Kevin Costner è una figura iconica nel mondo del cinema, noto per la sua versatilità come attore, regista e produttore. La sua carriera si estende su diversi decenni e abbraccia una varietà di generi cinematografici.

Ha recitato in numerosi film di successo, molti dei quali sono diventati classici del cinema, come Gli Intoccabili (1987, regia di Brian de Palma) o Wyatt Earp (1994, diretto da Lawrence Kasdan). Ma sicuramente la pellicola che ha segnato la sua carriera è Balla coi lupi, del 1990, vincitore di ben sette premi Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Regista per Costner.

Questo film epico sull’occidente americano ha dimostrato il suo talento non solo davanti la macchina da presa, ma anche dietro. I film di Kevin Costner spesso esplorano temi di coraggio, lealtà e scoperta di sé. Ha una predilezione per le storie ambientate nel passato americano, specialmente il periodo del West. La sua narrazione è caratterizzata da un forte senso di moralità e un’attenzione ai dettagli storici. Costner ha anche prodotto le sue opere, investendo tempo e risorse per portare sullo schermo storie imponenti e significative con la sua casa di produzione, Tig Productions.

Attualmente Costner sta lavorando su un progetto che sogna di realizzare da tanto tempo: Horizon: An American Saga, che verrà diviso in due parti e rilasciato nell’estate del 2024. L’attore si è lanciato in una nuova avventura rischiosa, abbandonando l’affidabile serie di successo Yellowstone per divergenze con il creatore dello show, Taylor Sheridan.

Horizon uscirà negli Stati Uniti il 28 giugno 2024, mentre Horizon: Capitolo 2 è previsto per il 16 agosto 2024. Il franchise Horizon sta impegnando Costner nella ricerca di fondi per il terzo e il quarto capitolo prima ancora dell’uscita dei primi due film. I primi due capitoli hanno budget di oltre 100 milioni di dollari, per questo motivo la situazione finanziaria è diventata incerta.

Horizon sarà una saga multi episodica sulla conquista dell’America Occidentale e verrà presentato fuori concorso il 19 maggio al 77esimo Festival di Cannes.
Il regista si ritiene molto soddisfatto e felice di questa première e, sicuramente, l’anteprima mondiale decreterà il destino del raggiungimento degli alti costi di produzione per i prossimi due film. Le preoccupazioni finanziarie rimandano inevitabilmente alle esperienze passate di Kevin Costner con Waterworld, che ha avuto un budget esorbitante ed è ricordato come un flop al botteghino. Anche se, in fondo, non è stato proprio così…

Con costi di produzione di circa 175 milioni di dollari e incassi mondiali di soli 235 milioni di dollari, le spese di marketing hanno pesato sui profitti del film. Questo ha avuto ripercussioni negative sulla carriera di Costner come produttore, e Horizon potrebbe subire lo stesso destino se non riuscirà a ottenere il successo sperato. Ma noi di Cabiria Magazine, auguriamo a Kevin Costner di ottenere le soddisfazioni che merita per questo progetto che insegue da trent’anni…

Nel frattempo, celebriamo le sue tre opere dietro la macchina da presa invogliandovi a guardare (o riguardare) i suoi film in attesa della sua saga americana.

1. Balla coi lupi

Il mio nome è “Balla coi lupi”. Non parlerò con nessuno. Non vale la pena di parlare con voi!

tenente Dunbar

Film epico del 1990 diretto, prodotto e interpretato da Kevin Costner, basato sul romanzo omonimo di Michael Blake, che ha anche scritto la sceneggiatura vincendo l’Oscar. Ambientato durante la Guerra Civile americana, il film segue il tenente Dunbar (Kevin Costner), che, dopo un atto eroico sul campo di battaglia, viene trasferito in un avamposto remoto al confine occidentale. Qui, Dunbar fa amicizia con una tribù di Sioux e lentamente adotta i loro costumi e il loro stile di vita. Con il passare del tempo, guadagna il rispetto della tribù e si innamora di una donna bianca adottata dai Sioux, Stands With A Fist (Mary McDonnell). La storia esplora i temi del confronto tra culture, il colonialismo e la natura umana.

La rappresentazione dei nativi americani come esseri umani complessi e dignitosi è stata rivoluzionaria per l’epoca e ha contribuito a cambiare la percezione di Hollywood dei popoli indigeni. Balla coi lupi ha saputo unire l’intrattenimento a una riflessione profonda sui rapporti umani e sulle ingiustizie storiche, offrendo uno sguardo rispettoso e commovente sulla cultura dei nativi americani. La storia è raccontata con un ritmo misurato che permette al pubblico di immergersi completamente nella vita dei personaggi e nella loro evoluzione.

Il cast di supporto, come Graham Greene (Kicking Bird) e Rodney A. Grant (Wind In His Hair), ha contribuito a rendere il film autentico e coinvolgente. La colonna sonora di John Barry è stata ampiamente acclamata e ha contribuito a sottolineare l’epicità e l’emozione della narrazione. La cinematografia di Dean Semler ha catturato magnificamente i vasti paesaggi del West americano, aggiungendo un elemento visivo spettacolare alla storia. Entrambi sono stati premiati agli Oscar per il loro lavoro memorabile e brillante.

Balla coi lupi, in effetti, ne ha vinte ben sette di statuette ed è considerato un classico del cinema per la sua narrazione avvincente, la regia magistrale e l’impatto culturale duraturo.

2. L’uomo del giorno dopo

Io sono il capo del clan, adesso. Ci saranno nuove leggi. Legge uno: non più uccisioni. Dovrà regnare la pace!

Il Postino

L’uomo del giorno dopo è un film di fantascienza post-apocalittico del 1997 basato sul romanzo omonimo di David Brin. Nonostante le grandi aspettative, è stato un vero e proprio flop al botteghino, incassando solo circa 20 milioni di dollari a fronte di un budget di circa 80 milioni di dollari.

L’opera seconda di Costner, nonostante le buone intenzioni e alcuni aspetti tecnicamente validi, non è riuscita a soddisfare le aspettative del pubblico e della critica. Tuttavia, le sue tematiche di speranza e risorgimento offrono un messaggio positivo che può essere apprezzato da chi cerca un’epica post-apocalittica dal cuore ottimista.

L’uomo del giorno dopo (titolo originale The postman, il postino) è ambientato nell’anno 2013, in un futuro distopico in cui gli Stati Uniti sono devastati da guerre, epidemie e disastri naturali e in cui la società è crollata. Il Paese è frammentato in piccole comunità isolate e oppresse da un gruppo paramilitare chiamato “Holnists” e guidato dal generale Bethlehem (Will Patton).

Il protagonista, interpretato da Kevin Costner, è un vagabondo senza nome che, dopo essere stato catturato dagli Holnists, riesce a fuggire e trova rifugio in un vecchio camion postale abbandonato. Indossando la divisa di un postino e portando con sé una borsa da lettere, inizia a viaggiare tra le comunità dichiarandosi un messaggero del “restaurato” governo degli Stati Uniti. Questo gesto simbolico riaccende la speranza nelle persone, ispirandole a resistere contro l’oppressione degli Holnists.

Kevin Costner ha diretto il film con ambizione, cercando di creare un’epica post-apocalittica che esplorasse il potere dell’individuo d’ispirare il cambiamento. Tuttavia, pecca in eccessiva lunghezza e di una narrazione troppo melodrammatica. Il punto debole è proprio la sceneggiatura che, nonostante sia stata tratta da un romanzo apprezzato, è ricca di dialoghi superficiali e poco convincenti, povera di attenzione alla caratterizzazione dei personaggi. Però, emergono temi cari al regista, come la speranza, la rinascita e la connessione umana.

Anche un piccolo gesto, come consegnare una lettera, può avere un impatto significativo sulla società e ispirare il cambiamento. Il potere della condivisione permea di positività il film, sottolineato dalla colonna sonora di James Newton Howard. Notevole anche la cinematografia di Stephen F. Windon che ha catturato efficacemente i paesaggi desolati fornendo immagini visivamente impressionanti. Per concludere, L’uomo del giorno dopo non è di certo un capolavoro, ma un film che merita di essere rivalutato. Soprattutto se siete in cerca di un po’ di speranza in un mondo che va a rotoli.

3. Open range – Terra di confine

Ci sono cose che uccidono un uomo più della morte

Charley Waite

Terra di confine – Open Range è un film western avvincente che onora le tradizioni del genere mentre racconta una storia potente e umana. Con interpretazioni forti, una regia solida e una sceneggiatura ben scritta, il film rappresenta uno dei migliori esempi di western moderno, mantenendo viva la magia del vecchio West per nuove generazioni di spettatori.

Realizzato nel 2003, è stato diretto e interpretato da Kevin Costner e vanta nel cast attori del calibro di Robert Duvall, Annette Bening e Michael Gambon. Questo film rappresenta un ritorno del regista alle radici con una storia di giustizia, amicizia e lotta per la libertà e dimostra ancora una volta le abilità registiche di Constner. Il premio Oscar riserva una profonda attenzione ai dettagli e mette in scena una rappresentazione autentica della vita nel vecchio Continente.

Al centro del racconto ci sono due cowboys, Boss Spearman (Robert Duvall), un uomo saggio e coraggioso, e Charley Waite (Kevin Costner), un uomo tormentato dal suo passato, ma deciso a fare la cosa giusta.  I due vivono una vita tranquilla conducendo il bestiame attraverso le praterie americane fino a quando le loro vite pacifiche non vengono sconvolte in una città governata dal corrotto rancher Denton Baxter (Michael Gambon) e dal suo sceriffo complice. Dopo un attacco violento al loro campo, Boss e Charley decidono di affrontare Baxter per ripristinare la giustizia, mettendo in pericolo le loro vite. Nel frattempo, Charley sviluppa un legame romantico con Sue Barlow (Annette Bening), una donna che vive in città.

La direzione di Costner è misurata e ponderata, con un ritmo che permette allo spettatore di immergersi nella storia e nei personaggi, brillantemente scritti dalla penna di Craig Storper. La sua è una sceneggiatura solida e ben strutturata, con dialoghi autentici e una trama che bilancia abilmente azione e dramma.

Nel film ci sono temi cari al regista, come la giustizia, la moralità e la lotta per la libertà individuale contro la corruzione e l’oppressione. Le performances degli attori sono uno dei punti di forza del film, insieme all’epica colonna sonora di Michael Kamen e la straordinaria cinematografia di J. Michael Muro che cattura la vastità e la bellezza dei paesaggi naturali, nonché l’intimità delle scene più personali.
Open Range- Terra di Confine è la prova che Kevin Costner è uno dei più dotati moderni maestri del genere western.

…infine Waterword

All’ombra di questo trittico di film diretti da Costner ce n’è uno che ha segnato in negativo la sua carriera, Waterworld. In molti pensano che sia lui il regista di questa pellicola di fantascienza post-apocalittica del 1995, ma in realtà è Kevin Reynolds.

Kevin Costner ha ricoperto il ruolo del protagonista e ha coprodotto questa pellicola basata sulle avventure di un mutante in cerca degli ultimi lembi di terra in un mondo sommerso dalle acque. È un colossal girato con un budget molto più ampio di quello inizialmente preventivato, il che all’epoca lo rese il film più costoso mai realizzato. Spesso viene citato come un grande fiasco, ma in realtà riscosse un buon successo globale, perciò non è poi così corretto considerarlo un vero e proprio flop.

Durante le riprese di Waterworld accadde di tutto: disastri naturali, sfide logistiche sui set galleggianti nell’oceano vicino alle Hawaii, divergenze creative tra il regista e Costner…Infatti, Reynolds abbandonò il progetto prima della fine delle riprese e fu proprio il premio Oscar a dover terminare il film. All’uscita nelle sale, le reazioni della critica furono miste. Tra chi ne elogiò l’originalità del concept e degli effetti speciali e chi considerò la trama debole e poco convincente. Ma, nonostante il suo insuccesso iniziale, Waterworld ha subito una rivalutazione nel corso degli anni, sviluppando un seguito di culto grazie alla sua ambientazione unica e alla rappresentazione visionaria di un mondo sommerso.

Non ho mai conosciuto finora qualcuno che non sapesse nuotare

Mariner

La storia di Waterworld racconta di un mondo ormai quasi totalmente sommerso dal mare, in cui naviga solitario Mariner (Kevin Costner) un avventuriero metà uomo metà pesce che vive di baratti. Viene catturato dagli abitanti di un atollo artificiale e s’imbatte negli Smokers, dei pirati feroci comandati dal bieco Diacono (Dannis Hopper), che si spostano a bordo di natanti a motore. Sono alla ricerca di  Enola (Tina Mojorino),una  bambina che ha tatuata sulla schiena la mappa per Dryland, la terra asciutta. Helen (Jeanne Tripplehorn), la madre della piccola, libera Mariner, ottenendo in cambio di poter partire con lui insieme alla figlia. Il mutante, inizialmente molto diffidente nei confronti delle due, scoprirà la loro indole gentile e pacifica. Insieme si avventureranno alla ricerca dell’ambito lembo di terra, in un’impresa ricca di ostacoli e suspense.

Waterworld ha avuto un impatto significativo su Kevin Costner che, avendo investito molto nel film, accusò un forte colpo finanziario. Inoltre, danneggiò la sua reputazione come star e produttore di Hollywood. Gradualmente, però, è riuscito a recuperare la sua posizione nell’industria cinematografica.

Waterworld con la sua rivalutazione nel tempo, dimostra che il cinema può essere apprezzato diversamente con il passare degli anni. Infatti, oggi è considerato un film cult con un posto unico nella storia del cinema. Non vediamo l’ora di rivedere Costner camminare in una valle…desertica del selvaggio West e, soprattutto, al timone del progetto dei suoi sogni.