Uscito nel 1990, Pretty Woman è una commedia romantica intramontabile, il cui mito arriva ancor prima della visione vera e propria del film. Garry Marshall infiocchetta una fantasia romantica perfettamente consapevole della sua solida tradizione narrativa e della propria natura artificiale. Nonostante tutto però, ancora oggi riesce a far sognare generazioni di donne (e non solo).
La favola ad Hollywood

La trama riprende uno degli archetipi più antichi della narrativa sentimentale: l’incontro tra due mondi opposti. Un affascinante uomo d’affari miliardario, Edward Lewis (Richard Gere), incrocia per caso Vivian Ward (Julia Roberts), giovane donna segnata da fragilità economiche e marginalità sociale. Da questo incontro inatteso nasce un sentimento che sembra capace di oltrepassare ogni barriera…
Pretty Woman: l’ottimismo americano degli anni Novanta

La favola di Pretty Woman oggi può facilmente entrare in attrito con la disillusione del nostro tempo. Alla luce di film come Anora, l’ottimismo della pellicola di Garry Marshall appare figlio di un momento storico preciso: la fine degli anni Ottanta, un’epoca attraversata dall’edonismo reaganiano, dalla fiducia quasi ideologica nel libero mercato e dalla convinzione che il successo economico fosse non solo desiderabile, ma persino moralmente redentivo. Il film arriva dopo anni di costruzione del mito di Wall Street, quando il denaro non era semplicemente uno strumento, ma la misura stessa del valore individuale.
Edward incarna perfettamente quell’immaginario: è l’uomo d’affari brillante e tenebroso, emotivamente irrisolto, con un matrimonio fallito alle spalle e una relazione che si sta sgretolando. È un personaggio apparentemente disumanizzato dal suo stesso lavoro: compra, smembra, rivende aziende, ma il film suggerisce che sotto la superficie cinica esista una vulnerabilità pronta a riemergere. L’amore non mette in discussione il suo potere economico: lo ammorbidisce, lo rende più umano, quasi lo assolve.
Vivian, al contrario, è costruita come una figura luminosa e fragile insieme. È giovane, spontanea, ingenua quanto basta per rendere credibile la dimensione fiabesca del racconto. Lontana dalla femme fatale come Satine del film Moulin Rouge!, appare molto spesso nella sua goffaggine e si muove in un mondo che non le appartiene: quello degli hotel di lusso, dell’opera e dell’alta società. Il film la presenta come una ragazza che cerca nel denaro una via d’uscita, ma non la condanna mai: al contrario, ne valorizza la dolcezza e l’autenticità, suggerendo che sia proprio lei, alla fine, a portare verità in un universo artificiale.
In questo senso, il significato profondo di Pretty Woman risiede nella sua fede nel capitalismo come macchina capace di alimentare i sogni e, almeno simbolicamente, di colmare le disuguaglianze. La mobilità sociale viene rappresentata come possibile, quasi naturale: basta l’incontro giusto, l’occasione fortunata, l’amore. È una visione consolatoria, che oggi può apparire ingenua, ma che all’epoca funzionava come promessa collettiva: chiunque, almeno nella fantasia cinematografica, poteva salire la vetta del successo.
Una commedia d’amore universalmente eterna

Eppure, nonostante questa patina ideologica così marcata, Pretty Woman continua a resistere nel tempo. La ragione sta nella sua natura profondamente archetipica: al di là del contesto economico e sociale, è una storia d’amore costruita su uno schema narrativo antichissimo: quello dell’uomo ferito che si trasforma grazie alla donna che ama. Edward cambia, impara a costruire invece che distruggere, riscopre una dimensione emotiva che aveva rimosso. È un mito romantico potente, quasi universale, che attraversa secoli di narrazione.
Non è un caso che il film citi esplicitamente La Traviata: la scena all’opera non è un semplice momento glamour, ma una citazione colta e consapevole. Come Violetta, anche Vivian è una donna ai margini che viene amata da un uomo appartenente a un’altra classe sociale; come nella tradizione melodrammatica, l’amore diventa spazio di redenzione e riconoscimento. Certo, Pretty Woman sostituisce la tragedia con il lieto fine, ma mantiene intatta la forza emotiva del modello. In questo senso, il film funziona ancora oggi come un manifesto del sentimento romantico: una favola strappalacrime che, pur immersa nel suo tempo, parla a un desiderio eterno di amore assoluto.
Pretty Women: Cenerentola, Vivien e Nana

Cenerentola dagli stracci impolverati al vestito pomposo in organza di seta, tulle e nylon iridescente è la donna vulnerabile salvata dalla fortuna, dalla magia e dal “principe“: la sua vita cambia quasi per caso, e la felicità sembra arrivare dall’esterno. Vivian di Pretty Woman è la Cenerentola degli anni Novanta, come il film stesso ironizza, ma con un dettaglio in più: oltre a costruire la propria vita, trova modo di prendersi cura dell’amica Kit (Laura San Giacomo), lasciandole una busta con soldi nella hall dell’albergo e aiutandola concretamente a rimettersi in piedi. Non è solo passiva o fortunata, è capace di aiutare chi l’ha aiutata, cambiando il destino a catena.
Lo stesso tema ritorna in Nana: Hachi, fragile e alla ricerca di amore e sicurezza, e l’amica Osaki, indipendente e determinata, si sostengono reciprocamente mentre percorrono strade diverse nella Tokyo di luci e ombre. L’una aiuta l’altra a sopravvivere e a crescere, anche se le loro vite prendono direzioni separate. Come Vivian a New York, anche Hachi vive la fragilità dell’idealizzazione della vita di lusso e ricerca nell’amore una guarigione dal suo vuoto. L’uomo come supporto totale. Opportunità, illusioni e tradimenti arricchiscono Nana, rendendolo più profondo e più completo (nonostante manchi un finale da diciassette anni!). Sull’amarezza di Anora, ma con la delicatezza di Vivian.
FAQ

Di cosa parla Pretty Woman?
Di un amore disperato e inaspettato che nasce grazie agli scherzi del destino.
Perché Pretty Woman è considerata un’intramontabile commedia romantica?
Per trentasei anni, il film è stato capace di incarnare i sogni e le speranze del proprio pubblico. La narrazione leggera e romantica con le sue stratture tradizionali risulta funzionale, nonostante la distanza temporale e ideologico-culturale.
Qualche parola sul regista…
Garry Marshall (1934–2016) è stato un regista, produttore, sceneggiatore e attore americano, noto per le commedie romantiche e televisive. Nato a New York, iniziò la carriera scrivendo per sitcom televisive degli anni ’60 e ’70, tra cui The Odd Couple. Divenne celebre come regista di film iconici come Pretty Woman (1990) e Runaway Bride (1999), capaci di combinare romanticismo e umorismo leggero.

Dove posso vederlo?
Disponibile nel catalogo di Disney plus.
Pretty Woman in due parole
Dolce e gentile.
