“E ora fate entrare questi Galli!”

– Giulio Cesare

Questo capolavoro dell’animazione francese, europea, internazionale e “GALLICA” risale al 1976 ma è ancora divertentissimo: Le 12 fatiche di Asterix (Les douze travaux d’Astérix), diretto da René Goscinny, Albert Uderzo, Henri Gruel e Pierre Watrin, occupa un posto speciale nella storia del cinema e nell’infanzia di molti.

Si tratta del terzo adattamento animato della celebre serie a fumetti Asterix, creato dagli stessi Goscinny e Uderzo, e arriva dopo Asterix il gallico (Astérix le Gaulois) e Asterix e Cleopatra (Astérix et Cléopâtre). A differenza dei primi due, questa è l’unica pellicola che presenta una sceneggiatura completamente originale, non basata su alcun albo a fumetti preesistente. 

Il lungometraggio è anche un capolavoro dello slapstick, dove troviamo tantissime gag legate al linguaggio del corpo dei personaggi, condito da brillante battute di spirito ed osservazioni talmente naturali dalla natura fanciullesca e al tempo stesso precise tanto da arrivare dritte al punto, che nell’insieme rendono quest’opera ancora più esilarante.

Les douze travaux d’Astérix: di cosa parla il lungometraggio

Il film si apre con il narratore che introduce la faida tra gli irriducibili Galli e i legionari Romani e si rompe praticamente subito la quarta parete: chi guarda sa già che qualsiasi sia la trama, ci saranno continue prese in giro.

Tornando alla storia, inizia tutto da Giulio Cesare, indotto dal Senato Romano a tenere in considerazione l’idea che questo villaggio di Galli sia composto da invincibili dei, visto le numerose sconfitte dei legionari. Giulio Cesare decide, dunque, di testare il villaggio facendogli affrontare dodici prove ispirate alle fatiche di Eracle e propone al capo dei Galli, il loro capo, Abraracourcix, la sfida: se le supereranno, otterranno il controllo dell’Impero romano, altrimenti si arrenderanno a Roma. Asterix e Obelix vengono incaricati di superare le prove, affiancati da un arbitro onesto, Caius Pupus.

Durante le “fatiche”, i due affrontano sfide fisiche e mentali, riuscendo a superarle con astuzia, forza e un pizzico di pozione magica. Tra le sfide più assurde e al tempo stesso verosimili, c’è la mitica corsa burocratica per il lasciapassare A38, che prende luogo nella “casa che rende folli”. Qui, il personale non fa altro che rimbalzare Asterix e Obelix da uno sportello all’altro, ma Asterix li batte al loro stesso gioco chiedendo l’immaginario lasciapassare A-39, così facendo l’addetto che con fare scocciato non vuole aiutare i protagonisti mentre tutti cercano la nuova circolare per l’A-39, per toglierli di torno concede loro il lasciapassare giusto. 

Alla fine, dopo aver superato ogni prova, Cesare riconosce i Galli come dei e cede loro il controllo dell’Impero romano, ritirandosi per una vita tranquilla con Cleopatra. Il villaggio festeggia il successo mentre Obelix, con la sua forza magica (perché è un cartone animato e tutto è possibile) si teletrasporta sull’Isola del Piacere con un cinghiale arrosto, dove trova Caius Pupus tra le prorompenti sacerdotesse.

Le 12 fatiche di Asterix, la recensione

La mano d’opera in Le 12 fatiche di Asterix, per avere più di 40 anni, resiste benissimo: complice la tecnica disneyana di utilizzare la stampante xerox, che permette di riutilizzare con facilità delle animazioni già fatte, evitando agli animatori di ricalcarle a mano, il film risulta dinamico, bello da vedere e mai noioso.

Le 12 fatiche di Asterix non ha niente da invidiare all’animazione 2D più recente, tantomeno alla CGI. Ci sono dei momenti in cui i tratti sono un po’ diversi e imprecisi, ma si nota davvero poco.

A differenza dei film precedenti di Asterix e Obelix, e di molti altri dell’universo animato, il tema musicale composto da Gérard Calvi accompagna la trama, ma non è mai protagonista. Questo vuol dire che non ci sono spezzoni cantati ed è sicuramente qualcosa da tenere in conto: solitamente, la popolarità dei film animati spesso punta proprio alle canzoni e al ricordo nostalgico che esse provocano.

Invece, in questo caso, Le 12 fatiche di Asterix è ricordato per l’assurdità dei dialoghi e delle situazioni che – contemporaneamente – è capace di prendere in giro la nostra realtà, per la simpatia dei personaggi e, nel caso della distribuzione italiana, per il magistrale doppiaggio italiano che ha fatto la scuola dei doppiatori attuali.
Per esempio, nella voce di Asterix prestata da Gianni Giuliano, si sente molto lo stile di un doppiatore più giovane protagonista del mondo del doppiaggio attuale, ovvero Claudio Moneta. In fondo, non sembra che la voce di Spongebob sia molto ispirata a quella di Asterix?

Come tutte le migliori pellicole animate, anche il film di Goscinny e Uderzo può essere apprezzato sia dai bambini e sia dagli adulti, sebbene su diversi livelli. La trama quasi episodica facilita la comprensione del testo visivo, ma la satira non è né sottile né così “in faccia” allo spettatore. 

Questo gioiellino dell’animazione sottolinea ad ogni visione il talento degli autori, dei disegnatori, del sogno dietro lo Studios Idéfix e della eredità che Le 12 fatiche di Asterix lascia al mondo dei cartoni animati. Per recuperarlo, è disponibile su Prime.