Compie 90 anni il grande attore afroamericano James Earl Jones, capace nel film di John Milius, di regalarci uno dei migliori villain di sempre.

Una carriera unica e irripetibile, onestamente anche sottovalutata, quella di James Earl Jones. 
Classe 1931, tra i più grandi attori e doppiatori della sua generazione, ha prestato la sua possente e carismatica figura ad alcuni dei personaggi più iconici della settima arte.

Forse il suo ruolo più notevole è quello di un villain unico nella concezione e nel suo genere, un cattivo che si staccò completamente dai cliché e da tutto ciò che veniva prima, diventando il simbolo di qualcosa di più grande e ben più familiare: Thulsa Doom, la nemesi di Conan il Barbaro nel film di John Milius.

Ancora oggi, i fan dei romanzi di Robert Ervin Howard e dei fumetti ad esso connessi, insistono nel dire che la sceneggiatura di Milius ed Oliver Stone non aveva molto in comune con il mondo immaginato dallo scrittore. Thulsa Doom è in effetti un mix tra due personaggi: il famigerato Jim Jones, capo della setta del Tempio del Popolo, e Thoth-Amon, personaggio che Howard aveva creato in La Fenice sulla Lama. 
Eppure, forse proprio per questo, il film riuscì a smarcarsi dai topoi del genere, ad abbracciare una dimensione in cui epica, mito, horror e fantasy, facevano da paravento ad una riflessione per nulla superficiale sulla figura dell’eroe, e sulla Storia.

Fino a quel momento, con poche eccezioni, i “cattivi” del nel genere fantasy era individui sovente vili, astuti, arroganti e pomposi, contrapposti ad un eroe che invece era positivo in ogni accezione o quasi. Ciò riguardava soprattutto il sotto-genere cappa e spada, i peplum e i film storici in generale. In pratica l’antagonista era, quasi sempre, un bruto assetato di violenza e sangue.
Con Conan il Barbaro però, Milius fece un balzo in avanti di assoluto livello: proprio grazie a James Earl Jones e a come rese il suo Thulsa Doom, il villain risultò diverso da tutti gli altri, già dall’incipit infatti appare come un conquistatore, un intelligente e spietato signore della guerra. Silenzioso, inquietante e enorme, si muove lentamente, incute timore persino nei suoi possenti guerrieri Rexor e Thorgrim, nonostante usi la spada solo una volta: per uccidere la madre di Conan.
Cinico, usa le persone come strumenti, insegue il “segreto dell’acciaio”, con il quale è convinto di poter dominare il mondo, commercia in schiavi, si aggira come un rullo compressore, così come han fatto tanti veri conquistatori da Gengis Khan a Tamerlano (a cui assomiglia moltissimo), da Babur a Tai Zong. Usa il terrore e la paura come un’affilata arma di controllo, mai per piacere personale, ma in funzione di uno scopo politico e militare preciso.


James Earl Jones lo rese anche oscuramente raffinato e nella seconda parte di Conan il barbaro, quando riappare, la sceneggiatura lo fece diventare qualcosa di totalmente inedito: un capo religioso, un guru, ma soprattutto un leader politico integralista.
Da militare a uomo di potere, da fautore della legge del più forte (la stessa in cui credono i guerrieri come Conan), Thulsa Doom compie un salto di qualità importante, va oltre la materialità, la semplice causalità azione-reazione, comprende sostanzialmente la sua suprema verità: “L’acciaio non è forte. La carne è più forte”. La forza delle armi è grande, ma più delle armi, può la fede, l’agire convinti di essere messaggeri del divino o della verità. Se guidata da tale convinzione, una mano che brandisce un’arma diventa inarrestabile.

James Earl Jones, il suo Thulsa Doom che solo in quell’istante si lascia andare, domina il protagonista senza neppure alzare un dito, in quel momento ci parla di chi ha cambiato veramente la storia, di chi è andato oltre l’essere l’ennesimo predone, Re o Generale assetato di gloria.
Conan, così come Osric e tanti altri, in fondo scendono in guerra per vendetta, conquista o per difendersi. Thulsa Doom no. Come un Hitler, un Alessandro il Grande, un Napoleone o un Bolivar, egli il mondo lo vuole cambiare, è un rivoluzionario della realtà, un idealista che insegue una dimensione che, nella sua mente, trascende ciò che vi era prima.
Doom non vuole conquistare il mondo con le lance, ma con la sua religione, la sua setta, con la quale soggiogare le menti delle moltitudini. In fondo, qualcosa di non dissimile da ciò che ancora oggi fa sì che mezzo mondo sia insanguinato nel nome di questo o di quel Dio.

James Earl Jones, terribile ed oscuro sacerdote di se stesso in Conan, ci donò in quel 1982, l’immagine fatta e finita del potere, nella sua accezione più universale, creando quello che era un mix tra un Papa e un conquistatore antico, ci illuminò in ultima analisi come si è leader.
Comandare è un regno della mente. Un’energia in virtù della convinzione in se stessi e nel proprio destino, che contagia e sottomette anche tutti gli altri. Quasi tutti…Conan non cadrà nella rete di Doom, reagirà con rabbia all’ultima, suprema verità che il demoniaco re-sacerdote gli offrirà: è lui in fondo il suo vero padre.
Conan non è diventato Conan grazie ai genitori trucidati quando era giovane, ma grazie a Thulsa Doom. La schiavitù a cui lo ha sottoposto, lo ha fatto diventare rotto ad ogni fatica, diventare gladiatore gli ha ridato la libertà ed insegnato a combattere, e le azioni di Doom nei lontani giorni dell’infanzia, uno scopo nella vita futura.
Conan lo ucciderà perché non può fare altro, neppure potendo potrebbe fare altro, non cadrà nell’inganno del serpentino manipolatore. Ma nonostante questo, ne sarà radicalmente cambiato, comprenderà infine la responsabilità di impugnare una spada e come essa sia un mezzo, non un fine.

Nella sua carriera, tra Mufasa e la voce di Darth Vader, tra essere Jack Johnson o un Re africano, James Earl Jones ci ha regalato tanti personaggi iconici. Ma nessuno più riuscito di questo oscuro tiranno, mille volte più spaventoso di tanti altri, perché armato più che di spade o muscoli, di verità, saggezza, conoscenza e un mente affilata come una spada. 

Print Friendly, PDF & Email