Violenza domestica e genealogie spezzate: la maternità come trauma ereditario

Dal romanzo Push della poetessa e scrittrice Sapphire, Precious di Lee Daniels è un film crudo, una pellicola che tratta di abusi senza retorica e senza giri di parole.
Uscito nel 2009, Precious è un lungo e buio tunnel alla fine del quale, finalmente, si vede uno spiraglio di luce, ma non è certo quella del perdono.

Con volti noti come Mariah Carey e Lenny Kravitz, il film ha fatto incetta di premi tra cui due Oscar, uno per Mo’Nique, che da il volto alla detestabile madre, e uno per la sceneggiatura non originale a Geoffrey Fletcher.

Precious: trama del film

Precious è la storia di un’adolescente afroamericana di Harlem, obesa e analfabeta, interpretata perfettamente dall’esordiente Gabourey Sidibe.
Claireece Precious Jones è una povera anima ingabbiata in un’esistenza fatta di violenza e abusi sessuali che si consumano tra le mura di casa; è quel luogo che dovrebbe tenerla al sicuro, infatti, a renderla prigioniera dei capricci di una madre violenta che la comanda, insulta e detesta per averle “rubato” il suo uomo…e quell’uomo è proprio il padre di Precious, di cui la ragazzina è di nuovo incinta. Precious non ha mai avuto un fidanzato, non ha mai conosciuto l’amore, eppure sta per dare alla luce il suo secondo figlio, a sedici anni.

L’amore non ha fatto niente per me, l’amore mi ha fatto male, mi ha violentata, mi ha chiamato animale, mi ha fatto sentire inutile

Ambientato nel 1987, nei sobborghi più poveri di un’America cieca, il film non intende fare luce unicamente sulla storia della protagonista ma, su tutto quel contesto urbano costretto ai margini di una società che preferisce non vederli.

La povertà, il razzismo, la violenza e l’AIDS gravitano attorno al racconto di Precious creando un background simile a delle sabbie mobili che cercano di tirare giù chiunque si trovi a calpestare le strade di quei quartieri.

Il modo di Precious per uscirne? la conoscenza. Forse un po’ un cliché, quello dell’insegnante, Paula Patton, che diventa quasi madre, ma qui la scuola diventa casa, famiglia, rifugio e punto di partenza per chi una possibilità non ce l’ha mai avuta.

Il peso di un’eredità violenta

La storia di Precious, come quella di tutte le ragazze preziose a cui il film è esplicitamente dedicato, non è una cosa facile da digerire. Nonostante il film non sia pietoso, anzi, insistente e quasi invadente con i propri personaggi, ai quali non risparmia dei primi piani durissimi che cercano tutto tranne che la perfezione, il tratto più odioso della storia resta proprio quella violenza che abita la casa.

Non è un male che viene da fuori, è un dolore interno, onnipresente, violento e crudele che esce dalla bocca della donna che ci si aspetta che ci ami di più: la madre.
Qui la figura della madre non è riconducibile alla classica divisione buona-cattiva, no, Mary è a suo modo vittima di un mondo che l’ha masticata, di un uomo rivoltante a cui lei, per sua colpa, non ha saputo dire di no, vittima di una cieca gelosia nei confronti di una figlia che non protegge, ma con cui compete; è detestabile quanto la sua vita, che lei stessa detesta, fatta di programmi tv, divano, pasti serviti da Precious e assegni familiari per cui finge un minimo di umanità che, in realtà, sembra aver perso totalmente.

Ti sei messa a scopare con il mio uomo! Mi vuoi fottere! Tuo padre ti ha dato più figli che a me!

Per lei non c’è redenzione, e quindi neanche perdono, il film, e quindi la stessa Precious, su questo punto sono irremovibili: Mary ha la colpa di non aver protetto sua figlia dal proprio carnefice, anzi, l’ha assecondato fino a diventare lei stessa una sua emanazione; la scelta di Lee Daniels di far scorrere in Tv il film La Ciociara, come un confronto tra due madri che vivono in maniera totalmente opposta lo stupro delle figlie, rende ancora più lampante quanto sia distorta la visione di Mary, tanto da farle perdere ogni tratto che la definirebbe madre. C’è da dire che, a tal proposito, perdonare non sempre è la condizione necessaria per andare avanti, a volte si può “solo” spezzare un meccanismo senza volerne comprendere gli ingranaggi, senza cercare giustificazioni per comportamenti irrazionali: Precious ora ha i suoi figli e con loro non sarà come sua madre.

La capacità di attribuire la colpa

Il grande merito del film non è tanto l’aver portato sul grande schermo un tema dal peso quasi insostenibile, quello della violenza fisica e sessuale, ma è piuttosto il modo in cui il regista Lee Daniels ha scelto di trattarlo, senza fronzoli o scorciatoie, ma andando dritto al punto, per quanto crudo possa essere.

Ed è proprio questa scelta ad aver reso il film credibile, non retorico: Precious non è una pellicola che piange su se stessa, magari fa piangere noi, ma la protagonista quasi mai, a lei basta rifugiarsi nelle sue fantasie dove le botte o gli stupri diventano cascate di flash e urla di approvazione dei suoi fan adoranti in un mondo in cui lei è la star.

L’unico momento in cui la macchina da presa stacca dal soffocante mondo di Precious, fatto di povertà, insulti e una terrificante routine che si ripete sempre uguale, è proprio quando la ragazza immagina di essere in un altro mondo in cui è una donna degna d’amore, una a cui aspirare, una donna da idolatrare e non una da riempire di botte.

Qui c’è un punto molto importante, Precious non desidera essere diversa, nei suoi sogni lucidi è sempre la stessa, stessa stazza, stesso viso, è quello che la circonda che cambia, non c’è un padre abusante, non c’è una madre violenta che le grida ogni giorno insulti e parole mortificanti, no; Precious sa di non essere lei quella sbagliata, sa che nulla è colpa sua, riconosce il male nei suoi genitori e nella vita che le hanno dato, sa che sua madre è ciò che la tiene ancorata a quella vita che non vuole e, anche se non se non trova una spiegazione a quel caos, sa che quell’eredità terrificante non può continuare con lei.

La realtà dietro la storia

Quella di Precious non è una storia realmente accaduta in senso stretto, ma è una storia che esiste, che accade a mille altre Precious nel mondo, soprattutto quando si parla di contesti disagiati, poveri o scarsamente alfabetizzati.

Sapphire è proprio questo che voleva raccontare nel suo romanzo Push, della violenza come macigno, come inconcepibile sofferenza ma anche come eredità che “si sceglie” se perpetrare o spezzare. Violenza dei genitori, degli estranei, degli adulti o dei coetanei, violenza che ci accade ma non ci definisce, non ci predestina, non ci plasma; come per la stessa Mo’Nique, attrice che qui interpreta l’odiosa madre, ma che ha raccontato di essere stata vittima di abusi sessuali, in giovane età, da parte di suo fratello; una scelta difficile quella di partecipare a tale pellicola, ma per l’attrice è stata una sorta di liberazione dal trauma, un percorso catartico. Insomma, la giovanissima Precious trova la sua voce grazie al riconoscimento di sé e all’esperienza dell’amore della sua insegnante, ma noi che siamo ormai tristemente abituati alla casa come cuore pulsante della violenza, che sia fisica o psicologica, di genere o rivolta verso incolpevoli figli, siamo sicuri di aver compreso come riconoscerla e arginarla?

Faq su Precious di Lee Daniels

Di cosa parla?

Precious è un film del 2009 che racconta la storia di una giovanissima ragazza di Harlem, vittima di violenze tra le mura di casa, che sceglie di riprendersi la sua vita e i suoi figli.

Perché è importante vederlo?

Precious è un film da vedere, non solo perché toccante e pieno di forza, ma soprattutto perché insegna che scegliere per sé stessi e lasciar andare il male è la scelta giusta.