Compie 10 anni uno dei film sull’antica Roma più incompresi e sottovalutati degli ultimi anni

Quando uscì, l’11 febbraio 2011, pubblico e critica non furono particolarmente entusiasti di The Eagle, peplum moderno diretto da Kevin MacDonald (già regista de L’ultimo re di Scozia), interpretato dal duo formato da Channing Tatum e Jamie Bell e con i lussuosi camei di Mark Strong e Donald Sutherland.

Il film è tratto liberamente dal romanzo L’aquila della IX legione di Rosemary Sutcliff (famosa soprattutto per libri per l’infanzia e l’adolescenza) e si sviluppa intorno al percorso di formazione del giovane centurione Marcus Flavius Aquila (si ok, come nome è abbastanza ridicolo), figlio di uno degli ufficiali della misteriosamente scomparsa Nona Legione.
Marcus, interpretato da Channing Tatum, è chiamato a prendere il comando di una piccola guarnigione nella Britannia assoggettata al controllo poco sicuro dei normanni, immediatamente coinvolto in un durissimo scontro contro i ribelli celti, viene ferito gravemente e pur se decorato per il suo valore, posto in congedo immediato. L’incontro fortuito con uno schiavo britannico chiamato Esca (Jamie Bell), lo spingerà ad una rischiosa impresa: passare il confine delimitato dal Vallo di Adriano e recuperare l’Aquila della IX Legione, che pare sia ancora nelle mani delle tribù del Nord.
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La scomparsa della IX Legione è una delle leggende più famose della storia militare romana, le fonti sul destino di essa sono confuse e portano a tre diverse interpretazioni: un possibile massacro subito dai Parti, un bagno di sangue durante le rivolte in Asia Minore e quella, meno accreditata, che la vuole trucidata dalle tribù al nord del Vallo di Adriano in Britannia.
L’episodio è stato rievocato anche in altri due peplum dello stesso periodo: il sanguinolento (e anch’esso sottovalutato) Centurion e il farsesco fantasy L’Ultima Legione. The Eagle, rispetto a questi due prodotti, abbraccia una dimensione molto meno epica che propone una sorta di buddy-cop in toga, con la severa ed ottusa personalità di Marcus contrapposta a quella molto più imprevedibile e ribelle di Esca.

Channing Tatum offre una recitazione buona, ha il fisico e il portamento adatto al ruolo anche se risente troppo di un’aria beffarda da surfer californiano, molto più in parte Jamie Bell, al quale, da sempre, calzano a pennello i panni dell’attaccabrighe. I due si aggirano per paesaggi di lugubre e selvaggia bellezza (il film è stato girato in Ungheria e Scozia) ben valorizzati dalla fotografia del premio Oscar Anthony Don Mantle, capace di rendere assolutamente eloquente il concetto di terra straniera e di una natura ostile e misteriosa. I costumi e il trucco di prim’ordine e rendono i nativi britanni, una nemesi alquanto affascinante ed inquietante, un simbolo più che di fiera opposizione all’invasore, di quel caos disordinato che ogni ribellione rabbiosa porta con sé. 

La regia di MacDonald è forse la cosa migliore di The Eagle con l’azzeccatissima scelta di ricorrere il meno possibile alla CGI per aumentare così la veridicità del tutto. Le due scene di battaglia iniziali, l’assedio e lo scontro campale, non sono solo caratterizzate da un’ottima rievocazione storica, ma anche da una selvaggia energia e una verosimiglianza a cui avrebbero dovuto aspirare anche altre produzioni.
The Eagle però ha un evidente difetto: oscilla tra due estremi, la strada dell’epica e quella di una ricostruzione lontana dai canoni hollywoodiani, non propende mai verso l’una o l’altra direzione e non riesce neanche ad allontanarsi dalla componente meno ricevibile e più retorica del romanzo della Sutcliff. 

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The Eagle
rispetta la gloriosa storia del Peplum nel non voler abbandonarsi a libertà stilistiche moderne, è un racconto molto coerente, finalizzato a guidarci indietro nel tempo per farci assaporare una avventura in cui domina la dimensione dell’amicizia virile esattamente come avveniva nei film di cappa e spada degli anni ’50 e ’60.

Nel romanzo della Sutcliff vi era una presenza femminile, gli sceneggiatori del film, forse sbagliando, la tolgono per dare spazio solo al viaggio dei due buddy-cop in toga che intraprendono il rispettivo percorso di formazione, imparano ad accettare l’uno la diversità dell’altro così come le debolezze e la diversa visione del mondo. Un mondo (romano naturalmente) che sa di decadenza, di fallimento e che verrà piano piano rinnegato da Marcus ed Esca farà lo stesso non riconoscendosi più nella realtà sanguinaria delle tribù del nord.

L’umiltà e il riguardo con cui MacDonald affronta uno dei misteri per eccellenza della Roma antica, rendono The Eagle immensamente superiore ad un kolossal fuori tempo massimo e confuso come il già citato L’Ultima Legione. Il non aspira a diventare un capolavoro, vuole solo intrattenere lo spettatore con una avventura lontana nel tempo. 

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