L’icona degli action Arnold Schwarzenegger

Un fisico che non potrà mai passare inosservato (nemmeno alla vigilia del settantacinquesimo compleanno). Un sorriso a denti larghi divenuto ben presto familiare per spettatori di tutte le età. Una vera e propria icona degli action movies anni Ottanta e Novanta, ma anche una personalità che ha fatto parlare molto di sé, sia in ambito sportivo, sia per quanto riguarda il suo impegno politico e la sua battaglia per la salvaguardia ambientale. Stiamo parlando del grande Arnold Schwarzenegger, il leggendario culturista austriaco che, una volta a Hollywood, ha saputo lasciare il segno, prestando il volto (e il corpo) a personaggi divenuti dei veri e propri cult.

E pensare che, inizialmente, Arnold Schwarzenegger non aveva nemmeno pensato di poter diventare, un giorno, attore (e, nello specifico, uno degli attori più pagati di Hollywood)!
Nato il 30 luglio 1947 nella cittadina di Thal, in Stiria (dove oggi è presente una grande statua a lui dedicata), Schwarzenegger (o Schwarzy, come da anni, ormai, lo chiamano i suoi fan più affezionati) inizia giovanissimo a dedicarsi alla cura del corpo, allenandosi duramente, incontrando personalità che, in futuro, avrebbero svolto un ruolo decisivo per quanto riguarda la sua formazione (tra cui, su tutti, Kurt Marnul, ex Mister Austria, Reg Park e Franco Columbu) e arrivando addirittura a disertare il servizio militare, al fine di poter proseguire i suoi allenamenti in Germania.

Eletto Mister Europa a vent’anni (il più giovane nella sua categoria, almeno fino a quel momento), il nostro Arnold iniziava lentamente a interessarsi anche al mondo dello spettacolo. Sbarcato finalmente alla volta dei gloriosi Stati Uniti d’America, al 1970 risale il suo primo ruolo cinematografico.
Il lungometraggio in questione è Ercole a New York, diretto da Arthur Allan Seidelman e in cui Schwarzenegger venne accreditato come Arnold Strong, dal momento che il suo cognome veniva considerato troppo difficile da ricordare.
Inutile dire che ben presto ogni produttore dovette ricredersi.

Pian piano, infatti, il pubblico iniziava a ricordarsi di quel ragazzone proveniente dall’Europa che, anche ricoprendo ruoli minori, riusciva comunque a bucare lo schermo. E così, tali ruoli, divennero sempre più di rilievo. Dopo, infatti, qualche breve apparizione in lungometraggi come Il lungo Addio (Robert Altman, 1973) e Scavenger Hunt (Michael Schultz, 1979), ecco, finalmente, che il nostro Arnold Schwarzenegger venne scritturato per una breve saga ispirata ai racconti fantasy di Robert Ervin Howard, che lo avrebbe immediatamente reso una vera e propria icona. Stiamo parlando dei lungometraggi Conan il Barbaro (John Milius, 1982) e Conan il Distruttore (Richard Fleischer, 1984), che contribuirono definitivamente a diffondere l’immagine del cosiddetto “gigante buono” che tanta fortuna gli avrebbe procurato anche negli anni a venire.

Proprio nel 1984 – anno particolarmente significativo per l’attore – doveva accadere qualcos’altro di altrettanto degno di nota. In questo anno, infatti, prese il via una nuova saga che avrebbe ulteriormente contribuito alla consacrazione definitiva di Arnold Schwarzenegger. Una saga a cui pensiamo immediatamente quando, appunto, sentiamo il nome “Arnold Schwarzenegger”. Del 1984, infatti, è il glorioso lungometraggio di fantascienza Terminator (diretto da James Cameron), in cui, appunto, il nostro Arnold interpreta il ruolo di un cyborg assassino divenuto una delle figure di maggior successo per quanto riguarda il cinema d’azione e di fantascienza degli anni Ottanta (e non solo), al punto da ispirare addirittura fumetti, videogiochi e ogni qualsivoglia forma di merchandising.

A questo primo lungometraggio ne seguirono molti altri: Terminator 2 – Il Giorno del Giudizio (James Cameron, 1991), Terminator 3 – Le Macchine ribelli (Jonathan Mostow, 2003), Terminator Genysis (Alan Taylor, 2015) e Terminator – Destino oscuro (Tim Miller, 2019), tutti, ovviamente, interpretati dal nostro beniamino.

Capita spesso, purtroppo, che a causa della loro fisicità o di determinati successi del passato, alcuni attori vengano relegati soltanto a determinati ruoli o a determinati generi cinematografici. E anche se, appunto, Arnold Schwarzenegger è – come già menzionato – una delle figure maggiormente rappresentative per quanto riguarda il cinema d’azione, che, oltre che nelle suddette saghe, ha avuto modo di distinguersi anche in celebri lungometraggi del calibro di Commando (Mark L. Lester, 1985), Codice Magnum (John Irvin, 1986), Atto di Forza (Paul Verhoeven, 1990), Last Action Hero (John McTiernan, 1996) e Eraser (Chuck Russell, 1996) – giusto per fare qualche esempio – l’attore austriaco si è, in realtà, cimentato con diversi generi cinematografici, rivelandosi anche particolarmente adatto a far ridere adulti e bambini.

Impossibile non pensare, a tal proposito, alla sua collaborazione con il regista Ivan Reitman, con il quale ha realizzato le brillanti commedie I Gemelli (1988), Un Poliziotto alle Elementari (1990), Dave – Presidente per un Giorno (1993) e Junior (1994). E anche nel ruolo di un padre super impegnato in Una Promessa è una Promessa (Brian Levant, 1996), Schwarzenegger non ha mai deluso le aspettative di pubblico e critica.

In poche parole: un personaggio leggendario che anche dopo una carriera cinematografica lunga più di cinquant’anni – oltre, ovviamente, a un’importante parentesi in qualità di Governatore della California – sembra avere ancora molte belle sorprese da offrirci.

In attesa di scoprire cosa questo simpatico e poliedrico omaccione ha in serbo per noi, non resta che ballare sulle note della canzone rap Pump it up – The Motivation Song (da lui incisa nel 2019 insieme al cantante austriaco Andreas Gabalier e in cui, appunto, ci parla degli esordi della sua carriera nel mondo dello sport) e seguire sui social – dove solitamente è discretamente attivo – le sue avventure con i suoi amati animali da compagnia, il pony Whisky e l’asinello Lulu. Hasta la Vista, Baby!