Non è facile ambientare un intero lungometraggio all’interno di un unico ambiente (peggio ancora se piuttosto circoscritto). Non è facile, ma, quando si riesce nei propri intenti, ciò che può venirne fuori è qualcosa di memorabile, quasi rivoluzionario nel proprio genere. Ci è riuscito il regista Steven Knight nel 2013 con il suo Locke (con uno straordinario Tom Hardy nel ruolo del protagonista), così come ci è riuscito anche Rodrigo Cortés con il claustrofobico Buried – Sepolto (2010), giusto per fare qualche esempio. Volendo fare un piccolo salto indietro nel tempo e una breve incursione nello spesso sottovalutato cinema di Serie B, invece, non possiamo non menzionare l’adrenalinico Pontypool – Zitto… o muori, realizzato dal cineasta canadese Bruce McDonald nel 2008, nonché vera e propria chicca per gli amanti del cinema di genere (e non solo).
Qual è la particolarità di Pontypool – Zitto… o muori?

Come già menzionato, il tutto si svolge in un’unica, confinata location, per la precisione all’interno di una piccola stazione radiofonica. Ci troviamo, dunque, nella piccola cittadina di Pontypool, in Canada.
Lo speaker radiofonico Grant Mazzy (impersonato da Stephen McHattie) è alquanto frustrato nella sua professione, dal momento che le principali notizie locali riguardano solamente fatti di poca importanza e di scarso interesse. Un giorno, tuttavia, le cose cambiano.
Ciò accade nel momento in cui un misterioso virus inizia a diffondersi tra la popolazione locale, trasformando gli abitanti in una sorta di zombie cannibali, soliti attaccare la gente mordendo le loro bocche. Cosa avrà provocato la diffusione di tale virus? E se lo stesso potesse diffondersi proprio tramite determinate parole? Spetterà proprio al nostro Grant e alle sue assistenti avvisare la popolazione e tentare di metterla al sicuro.

Una sola location, pochi, essenziali personaggi, una minaccia incombente che viene dall’esterno. E poi, non per ultimi, l’importanza delle parole e lo straordinario potere che le stesse portano con sé. Già da una prima, sommaria lettura della sinossi ci rendiamo conto di trovarci davanti a qualcosa di unico nel proprio genere.
Di fatto, Bruce McDonald, nell’ispirarsi al romanzo Pontypool changes Everything di Tony Burgess, ha avuto un’ottima intuizione nel regalarci una singolare versione dei già leggendari zombie, dando vita, al contempo, a un prodotto sottile e intelligente, che finisce ben presto per rivelarsi molto più (tristemente) attuale e urgente di quanto inizialmente potesse sembrare.
Il tempo non gioca a favore dei nostri protagonisti. Bisogna fare di tutto per fermare l’epidemia, pur non avendo la necessaria libertà di spostamento.
Ma quale saranno le parole che hanno dato il via a tutto ciò?

Realizzato con un budget relativamente basso, Pontypool – Zitto… o muori, malgrado qualche piccola forzatura registica e naturali imperfezioni, è indubbiamente un film che appassiona e che, dopo una prima parte di “attesa”, in cui l’adrenalina cresce costantemente (giocando anche sul fatto che, come ben sappiamo, il non visto e il fuori campo svolgono spesso in tal senso un ruolo decisivo), ci regala una seconda parte ben più movimentata, condita di quando in quando anche con un gradito humour.
È un peccato, dunque, che oggi siano in pochi a ricordare questa piccola e preziosa pellicola di Bruce McDonald. Ma, fortunatamente, si è sempre in tempo per recuperare questo piccolo tassello della storia recente del cinema horror di serie b, per lasciarsi travolgere da una storia semplice e graffiante allo stesso tempo.
Attenti a non farvi contagiare!
