Negli ultimi anni, l’inquinamento e l’impatto devastante delle attività umane sull’atmosfera sono al centro di un dibattito globale. È una questione spinosa che ci riguarda tutti, nessuno escluso. Purtroppo, in una società moderna e capitalista, nonostante ci sia chi si batte per una buona causa ci sarà sempre qualcuno più interessato al proprio tornaconto personale. Il denaro è il fine supremo, le milioni di vite messe a rischio solo un incidente di percorso.

Cattive Acque è il nome della nuova pellicola diretta da Todd Haynes (Lontando dal paradiso, Carol) con Mark Ruffalo ed Anne Hathaway. La storia si basa sull’articolo del New York Times del 2016, The Lawyer Who Became DuPont’s Worst Nightmare, scritto da Nathaniel Rich sullo scandalo dell’inquinamento idrico di Parkersburg. Ruffalo veste i panni di Robert Bilott, l’avvocato che con coraggio e tenacia scoperchiò vent’anni fa il vaso di Pandora della DuPont.

Cattive Acque: Trama

cattive acque recensione mark ruffalo

Nel 1998, Robert Bilott è un avvocato societario specializzatosi nella difesa di aziende chimiche. Durante una giornata di lavoro come tante, riceve la chiamata di un agricoltore di Parkersburg, tale Wilbur Tennant, nella Virginia Occidentale. Gli viene chiesto di indagare su un possibile collegamento tra la presenza di un grande impianto dell’azienda DuPont nei pressi della sua fattoria e l’insorgenza anormale di tumori e malformazioni nelle sue mucche. Questo sarà l’inizio di una battaglia legale che, tra udienze interminabili e rivelazione scioccanti, durerà ben 19 anni.

In Cattive Acque è glorificata l’impresa di un uomo combattivo che, rappresentando 70mila cittadini dell’Ohio e della Virginia, si è battuto per la verità. Senza mai arrendersi, ha fatto venire a galla le negligenze del colosso chimico DuPont, reo dello sversamento incontrollato di PFOA nell’acqua potabile della comunità. La chiave di volta dell’indagine è stato lo studio tossicologico sulle vittime. Questo ha infatti permesso di dimostrare i rischi per la salute associati alla contaminazione delle acque.

Il resoconto che fa il film sul caso DuPont è dettagliato ed interessante: la cronaca viene arricchita da forti elementi drammatici, la tensione è palpabile così come il desiderio ardente di giustizia del protagonista.
Haynes non si limita ad esporre i fatti, ma fa si che il coinvolgimento nella causa legale sia totale anche per lo spettatore. Piuttosto che finire con il riconoscimento di una vittoria, il film ci mostra la lotta come una condizione in divenire, facendosi così manuale introduttivo per una vita imperfetta, fatta di consapevolezza e disperazione.

 Cattive Acque: Analisi

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Quel che Todd Haynes ci propone è il racconto puntuale di una saga sugli abusi commessi dalle grandi imprese, con scottante rilevanza politica e culturale. La vicenda della DuPont e del Teflon è l’emblema di un’orrenda visione del mondo dedita al profitto, a discapito però del prossimo. Quando tuttavia, di fronte a delle multinazionali spietate, nessun cambiamento sembra possibile è la voce del singolo che deve farsi roboante. Così fa Rob Bilott, qui interpretato da Mark Ruffalo che regala una performance ispirata e piena di sfumature.

Il fulcro narrativo è l’uomo qualunque, del percorso impervio, dei rischi psichici, emotivi o addirittura mortali che deve affrontare in nome della verità. Quest’uomo, catapultato per caso in una questione socio-politica delicatissima, abbraccia la causa in modo passionale. Diffidente, imparziale e circospetto di natura, Rob Bilott è già una figura solitaria sin dall’inizio della storia, ad acque ancora quiete. Quando queste però si agitano, vista l’ondata di pericoli che questa nuova causa fa abbattere sulla sua vita, la sua condizione si aggrava. L’avvocato si sente isolato, costretto nel combattere un gigante affidandosi alle sue sole forze. È la solitudine dell’anti-eroe che, riscoprendo nell’avversità il vigore per reagire, affronta di petto il nemico con consapevolezza dei propri mezzi.

Quello che viene dipinto è nello specifico un paesaggio americano complesso, a volte contraddittorio, ma in cui le linee del potere economico sono ben disegnate, anche quando si confrontano con i loro stessi limiti. Il caso di Wilbur Tennant, insieme alla storica class action che ne seguì, è diventato realtà proprio grazie a queste contraddizioni, o improbabilità. Il successo di Bilott è stato infatti determinato anche dall’improbabilità stessa della sua posizione. Un avvocato aziendale della difesa, al lavoro per l’industria chimica, che decide di ribaltare la sua posizione per sfidare una corporazione potente come la DuPont. È la dimostrazione che, di fronte ad una giusta causa, l’uomo dai valori saldi non farà mai silenzio, al di là di ogni costrutto sociale.

Cattive Acque: Conclusioni

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Con Cattive Acque, il regista Todd Haynes ci riporta nella Virginia degli ultimi anni ’90 con un drama toccante. Mark Ruffalo, protagonista nonché produttore della pellicola, sfodera una prova credibile, dove probabilmente dietro alle indiscutibili capacità recitative si nasconde un sincero attaccamento alla causa. Haynes si addentra in nuovi territori per regalarci una storia coinvolgente, basata su vicende realmente accadute. La lotta impari tra Rob Bilott e la DuPont, così come quella tra Davide e Golia, sembra non lasciar spazio a dubbi. Nonostante ciò, il film ci ricorda quanto sia fondamentale non farsi scoraggiare dagli eventi, accettando magari passivamente il nostro fato. Al contrario, è proprio quando le aspettative sono pari a zero che è necessario ricercare nuova linfa vitale, nuovi stimoli. Quando riusciremo a trovarli persino in tempi avversi, allora la forza che si sprigionerà sarà più vigorosa ed unica che mai.

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