé stesse e l’accettazione del proprio io, senza soffocarlo per compiacere gli altri. Ed è proprio questa luce che collega i vecchi racconti alla resa cinematografica odierna, incupendo o illuminando i luoghi a seconda di cosa le tre voci decidono di narrare.

Le parole delle tre protagoniste si fondono con quelle dell’attrice che le incarna tutte in una splendida sovrapposizione di voci, una eco potentissima che urla al pubblico quanto l’esperienza femminile sia sovrapponibile, se non per tutto, sicuramente per moltissimi aspetti della vita.

Abusi, percosse, soffocamento di qualsivoglia aspirazione, questo condividono le tre narratrici, ma non solo, largo spazio è dato anche ai ricordi felici, alla scoperta del piacere, all’essere madre ognuna a suo modo, al rapporto con il proprio corpo e quello degli altri in totale libertà. Sudasassi riesce, con questa pellicola, a ricreare una conversazione più che credibile, emozionante e illuminante, che esplora con una delicatezza inaudita i luoghi più nascosti della femminilità.

Insomma, Memorias de un cuerpo que arde è, a tutti gli effetti, la conversazione che ognuna di noi avrebbe voluto affrontare con le proprie nonne ma che, proprio come la regista, forse non ha mai avuto il coraggio d’iniziare.