Attore, regista, produttore, sceneggiatore e anche doppiatore: Mel Gibson è un artista a 360 gradi capace di emozionare sia davanti che dietro la macchina da presa.
Aggiudicatosi il titolo di “uomo più sexy del mondo” nel 1985, Mel Gibson non ha fatto impazzire i fans solo per il suo aspetto fisico. Il suo talento gli ha permesso non solo di diventare un grande interprete, ma anche un regista visionario e coraggioso. Capace di dirigere al meglio sé stesso e guidare altri attori nelle performance (spesso molto intense) dei suoi film.

Ad oggi Mel Gibson ha diretto cinque film che bastano a definire la sua visione del mondo. Dramma, violenza, amore, fede, fiducia e coraggio: questi temi sono al centro dei suoi racconti. I suoi lungometraggi sono accomunati da immagini di forte impatto emotivo e grandi sfide sia attoriali che dal punto di vista tecnico.
Sul finire degli anni ‘ 80 il regista ha fondato la Icon Production con la quale è riuscito a produrre autonomamente i suoi film. Affrontando storie controverse, in questo modo, è stato in grado di raccontare esattamente quello che voleva. Seppur con grande fatica.
E’ difficile trovare fondi per il tipo di film che mi interessa. Nessuno ha grande fiducia in quel genere di progetti. I miei film hanno avuto un discreto successo, ma non avrei mai trovato nessun altro per finanziarli. D’ora in poi non mi finanzierò mai più un film da solo, perché [gli Studios] ti vedono arrivare e ti fanno impazzire. Non sono un idiota.
Mel Gibson
Ma quali sono le pellicole dirette da Mel Gibson?
1) L’uomo senza volto (1993)

Ispirato a un romanzo di Isabelle Holland, L’uomo senza volto segna l’esordio alla regia di Mel Gibson che ricopre anche il ruolo del protagonista, Justin McLeod.
Al centro della narrazione c’è l’amicizia tra il dodicenne Chuck (Nick Stahl) e un professore con il volto sfigurato, McLeod. L’uomo vive in isolamento in una casa nel Maine; il bambino ha alle spalle una famiglia problematica e sogna di entrare nell’accademia militare di West Point. Le strade dei due si incroceranno e diventeranno prima l’uno maestro dell’altro e poi amici. Ma ben presto il professore verrà accusato di pedofilia e Chuck si ritroverà solo ad affrontare l’esame, portando nel cuore gli insegnamenti del suo speciale maestro.
Nella sua opera prima Mel Gibson si sfigura il volto da seduttore con un trucco da tre ore di preparazione.
Dal punto di vista recitativo, in questo modo, ha potuto sperimentare un ruolo diverso celando il suo sex appeal e mettendosi alla prova in una parte ricca di ambivalenza e sfumature.
Dal punto di vista della regia, Gibson è riuscito a dosare egregiamente storia, montaggio, direzione artistica, cultura e sentimento. Non cade mai nel retorico esaltando l’amicizia tra i due protagonisti di questo racconto di formazione.
Già dal suo esordio, Mel Gibson tratta il tema della violenza. Quella invisibile che si insinua tra sospetti, dubbi e sofferenze. McLeod è il primo degli eroi gibsoniani che combatte tra ombre e luci, diviso tra morale e zone oscure. Il viso del professore ne è l’emblema: metà viso perfetto e metà deturpato da cicatrici. Un Due Facce di Batman in carne e ossa.
Come gli altri protagonisti dei suoi film, il maestro si scontra con il contesto sociale in cui vive. Un mondo fatto di contraddizioni e ostilità con cui McLeod deve fare i conti. L’uomo senza volto è l’unica opera del regista che non affonda su radici storiche, ma è un esordio che evidenzia la sua maestria nella direzione degli attori e della messa in scena.
2) Braveheart – Cuore impavido (1995)

Nella filmografia di Mel Gibson i protagonisti sono sempre uomini che vengono analizzati sia dal punto di vista spirituale che fisico. I suoi eroi sono tenaci e coraggiosi. Non lottano solo per sé stessi, ma per le proprie convinzioni, per il proprio popolo, per la propria libertà e per quella altrui. Tutti i protagonisti gibsoniani hanno un cuore impavido, ma su tutti spicca William Wallace. In un mondo fatto di prevaricazione e soprusi, lui è l’uomo che porta avanti i propri ideali a costo della vita. Il suo obiettivo è quello di una Scozia unita e libera dagli oppressori ed è pronto a subire torture atroci per trasformare in realtà il suo più grande sogno.
Braveheart è stato un film molto faticoso da realizzare. Gibson e la sua troupe sono stati sul set per 105 giorni consecutivi, un’ardua prova per qualsiasi regista. Lui ha confessato che le riprese sono state più gravose dal punto di vista fisico rispetto a quelle dei tre film di Arma letale di fila. Parliamo di una saga ricca di azione, combattimenti, inseguimenti. Eppure, molto meno faticosi della realizzazione del film su William Wallace.
Sono molti i classici che hanno influenzato il kolossal Braveheart. Per citarne alcuni: I sette samurai, Alexander Nevsky, Macbeth, Trono di Sangue. Ma è soprattutto la storia di Spartacus in cui uno schiavo guida la rivolta contro l’Impero Romano ad aver ispirato Mel Gibson.
Agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso… siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi per avere l’occasione, solo un’altra occasione, di tornare qui sul campo, ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita ma non ci toglieranno mai la libertà!
William Wallace.
Braveheart è ormai divenuto un cult.
La storia narra la vita di William Wallace, patriota scozzese, che tra il 1290 e il 1305 guidò il suo popolo contro Edoardo I Plantageneto, re d’Inghilterra. Un comandante inglese uccide la sua giovane moglie e il patriota decide di vendicarsi. Ben presto, però, la sua battaglia diventa quella di tutta la popolazione scozzese con l’intento di liberarsi dell’oppressione inglese. L’intera vicenda è raccontata in forma romanzata e con diverse concessioni rispetto ai fatti realmente accaduti. E’ un inno alla libertà e all’inseguimento dei propri ideali. Il protagonista è lo stesso regista e produttore, Mel Gibson; al suo fianco Sophie Marceau e l’uragano Brendan Gleeson.
Il film è stato un successo per pubblico e critica. Ha vinto cinque Oscar su dieci candidature (tra cui “miglior film” e “miglior regia”) e un Golden Globe. La potenza del film, secondo alcuni, è andata ben oltre la sala cinematografica. Infatti, pare abbia avuto un ruolo fondamentale nel risveglio della coscienza nazionale scozzese. Un paio di anni dopo l’uscita della pellicola c’è stato il referendum che ha portato alla ricostituzione del parlamento scozzese. E’ proprio il caso di dire che, a volte, la realtà supera la finzione.
Oltre a una fotografia impeccabile e musica da brividi, Braveheart vanta delle scene di guerra indimenticabili. Per realizzare i combattimenti furono arruolati tremila militari dell’esercito irlandese che a giorni alterni vestivano le divise avversarie, a seconda delle scene da girare. In questo modo gli schieramenti sembrano più numerosi.
Il film è uno degli ultimi kolossal a essere stato girato con tecniche classiche. Ci sono stati dei minimi inserimenti di effetti speciali creati al computer, ma Mel Gibson ha voluto riprendere il più possibile elementi realistici in diretta. Sono vere, ad esempio, le diecimila frecce scoccate in aria. Il regista riesce a stupire… anche senza effetti speciali!
3) La passione di Cristo (2004)
C’erano molte cose insolite che accadevano sul set: cose belle, per esempio uomini che sono guariti dalle malattie; alcuni ciechi che hanno recuperato la loro vista, alcuni sordi il loro udito. Un altro, ferito da un colpo di fulmine mentre riprendevamo la scena della crocifissione, miracolosamente si alzò e andò via.
Mel Gibson

La Passione di Cristo è, senza ombra di dubbio, il film più discusso di Mel Gibson.
Ci mostra le ultime dodici ore di vita di Gesù di Nazareth, dalla fine dell’ultima cena al tradimento di Giuda; dalla cattura alla crocifissione, fino alla resurrezione. Ed è proprio il lungo calvario del Nazareno che ha destato più polemiche. Quasi 45 minuti di violenze, frustate, fiumi di sangue. Il volto di Gesù diventa così tumefatto da diventare progressivamente irriconoscibile. Un pugno allo stomaco. Alcune delle scene sono tratte dal libro “La dolorosa passione del Nostro Signore Gesù Cristo” della mistica Anna Katharina Emmerick e da “L’Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta.
Una delle particolarità della pellicola è la lingua. Girato in latino, ebraico e aramaico, è stato poi munito di sottotitoli nelle lingue moderne. Mel Gibson ha voluto calare lo spettatore nel mondo dell’epoca… e ci è riuscito sicuramente non solo per la scelta della lingua e per l’indimenticabile interpretazione di Jim Caviezel nei panni di Gesù , ma anche grazie alla ricostruzione storica.
Accuratissimi i costumi, le scenografie e il trucco; colonna sonora e fotografia sublimano le atmosfere del film. Le riprese sono state interamente effettuate in Italia con un cast composto prevalentemente da interpreti italiani. Così come Pasolini per “ Vangelo secondo Matteo” anche Gibson sceglie Matera come location principale.
Il set è stato blindato e sono molti gli aneddoti che ruotano attorno alla lavorazione di questo film da 30000000 $. L’attore cattolico statunitense James Caviezel è stato assistito per tutte le riprese da un sacerdote e nelle pause recitava il rosario per trarre ispirazione. L’interprete ha ammesso di aver sofferto fisicamente durante le riprese. Ipotermia, polmonite e addirittura un intervento chirurgico al cuore.
In effetti, l’attore ha interpretato in prima persona anche le scene più cruente, sfidando anche il freddo lucano. Per molte delle scene in cui c’è Gesù morente sulla croce, Mel Gibson ha optato per sostituirlo con una innovativa ricostruzione robotica in modalità animatronic realizzata dal maestro degli effetti speciali Keith Vanderlaan.
Mel Gibson non compare nel film. Ma la sua mano si, per ben due volte. E’ la sua quella che inchioda il palmo di Gesù e anche quella che aiuta Maria Maddalena (Monica Bellucci) a rialzarsi nella scena della lapidazione. Ma anche se non appare fisicamente, la pellicola pullula di tutti i temi cari al regista. La Passione di Cristo è un film duro, senza falsi pudori. Il dolore e la sofferenza di Gesù diventano i nostri. Impossibile guardare questa pellicola e restare indifferenti.
4) Apocalypto (2006)

Ambientata nello Yucatán del 1502 e recitata interamente nella lingua maya, la quarta fatica di Mel Gibson racconta il viaggio di un giovane cacciatore di nome Zampa di Giaguaro ( Rudy Youngblood) e dei suoi compagni di tribù che vengono catturati da degli invasori. Il loro villaggio viene distrutto e i cacciatori vengono portati verso una città a loro sconosciuta.
Una carestia affligge la popolazione e il sacrificio dei prigionieri è necessario per placare l’ira degli Dei. Ma Zampa di Giaguaro non è disposto a rinunciare in quel modo alla sua vita. Sua moglie incinta e suo figlio sono nascosti nel suo villaggio e farà di tutto per tornare sano e salvo da loro.
Mel Gibson scrive la sceneggiatura di “Apocalypto” insieme a Farhad Safinia, che aveva conosciuto durante la postproduzione di “La Passione di Cristo”.
Abbiamo iniziato a parlare di cosa fare dopo, ma in particolare abbiamo parlato molto degli inseguimenti nei film d’azione. Queste conversazioni si sono sostanzialmente trasformate nello scheletro di Apocalypto. Volevamo aggiornare il genere dell’inseguimento. Non tramite la tecnologia o i macchinari, ma riducendolo alla sua forma più intensa, ossia un uomo che corre per la sua vita, e allo stesso tempo torna da qualcosa che conta per luiSafinia
Farhad Safinia
E in fondo Apocalypto è proprio questo: una corsa disperata contro il tempo. Per rendere più adrenaliniche e realistiche le riprese, Mel Gibson ha scelto di girare il film in digitale, in alta definizione.
Inoltre, il direttore della fotografia Dean Semler ha sperimentato la spidercam, un sistema di telecamere sospese che consente di riprendere dall’alto. E’ possibile vedere questa tecnica nella coinvolgente scena in cui Zampa di Giaguaro salta dalla cascata.
Mel Gibson ha affrontato numerose sfide in questo film. Girare nel bosco, utilizzare veri animali feroci come il giaguaro nero, dirigere per lo più attori non professionisti ( a parte i personaggi principali, gli altri ruoli sono stati ricoperti da persone ingaggiate in loco). Nonostante qualche incongruenza storica, Apocalypto vanta una ricostruzione che toglie il fiato. A partire dalle scenografie di Tom Sanders (che ha ricostruito una piramide alta nove piani, tanto per dirne una) fino ai costumi di Mayes C. Rubeo e al trucco e parrucco dei talentuosi italiani Aldo Signoretti e Vittorio Sodano.
Il film ha ricevuto tre candidature agli Oscar proprio per il lavoro del reparto italiano e per il sonoro. E, a proposito di colonna sonora, James Horner segna la sua terza collaborazione con Mel Gibson dopo L’uomo senza volto e Braveheart.
Il compositore ha utilizzato strumenti etnici e vocalizzi del cantante pakistano Rahat Fateh Ali Khan per enfatizzare le suggestive atmosfere della foresta tropicale. Scelta perfetta per un’opera dall’estetica impeccabile e dalle forti emozioni.
Apocalypto mostra mutilazioni, decapitazioni, ferite esposte e molte scene cruente che sono risultate indigeste a un pubblico facilmente impressionabile. Proprio per questo l’uscita del film ha scaturito diverse polemiche, causando varie censure in tutto il mondo.
Ma nonostante questo, la pellicola ha incassato più di 120 milioni di dollari (a fronte di un budget di circa 40). Un grande successo per un film storico che è un mix d’ avventura, action e splatter.
5) La battaglia di Hacksaw Ridge (2016)

L’ultima opera di Mel Gibson racconta la storia vera di Desmond Doss (Andrew Garfield), il primo obiettore di coscienza a ricevere una medaglia d’onore per aver salvato 75 soldati durante la Seconda Guerra mondiale. Ed è molto significativo il fatto che il regista da litri di sangue e sbudellamenti, torni dietro la macchina da presa dopo dieci anni per celebrare un ragazzo che combatte senza voler toccare un’ arma.
Gibson si lascia ispirare dalla storia e l’adatta al suo cinema trasformandola in un racconto che parte dal singolo per diventare un rito collettivo.
Io odio la guerra. Però amo i guerrieri
Mel Gibson
La Battaglia di Hacksaw Ridge è un film bellico che racconta la guerra dal punto di vista ideologico di un personaggio che ha un credo radicale e fermo. Un ragazzo che combatte per la Patria e per la sua ideologia, portando un grande fardello sulle sue spalle. Il soldato pacifista crede fermamente che l’arma più importante sia la fede in Dio. E sarà proprio grazie ad essa che non solo si salverà, ma sarà in grado di aiutare gli altri commilitoni. Naturalmente, Mel Gibson non si risparmia nel mostrarci le atrocità della guerra.
Non mancano arti maciullati, corpi che esplodono, tronchetti umani, viscere ovunque e litri di sangue… Insomma, lo splatter che caratterizza il suo cinema. Nella sua ultima opera un ruolo fondamentale lo ha il sonoro. Boati, fischi dei proiettili, tintinnio delle schegge…il suono contribuisce a enfatizzare la violenza della guerra e catapulta lo spettatore sul campo di battaglia. Il film ha ricevuto sei candidature agli Oscar 2017, vincendo in due categorie: montaggio e sonoro. Non a caso il lungometraggio ha trionfato in queste categorie.
Come in ogni opera di Mel Gibson, gli aspetti tecnici e visivi sono molto curati, ma in questo caso è proprio il lavoro sull’audio ad aver dato una marcia in più al film bellico. Nota di merito anche per la fotografia. Toni spenti tra il marrone e il verde, in cui emerge ancora di più il rosso del sangue e del fuoco.
L’ ex Spiderman Andrew Garfield brilla in un ruolo che sembra essergli stato cucito addosso. Il suo viso candido e il sorriso aperto sono perfetti per il personaggio di Doss. Ancora una volta, Mel Gibson dimostra di avere un grande fiuto anche nella scelta del cast, oltre che nella direzione degli attori.
La battaglia di Hacksaw Ridge è l’ennesima conferma del suo talento dietro la macchina da presa. Un regista che ha ancora molto da dare, storie sconosciute da raccontare e, probabilmente, ancora tanti litri di sangue da versare.

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