Presentato in concorso durante il 41° Torino Film Festival e ora, oltre a quelle itineranti lungo lo stivale, in proiezione evento anche nel trasteverino Unarchive Found Footage Fest (neonato festival sul riuso creativo del materiale d’archivio), Terra Nova – Il paese delle ombre lunghe del giovane regista Lorenzo Pallotta è un’esperienza audace capace di far immergere lo spettatore in spedizioni ai confini del mondo (e spingerle visivamente anche oltre).

Nel privilegio di poter prendere parte e, dunque, testimoniare la missione che nel 2023 vede la rompighiaccio italiana Laura Bassi inoltrarsi tra i più reconditi ghiacci dell’Antartide, Terra Nova rifugge la mera documentazione per costruire con arditezza un senso ulteriore e più profondo oltre al viaggio estremo come perseguimento dell’umana curiosità.

Amalgamando e confondendo immagini di repertorio provenienti dal passato di una nave costretta a fuggire alla morsa dei ghiacci per raggiungere la baia di Terra Nova nel 1988 e le riprese effettuate durante la spedizione contemporanea, Pallotta suggerisce un rispecchiamento intimo e quasi tangibile tra le esperienze tanto estreme condotte dai due equipaggi (e soprattutto del cineocchio dei due documentatori) in una temporalità melliflua che esalta la percezione di irriducibile estraneità a quei paesaggi ghiacciati.

L’esperienza così pervasivamente e sensorialmente disorientante, frutto di un’estetica mai banale tesa alla de-mitizzazione dell’evento, è funzionale alla costruzione di un ambiente quasi extraterrestre in cui le visualità e le sonorità sono in grado di far sprofondare lo spettatore nelle perigliosità di un viaggio oltre i confini stessi dell’umano.

Le suggestive musiche create dal duo di artisti Freddy Murphy e Chiara Lee, partendo dalle vibrazioni metalliche della nave, donano a Terra Nova il timbro di uno spazio alieno e misterioso che, in alcune delle migliori congiunzioni con le immagini del regista, rimandano persino ad alcune sensazioni inumane di carpenteriana memoria.

Il senso di estraneità più radicale sopraggiunge proprio nel finale (a recuperare subito l’unico momento di minore ricchezza immaginativa), quando la Laura Bassi approda al punto più a sud del pianeta mai raggiunto in precedenza, con l’inversione in negativo delle immagini che nasconde il patriottismo delle bandiere per esaltare la poeticità dell’entusiasmo tutto umano per il superamento dei propri limiti.

Tra volontà documentaristica e sensazioni fantascientifiche, tra materiale d’archivio e coraggio videoartistico, Terra Nova – Il paese delle ombre lunghe di Lorenzo Pallotta è un oggetto non identificato (e non identificabile) in cui è stranamente inebriante immergersi.