What We Do in the Shadows: vampiri a Staten Island

Dal 2019, la serie What We Do in the Shadows (FX/Hulu, in Italia su Disney+) porta avanti l’esperimento comico già avviato dal film omonimo del 2014 di Taika Waititi e Jemaine Clement. Ma invece di limitarsi a ripetere la formula, la serie allarga l’universo e lo arricchisce: nuovi personaggi, nuove dinamiche e una satira ancora più pungente che trasforma il mito dei vampiri in una lente surreale sulla società contemporanea.

I protagonisti: vampiri (troppo) umani

Nandor – il conquistatore nostalgico

Un tempo temuto guerriero dell’impero ottomano, oggi Nandor passa le sue giornate a tentare invano di imporsi come leader. Autoritario ma insicuro, il suo eterno sguardo al passato diventa una parodia della classe dirigente incapace di adattarsi.

Laszlo – il dandy libertino

Laszlo è il vampiro colto, eccentrico e vanitoso, simbolo di un aristocratico decaduto che trova sempre un modo per trasformare ogni occasione in farsa. Memorabile la sua passione per la musica e i travestimenti.

Nadja – la regina del sarcasmo

Forte, passionale e ironica, Nadja è la vera anima della casa. Il suo personaggio gioca con l’archetipo della vampira femme fatale, ribaltandolo in chiave sarcastica e femminista.

Colin Robinson – il vampiro energetico

Forse la creazione più originale della serie: un impiegato grigio che non si nutre di sangue ma della noia altrui. Satira perfetta del mondo dell’ufficio e delle relazioni tossiche, Colin è diventato il simbolo di una comicità sottile e corrosiva.

Guillermo – il famiglio con un segreto

Devoto servitore dei vampiri, Guillermo sogna di essere trasformato. Ma la sua genealogia rivela un destino opposto: discende da Van Helsing, il più celebre cacciatore di vampiri. Una contraddizione che alimenta conflitti, gag e risvolti drammatici.

Dal gotico al quotidiano: satira e metacinema

La forza della serie sta nel mischiare il folklore gotico con problemi banali e contemporanei.
I vampiri, di episodio in episodio, devono affrontare le regole del vicinato, la burocrazia dell’“Alto Consiglio dei vampiri”, l’impatto dei social media e non ultimo il confronto con la cultura popolare moderna.

Ma dietro la parodia, la serie offre uno sguardo lucido sul presente: l’eternità diventa una metafora dell’immobilismo politico e sociale, mentre l’inadeguatezza dei vampiri riflette quella degli outsider di oggi.

What we do in the shadows : tra Nosferatu e sitcom

La serie What We Do in the Shadows si muove in un territorio di confine: da un lato è figlia della tradizione gotica, dall’altro figlia della televisione contemporanea, fatta di sitcom, reality e format documentaristici. Questo cortocircuito è il suo vero punto di forza.

I riferimenti colti non mancano: dal vampiro espressionista di Nosferatu (evocato nella figura grottesca di Barone Afanas) alle atmosfere decadenti di Intervista col vampiro, passando per il gotico letterario di Bram Stoker. Ma qui ogni elemento viene ribaltato in chiave parodica, ridotto a un rituale domestico o a un imbarazzo quotidiano.

Allo stesso tempo, la serie dialoga con la cultura pop contemporanea: dal linguaggio dei reality show trasformato in serie (The Office, Modern Family) alla satira sociale che ricorda The Simpsons o South Park. La trovata del mockumentary diventa un ponte tra passato e presente: l’orrore nobile e romantico si dissolve nella comicità slapstick e nel cringe televisivo.

In questo senso, la serie non è soltanto una parodia, ma un’operazione metacinematografica: omaggia il mito vampirico riconoscendone la forza iconografica, ma ne mostra l’inadeguatezza di fronte alla modernità. Il risultato è una riflessione ironica e sorprendentemente lucida sulla crisi delle figure di potere: immortali, sì, ma goffamente fuori tempo massimo.

What We Do in the Shadows: il lato comico dell’oscurità

Con What We Do in the Shadows, la TV ha trovato una delle sue commedie più originali: una serie che ride dei vampiri e con i vampiri, trasformandoli da creature dell’orrore a specchi grotteschi della nostra goffaggine quotidiana.

In un panorama saturo di prodotti fantasy e horror, questo mockumentary resta unico: un cult che dimostra come persino le ombre possano far ridere… a crepapelle.

FAQ – Domande frequenti sulla serie TV

La serie è un sequel del film?

No, non è un sequel ma un’estensione dello stesso universo, con nuovi personaggi e ambientazione.

Che tipo di comicità propone?

Alterna umorismo deadpan, gag surreali e satira sociale, con un ritmo da sitcom e il linguaggio del documentario.

Dove si può vedere la serie in Italia?

È disponibile su Disney+ (sezione Star), distribuita da FX/Hulu.

Perché piace a pubblico e critica?

Perché unisce la tradizione gotica a temi attuali come il lavoro, l’identità e le dinamiche di potere, senza mai rinunciare al divertimento puro.