I segreti di Twin Peaks e Twin Peaks – Il ritorno sono due pietre miliari della serialità televisiva che ancora non perdono il proprio fascino
Siamo come il sognatore che sogna e poi vive dentro al sogno. Ma chi è il sognatore?
Twin Peaks – Il ritorno, Parte 14
Una domanda che è un cortocircuito, come tante di quelle senza risposta (perché non ce n’era mai davvero una) che il cinema di David Lynch ci ha posto.
Teniamola in sospeso, per ora, prima di tornare attraverso la nebbia boschiva a Twin Peaks, un luogo dalle proprietà mitopoeitiche che ha reso l’omonima serie un mondo secondario palpitante capace di ridefinire le potenzialità della serialità e “infestare” le televisioni di tutto il mondo.
Prima con le due stagioni de I segreti di Twin Peaks e poi, a distanza di più di un ventennio, con il revival Twin Peaks – Il ritorno, David Lynch e Mark Frost hanno dischiuso le porte a una nuova epoca della narrazione televisiva (la famigerata quality television o, per meglio dire, la complex television di Mittell).
La maggiore orizzontalità dell’intreccio che si apre transmedialmente allo spettatore (basta ricordare il film Fuoco cammina con me o la fortuna editoriale de Il diario segreto di Laura Palmer e di Twin Peaks. Il dossier finale) per esortarlo a scovare gli indizi in una partecipazione attiva alle indagini è divenuta, così, il modello della serialità dopo la messa in onda di quel capolavoro che continua ancora oggi a orientare il discorso critico.

Come nasce, muore e risorge un capolavoro
Ci vediamo tra venticinque anni.
Laura Palmer in I segreti di Twin Peaks
Era il 1990, prima del “Say my name” di Breaking Bad e del “Winter is coming” de Il Trono di Spade, persino prima dei misteri di Lost e X-Files, c’era la domanda che solleticava la curiosità di milioni di spettatori: “Chi ha ucciso Laura Palmer?”
Attorno al turpe omicidio di una liceale, Lynch, già auteur cinematografico affermato reduce da Velluto blu, affiancato da Mark Frost (penna dietro Hill Street Blues, non uno sprovveduto), prende le redini del piccolo schermo in una transizione ai tempi senza precedenti.
Da lì si dipana una storia produttiva fatta di istintività in perfetto stile lynchano (senza il fortuito caso di un attrezzista in scena non avremmo l’iconico ghigno di BOB) che, dopo una prima stagione memorabile, inizia nella seconda un lento declino. Alcune scelte sconsiderate dell’emittente ABC, tra cui quella di rivelare fin dalle prime puntate l’assassino della giovane, unite all’allontanamento del regista dalla direzione creativa (in quel momento alla produzione di Cuore Selvaggio) hanno provocato un crollo degli ascolti che ne ha impedito il rinnovo.
Ma le prime due stagioni, che, mescolando soap opera, poliziesco e noir in una forma televisivamente nuova, avevano progressivamente abbracciato il surrealismo lynchano, trovano una prima conclusione proprio con il ritorno dietro la macchina da presa del regista. Con uno dei cliffhanger più celebri della storia, I segreti di Twin Peaks si conferma un fenomeno di culto globale.

Se, come un richiamo irresistibile, Lynch fa per una seconda volta ritorno alla cittadina con Fuoco cammina con me, un prequel cinematografico dalle tinte ben più horror che mostra gli avvenimenti che hanno portato all’uccisione di Laura Palmer, è nel 2017 (ventisei anni dopo, quasi a voler avverare la profezia scagliata dalla ragazza) che l’autore e Mark Frost tornano per Showtime alla creazione della tanto agognata terza stagione.
E il risultato è nuovamente eccezionale: grazie a una libertà creativa senza pari i due autori confezionano 18 parti (non episodi, ma appunto parti che compongono, secondo il regista, «un film di 18 ore») che non sono il ritorno ai modelli del 1990, e neanche a quelli della televisione contemporanea che Twin Peaks ha contribuito a plasmare, ma rappresentano le estreme (e, ahimè, ultime) conseguenze della poetica lynchana dopo l’esperienza di Inland Empire.

Twin Peaks: un orrore durato ventisei anni
Attraverso l’oscurità del futuro passato, il mago desidera vedere. Uno canta tra due mondi: Fuoco… cammina con me.
Mike in Fuoco cammina con me
“Chi ha ucciso Laura Palmer?” una domanda che, rimbalzando sull’effige perturbante della liceale, tormenta i cuori di Twin Peaks e spaventa quelli degli spettatori. Nella cittadina immaginaria dello Stato di Washington il delitto conduce il detective dell’FBI Dale Cooper (il sodale compagno di Lynch, Kyle MacLachlan) a collaborare con lo sceriffo Harry Truman per risolvere il caso.

Le indagini, però, non solo porteranno, come già in Velluto blu, a trovare il marciume che si annida dietro i candidi steccati della periferia americana, ma condurranno anche a una comprensione più profonda della realtà metafisica della vita: un’esistenza sconvolta da esseri che trascendono la realtà in una lotta atavica tra il bene e il male.
L’incontro in particolar modo con uno malvagio di questi, il mefistofelico BOB, ha rivelato la sua mano dietro l’assassinio della ragazza e, nel tentativo di catturarlo, Dale Cooper finisce intrappolato nella Loggia Nera per venticinque anni. Quando riuscirà a uscirne, tenterà di estirpare il male da Twin Peaks e avere giustizia per Laura Palmer.

Doppi, stanze rosse e la banalità del male
I gufi non sono quello che sembrano.
Il Gigante in I segreti di Twin Peaks
Twin Peaks sembra riprendere lì, dove Velluto blu aveva terminato, nelle periferie di un’America i cui orrori sono prontamente nascosti dietro la porta di casa. In questo paesaggio tanto familiare, eppure al contempo straniante, si muove il protagonista Dale Cooper, archetipo lynchano che ricalca proprio il Jeffrey Beaumont interpretato al cinema sempre da MacLachlan. Le indagini, sospese acrobaticamente tra noir, melodramma e surrealismo (che alchimia!), scalfiscono lentamente questa patina di perbenismo borghese rivelandone le nevrosi.
La “banalità del male” verrebbe semplicisticamente da richiamare, ma qui in verità la malvagità è tutt’altro che banale, vi si annida solamente dentro, crescendo come un tumore fantasmatico. Da qui, i traumi dell’inconscio generano mostri, doppi (Bergman e Hitchcock grandi numi tutelari) e proiezioni che si fanno carne spettrale, lasciando o barattando la dimensione del sogno per tormentare quella del reale.

Con un’eccezionale comprensione intuitiva della psicanalisi, l’intera epopea di Twin Peaks sembra tracciare questo nastro di Möbius in cui, senza riuscire quasi a trovare un inizio, le nevrosi generano quegli inconfessabili orrori domestici che andranno poi a causare a loro volta nuovi traumi. Una spirale che, riproducendo una visione disincantata della periferia americana, si muove tra sogno e realtà, stabilendo un rapporto di parità tra le due dimensioni esistenziali.
Le trasognate (e inquietanti) melodie di Badalamenti e un sound design che costruisce una drammaturgia autonoma intrecciano le sorti negli spazi laminali della Loggia Nera, una dimensione altra che, riprendendo la lezione surrealista, non è fuga nell’irrealtà, ma è la possibilità di una realtà superiore, più vera poiché più profonda, che Lynch ha ricercato in tutta la sua filmografia. Ed il sogno, sembra averci insegnato, è l’unico mezzo con cui accedervi.

Twin Peaks – Il ritorno, Parte 8
Questa è l’acqua, e questo è il pozzo. Bevi a sazietà e scendi. Il cavallo è il bianco degli occhi e il buio all’interno.
Woodsman in Twin Peaks – Il ritorno, Parte 8
Se ce n’è mai stata una unica in tutto il coerente cinema lynchano, questa è stata la (palin)genesi del male. Ha avuto inizio tutto qui, nella Parte 8 di Twin Peaks – Il ritorno, tra le escrescenze gassose del Trinity Test, dove cinque perturbanti minuti fanno scontrare in una fissione nucleare cinema surrealista ed espressionismo astratto, 2001: Odissea nello spazio e gli incubi su tela dello stesso regista, il tutto nello schermo televisivo.
Un ampliamento del visibile televisivo ancora senza precedenti che mostra delle immagini più grandi del piccolo schermo, più grandi di quello cinematografico e più grandi della vita stessa.

Quale futuro possibile a Twin Peaks?
In che anno siamo?
Dale Cooper in Twin Peaks – Il ritorno
In quasi un trentennio di gestazione, che si vociferava continuasse per un’ipotetica quarta stagione fino agli ultimi anni di vita di Lynch, poteva esserci un finale (lieto era chiedere troppo) per Dale, Laura e la cittadina di Twin Peaks? Come di consueto, sarebbe stato troppo banale per il regista, così la Parte 17 e 18 di Twin Peaks – Il ritorno terminano con un agghiacciante cul-de-sac.
*Attenzione spoiler!

Cooper e Laura, riapparsi come fantasmi (transmediali) a salvare quest’ultima durante gli avvenimenti di Fuoco cammina con me, fanno poi ritorno in una Twin Peaks mutata, con un altro nome. Bussando a quella casa d’infanzia della ragazza dove si erano consumate molte atrocità, ad aprire la porta vi è l’ignara proprietaria dell’abitazione usata realmente come location.
Lo spettatore viene trascinato all’interno della visione o la finzione si fa mondo, come faceva BOB, e la stordente consapevolezza che l’indicibile sofferenza di Laura non fosse reale è troppo da sostenere. Un grido forsennato a scuotere quella casa infestata. Fine.
Siamo tornati dunque ai cortocircuiti: quale sia il sogno e quale la realtà, quale l’esistenza della finzione e quale la finzione dell’esistenza non ha molta importanza.
L’intera epopea di Twin Peaks è, e rimarrà a lungo, uno snodo fondamentale della narrazione audiovisiva, capace di influenzare ancora oggi l’immaginario. Twin Peaks è forse un sogno in cui Lynch, il vero sognatore, viveva e di cui, infine, ci aveva fatto dono, rendendocene espressamente parte integrante, secondo un volere che, a posteriori, sembra testamentario.
FAQ
Perché guardare oggi Twin Peaks?
Per comprendere da dove abbia origine l’attuale modello di serialità televisiva e, con la terza stagione, per vedere cosa potrebbe essere in futuro. Ma anche per scoprire chi ha ispirato True Detective, Lost e Riverdale, molto cinema di M. Night Shyamalan e il The Kingdom di Lars von Trier, videogiochi come Deadly Premonition e, sopratutto, la saga di Alan Wake.
Da quante puntate è composta la serie completa?
Twin Peaks conta di otto puntate per la prima stagione, ventidue per la seconda e diciotto per la terza, per un totale di quarantotto puntate, a cui si aggiunge il film Fuoco cammina con me.
Per approfondire
Per approfondire l’impatto che la serie di Twin Peaks ha avuto sull’immaginario e sui modelli narrativi si consiglia la lettura del bel volume curato da Mario Tirino e Adolfo Fattori dal titolo Black Lodge. Fenomenologia di Twin Peaks.
