Aria di feste e romanticismo sono praticamente sinonimi nella nostra cultura occidentale, ma Carol è una storia diversa, che tiene il fiato sospeso.
Nel 2015 il regista Todd Haynes e lo sceneggiatore Phyllis Nagy rendono settima arte il romanzo The Price of Salt di Patricia Highsmith, scritto nel 1952 e pubblicato nuovamente con il titolo di Carol nel 1990.
Ambientato a New York durante la Guerra Fredda, la pellicola si pregia di un cast estremamente magnetico formato dall’eterea Cate Blanchett, la versatile Rooney Mara e l’espressiva Sarah Paulson, che qui ha un ruolo secondario: la storia parla di Therese Belivet (Rooney Mara), una giovane impiegata in un grande magazzino, e di Carol (Cate Blanchett), una casalinga che si trova a fare compere natalizie per la figlia.

Tra uno sguardo, dei guanti lasciati apposta e giocattoli, le due da lì a poco si conosceranno meglio e scopriranno che Carol ha un marito che non la rende felice, mentre Therese ha un pretendente che non le interessa e un portfolio fotografico da realizzare. Le due donne si innamorano, sfidando i giudizi interiorizzati in loro stesse e quelli esterni del tempo storico in cui si ritrovano.
Carol, l’amore omosessuale è un elefante nella stanza
“Niente accade per caso, e tutto torna al punto di partenza”
– Carol
Come una coperta calda che fa da fortino, l’amore in Carol è un luogo sicuro per le protagoniste, onnipresente tra le parole elusive, gli sguardi e i silenzi. Ma anche nella passione, breve ma intensa, che travolge con grazia. Il regista Todd Haynes imprime su pellicola tale delicato gioco delle parti, con un’osservazione esterna che si fa linguaggio chiave per capire ciò che succede tra Carol e Therese, che sono due donne molto diverse tra loro.
Ciò che c’è tra di loro è per la maggior parte “indicibile”, per questo l’occhio del regista si affida molto ad un linguaggio del corpo, paraverbale e, in un’ottica formalista, la telecamera si sofferma sui campo-controcampo in spazi chiusi, dove il magnetismo tra le donne è un rimbalzo circolare, come la storia di Carol e Therese che inizia e si conclude (forse) con sorrisi accennati trainati dai loro celesti occhi, che si riconoscono e si desiderano.
L’atmosfera nel film è frutto di una scelta precisa

Seppur essendo un film del 2015, Carol sembra cristallizzato in un tempo più lontano. Questo perché Todd Haynes sceglie di girare in pellicola 16mm, creando quel disturbo granuloso che richiama la street photography degli anni ‘50, in particolare alle opere di Ruth Orkin, Helen Levitt, Esther Bubley e Vivian Maier, cui stile fotografico è basato sull’utilizzo di finestre e riflessi, gli stessi elementi che Haynes ripropone nel film. Inoltre, il riferimento cromatico in Carol si basa sulle diapositive Ektachrome, pellicole fotografiche a colori di quel tempo che restituiscono una tavolozza meno satura.
Carol, i simbolismi nel film
Si è detto come in Carol, tutti i personaggi sono visti attraverso vetri o riflessi per simboleggiare una sorta di prigione in cui i personaggi non possono esprimersi liberamente, ma ci sono altri elementi che potrebbero essere letti su un livello aggiuntivo. Prima di tutto, i colori natalizi, leggermente ovattati, sono onnipresenti nelle ambientazioni quanto nei costumi: il rosso e il verde, vivaci e quasi ribelli, non prevalgono mai l’uno sull’altro, si intrecciano in una composizione accogliente anche sui corpi delle protagoniste, e simboleggiano la loro compatibilità. Questi, però, vengono spesso interrotti dalle scale di marrone e di grigio, allegorie della borghese e asettica conformità sociale: lo troviamo sui vestiti delle protagoniste quando sono lontane l’una dall’altra, sui costumi dei personaggi maschili e, in generale, quando in scena Carol e Therese non ci sono.
Un altro elemento peculiare della storia è l’utilizzo dei treni come doppio simbolo di prigionia e di fuga. Nell’intervista pubblicata su New City Film, il giornalista Ray Pride chiede proprio a Todd Haynes l’intenzione di tale scelta. Dall’inquadratura iniziale con il suono del passaggio sui binari e della grata della metropolitana, passando per il treno giocattolo che voleva Therese da piccola (scelta inusuale per i canoni di genere), Haynes ritiene che i treni rispecchiano lo stazionamento delle protagoniste, ma anche la loro voglia di liberarsi dai vincoli, di rincorrere ció che davvero vogliono, metafore già presenti nel libro.
FAQ – Carol

Dove viene girato Carol?
La plumbea neve del film è la giusta ambientazione per questo film che parla di un amore soffocato. Seppur la storia parla di New York, le riprese vengono effettuate in Ohio, precisamente a Cincinnati, perché l’architettura della città ricorda l’aspetto di New York negli anni cinquanta.
Chi è Todd Haynes?
Todd Haynes, classe 1961, è il cineasta americano delle storie queer. Il suo interesse non è un morboso occhiolino alla cultura pop, ma un vero e proprio bisogno di scavare a fondo nelle emozioni delle persone in relazioni non convenzionali. Si occupa anche di biografia di musicisti, tanto che il suo debutto è il cortometraggio del 1987 intitolato Superstar: The Karen Carpenter Story, che racconta la vita della cantante Karen Carpenter, usando le Barbie come attori. Il suo primo lungometraggio è del 1991 ed è intitolato Poison, con il quale vince il Gran Premio della Giuria al Sundance, illuminando il tema dell’AIDS. Nel 1995 dirige Safe, storia di una casalinga, interpretata da Julian Moore, che impazzisce perché affetta da una malattia autoimmune, e nel 1998 firma Velvet Goldmine, un omaggio al glam rock, film premiato a Cannes. Maggiori riconoscimenti arrivano nel 2002, con la nomination agli Oscar per la Migliore Sceneggiatura Originale con Far from Heaven. Da quel momento, Haynes dirige diversi film acclamati come I’m Not There, Wonderstruck, Dark Waters, The Velvet Underground e May December. Nel suo curriculum figura, inoltre, la serie Mildred Pierce, che ottiene tre nomination agli Emmy. Una carriera fitta la sua, in cui sceglie di narrare la sovversione: nelle storie omoerotiche è sinonimo di una forza latente che vuole ribaltare le repressive norme sociali mentre, nelle biografie degli artisti, la sovversione sposa la loro produzione creativa, capace di offrire uno spiraglio in una società che mette sempre in disparte il tocco umano.
Come è stata l’accoglienza?
Carol ottiene ben sei candidature ai Premi Oscar, una candidatura ai David di Donatello, quattro candidature ai Golden Globes, nove candidature ai BAFTA, altrettante ai Critics Choice Award, due candidature ai SAG Awards e una candidatura ai Writers Guild Awards e ai AFI Awards, ma è solo il Festival di Cannes che premia la pellicola. Il film ha solo dieci anni, ma è un cult nei queer media e, nonostante la natura tematica tristemente divisiva, secondo la fonte The Numbers in Italia incassa circa 2 milioni di euro.
