Alla Festa del Cinema di Roma 2022, Gianni Di Gregorio presenta Astolfo, con la sua solita delicatezza e stavolta racconta d’amore.

Gianni Di Gregorio con Astolfo torna a parlare di vecchiaia e solitudine, temi a lui tanto cari, già raccontati in Lontano lontano e Pranzo di ferragosto, ma quest’anno decide di parlare di qualcosa di nuovo: l’amore.

Il suo è un amore senza età, senza tempo e così garbato che sembra muoversi in punta di piedi, ricalcando quel carattere morbido dello stesso regista.
A smuovere le acque tranquille della terza età arriva però una donna, forse l’unica capace d’impersonare una spensierata e adulta signora, con l’eterno e fascinoso animo di ragazza: Stefania Sandrelli. E’ lei, insieme alle mille vicissitudini della vita, a risvegliare Astolfo e a restituirgli un modo di vivere e un amore che non avrebbe mai immaginato.

Sento che l’amore è una necessità: meglio lasciare sempre aperta una porticina

La storia di Astolfo è quella di un uomo, un anziano professore, ormai alter ego di Di Gregorio nei suoi film, che dopo uno sfratto è costretto a tornare nella sua vecchia casa di famiglia, ad Artena. Muovendosi dalla città al paese, con la sua vecchia Panda, Astolfo si prepara ad iniziare una nuova vita che è, in sostanza, una seconda o anche terza chance per ritrovarsi e ricominciare.
La sua grande casa polverosa, piena di crepe, con i muri corrosi dall’acqua che scola e lasciata sola per anni è il simbolo di una vecchiaia lasciata a sé stessa, ma a cui serve solo che qualcuno se ne prenda cura.
Così fa Astolfo, insieme a quegli inquilini che avevano trovato, nel tempo, in quella grande casa vuota un piccolo rifugio.

In un cinema italiano ancora un po’ riluttante a portare sullo schermo la famosa terza età, in tutte le sue declinazioni possibili, Di Gregorio si mette di nuovo in gioco, con una pellicola che parla di solitudine, di amicizia, d’amore, di convivenze forzate o fortuite e dell’innamoramento, quello vero, che può arrivare in qualsiasi momento.

C’è da dire che lo stesso regista si è detto spaventato di parlare d’amore alla sua età, e con attori a lui coetanei, eppure la pandemia, che ha portato con sé quel grande senso di solitudine in tutti, soprattutto nei più anziani, ha dato a Di Gregorio la spinta a raccontare questa storia al grande pubblico.

Quello raccontato in Astolfo è un amore tenero ma vitale, con anziani animati dalla speranza e da una forza d’animo che li rende leoni, come si dice nel film stesso. Con protagonisti simpatici, divertenti, aperti alle novità e con un modo di vivere che quasi diventa un’ispirazione.

Gli “antogonisti”, per modo di dire, qui sono i figli che si oppongono agli amori anziani, non capendo le ragioni dei genitori attempati ancora liberi d’amare. La vecchiaia in Astolfo è raccontata con grazia e simpatia, con sorrisi e tolleranza, specchio del carattere di Di Gregorio che col tempo abbiamo imparato a conoscere, sia come regista che come attore.

Gli anziani diventano adolescenti innamorati, coinquilini che si spalleggiano e consigliano, amici che si divertono dando alla pellicola una sfumatura di comicità dall’inizio alla fine.
C’è molto di autobiografico nella pellicola di Di Gregorio dalla situazione della casa di famiglia, mangiata una stanza alla volta dai preti, alla convivenza forzata ma estremamente fortunata con i pittoreschi inquilini. Insomma, momenti belli proprio perché veri, perché in fondo Astolfo è un piacevole racconto di vita vera, ma con tratti quasi favolistici.

Ironico, spensierato e che non inciampa mai nella malinconia, che spesso porta con sé la terza età, Astolfo riesce ad allietare il pubblico con una storia calda, come i suoi colori luminosi e le sue ambientazioni bucoliche.
La leggerezza è la forza di Di Gregorio, la sua tolleranza che traspare non solo nei suoi film ma anche nei personaggi che interpreta, tutto tenuto in equilibrio dalla Sandrelli, eterna ragazza gioviale e sorridente, che dimostra con dolcezza che quando si parla d’amore gli anni non si contano.