Il Grinta – True Grit di Joel e Ethan Coen compie 10 anni. 

I fratelli Coen ci hanno da sempre abituato ad una grande audacia stilistica unita ad un amore per la commistione e l’alterazione dei generi cinematografici, si sono cimentati con il noir, la commedia e il crime. Quando, esattamente 10 anni fa, fecero il loro personale western in molti rimasero stupiti.
Il 18 febbraio 2001 arrivò nelle sale arrivò Il Grinta, remake del mitico western che fruttò un Oscar a John Wayne.
Il tentativo da parte dei Coen, di creare un western che, da un lato si differenziava moltissimo dall’originale del 1969, dall’altro sposava atmosfere e tematiche, molto più connesse al romanzo di Charles Portis del 1968 fu apprezzato sia dal pubblico che dalla critica internazionale.

La storia de Il grinta è nota: la giovane Mattie Ross (Hailee Steinfield) arruola il vecchio, scorbutico e feroce Rooster Cogburn (Jeff Bridges) affinché l’aiuti a mettere le mani su Tom Chaney (Josh Brolin), che le ha ucciso il padre e rubato due cavalli e una somma d’oro.
Sulle tracce del feroce Chaney, vi è però anche il pomposo Texas Ragner La Bouef (Matt Damon) deciso a riportare il criminale in Texas per farlo impiccare.
Nonostante le obbiezioni dei due temprati uomini di frontiera, alla fin fine la giovane Mattie riuscirà ad unirsi alla coppia di segugi. Sparatorie, morti e drammi, porteranno la giovane dentro un mondo a lei estraneo fatto di violenza, uomini duri e la spietata legge della sei colpi.
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Il film del 1969, diretto con mano magistrale da Henry Hathaway, era stato sicuramente condizionato dal dover spostare l’attenzione sul divo del west per eccellenza John Wayne, all’ultimo vero, grande ruolo di successo della sua gloriosa carriera e si era allontanato molto dal romanzo di provenienza.
Il west che proponeva Il grinta “originale” era un west in cui si avvertiva già forte l’influenza di un filone al termine, parzialmente revisionista e disincantato, tuttavia permaneva comunque una forte componente epica, ma anche di romanticismo.

Il Grinta dei Coen è un film molto diverso da quello del 1969, anche per una ricerca molto più approfondita sul versante linguistico. La Bouef parla in modo diverso da Mattie e da Cogburn, in un certo senso ha sovente un atteggiamento quasi snob nel loro confronti.
Mattie poi, viene mostrata dai Coen in un modo che la rende sicuramente molto più infantile, pedante e volendo fastidiosa rispetto all’interpretazione di Kim Darby nel ’69, soprattutto per una differente età all’interno della storia.
L’intento dichiarato del film, di rimarcare la componente religiosa del personaggio della bambina, rende il contrasto con il vecchio Grinta ancora più stridente, infatti l'”eroe” interpretato magistralmente da Jeff Bridges (non a caso nominato agli Oscar) è un uomo burbero e rude, spietato con gli altri, ma anche e soprattutto con se stesso.

Il film conferma l’amore dei due registi per i personaggi eccentrici, strambi, per i reietti della società, per coloro che decidono di andare per la loro strada incuranti del mondo in cui vivono. In fin dei conti non è poi così azzardato vedere in Cogburn quasi un antesignano di Lewbowski o di uno dei tanti spiriti liberi che hanno animato la loro cinematografia.
La passione per il genere western diventa quasi religioso rispetto con l’antagonista Pepper (Barry Pepper), descritto come un cattivo, ma non un mostro, semplicemente un uomo del suo tempo, come lo è lo stesso Cogburn.

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Altri generi erano stati affrontati in modo molto più disincantato e volendo anche sferzante da parte dei Coen, ma Il Grinta invece è sentitamente un western classico: ci sono i buoni, i cattivi, c’è la vendetta e la giustizia della frontiera. Sicuramente vi è uno sguardo realista a quel periodo storico: la morte assedia la giovane protagonista, tutto è vissuto attraverso i suoi occhi, a modo suo è quindi anche un film di formazione, che richiama talvolta ad un altro grande western con John Wayne: I Cowboys di Mark Rydell. Affiora, in modo preponderante e tristemente reale, un west fatto di violenza e brutale ignoranza, che sovente accarezza anche le note tragiche e ironicamente spietate della tradizione degli spaghetti western, senza comunque rinunciare ad una ricerca storica e sociale precisa e puntale. 

Il Grinta ci mostra anche la doppia moralità dell’America, dove il bene o il male sono soggettivi e solo un concetto temporale stabilito da una sei colpi e da una giustizia che ha il sapore del taglione biblico. La stessa Bibbia che cavalca con la giovane Mattie, è la sua chiave per decifrare il mondo, così come lo è per quell’America profonda che il cinema dei Coen ci ha mostrato spesso.

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