Valeria (Paola Cortellesi) e Nicola (Antonio Albanese), brillanti ingegnere e ginecologo, sono sposati da 15 anni e hanno tre figli: Matteo, Viola e Giulietto. Equilibrati e ragionevoli decidono di divorziare in tutta serenità, resisi ormai conto che la passione è svanita e che negli anni sono diventati nient’altro che “una coppia di amici”.

L’unico ostacolo all’inizio sembra quello di comunicare la notizia ai loro ingestibili figli: irrequieti, maleducati, violenti e sempre strafottenti nei confronti di genitori, babysitter e con chiunque capiti loro a tiro. Nel frattempo per entrambi si presenta l’occasione di un importante lavoro all’estero: Valeria decide di rinunciare alla sua occasione e di permettere a Nicola di partire per il Mali con Amref come ha sempre sognato. Ma le cose cambiano quando scopre che il marito ha una tresca con una giovane e bella infermiera (Matilde Gioli): ferita nell’orgoglio e, forse, ancora innamorata di Nicola, Valeria decide così di non rinunciare alla sua occasione all’estero e di “scaricargli” i figli costringendolo a rimanere in Italia. Inizia così tra i due una guerra senza esclusioni di colpi su chi non avrà l’affidamento dei figli pestiferi.

Nelle sale dal 14 febbraio, Mamma o Papà? è il nuovo film di Riccardo Milani che dopo Scusate se esito! del 2014 ritorna a lavorare con Paola Cortellesi (sua moglie) che è anche co-sceneggiatrice insieme a Giulia Calenda. Remake del film francese Papa ou maman di Martin Bourboulon del 2015 conferma la tendenza tutta italiana degli ultimi anni di “pescare” da produzioni straniere storie di successo da “convertire” in italiano.

L’esempio più lampante è sicuramente Benvenuti al sud, campione di incassi ispirato alla commedia francese Giù al nord. Se per il film di Luca Miniero gli elementi che decretano la buona riuscita di un film comico (sceneggiatura, ritmo, cast) si sono rilevati efficaci lo stesso non si può dire di Mamma o Papà?. Un soggetto accattivante, scorretto e grottesco: due genitori che pur di avere la meglio l’uno su l’altra sottopongono i figli alle peggiori prove di sopportazione pur di non avere la loro custodia, cosa che nessun padre o madre sensati e amorevoli farebbero. Il film parte in quinta, sostenuto dal talento indiscutibile dell’inedita coppia cinematografica Albanese e Cortellesi e della loro trascinante verve comica, ma la storia si indebolisce neanche a metà, lasciando il posto a siparietti eccessivi che all’inizio strappano qualche risata ma finiscono per diventare monotoni.

L’argomento trito e ritrito della crisi di coppia, dell’eterna lotta tra sessi del quale il cinema si è ampiamente nutrito, viene raccontato in questo film senza convinzione frutto di una sceneggiatura debole e di una scrittura dei caratteri troppo stereotipata: la moglie stressata che si divide tra lavoro e figli, disinteressata al sesso che tratta il marito come un “post-it”; il marito stufo che si consola con una donna più giovane.

Una guerra che fa il verso a quella celebre e più avvincente “dei Roses”: ma non basta lanciarsi oggetti addosso, distruggere la casa per raggiungere il livello della caustica commedia di DeVito. Persino le “mazzate” che si danno appaiono fiacche: un riflesso sbiadito di quelle “epiche” di Giancarlo Giannini e Mariangela Melato in Travolti da un insolito destino e di Monica Vitti e Alberto Sordi in Amore mio aiutami, veri emblemi cinematografici di scorrettezza e della travolgente (e spesso violenta) passione tra uomo e donna, delle contraddizioni della vita di coppia oscillante tra amore e monotonia.