Cetto c’è senzadubbiamente è il terzo film incentrato sul personaggio che Antonio Albanese creò nel lontano 2003. Da allora Cetto La qualunque ne ha fatta di strada… sempre, è ovvio, trascinato dalla quel Pilu che è la sineddoche più maschilista e autentica d’Italia.

Abbiamo amato Cetto sin dalla sua prima apparizione nella squadra di comici di Mai Dire Gol (e seguenti figli Mai Dire Domenica e Mai Dire Lunedì), l’approdo sul grande schermo è relativamente più recente.
Nel 2011 e nel 2012 la coppia composta da Antonio Albanese e dal regista Giulio Manfredonia ha portato al cinema il politicante calabrese già visto in TV. Nei  film Qualunquemente e Tutto tutto niente niente,  Cetto Laqualunque è diventato un personaggio decisamente più bieco di quello televisivo che, con tutti i suoi vizi, dal maschilismo sfacciato alla corruzione viscerale, è l’emblema di una realtà (italiana) talmente triste da essere, in qualche modo, incredibilmente comica.
Albanese insomma fa ridere a crepapelle, sempre. E la sua energia sta tutta nel saper fare satira; una satira che, naturalmente, dev’essere adattata e intellegibile per un pubblico numeroso e popolare. I tre film di Cetto sono una provocazione sui temi del momento e sulle folli tendenze dei giorni nostri. 
L’ultimo capitolo della “saga“ è incentrato –citando una battuta parodica del film– su ”uno scettro che si aggira per l’Europa” il sovranismo!

Cetto c’è senzadubbiamente: trama del film 

Avevamo lasciato Cetto all’alba della sua sparizione dall’Italia, dopo l’elezione a sindaco di Marina di Sopra e a un rocambolesco arresto a suo discapito e dei suoi accoliti (sempre personaggi di Albanese, come Frengo e Rodolfo Favaretto). Scopriamo che ora vive beatamente in Germania, non si occupa più di politica e veste i panni dell’imprenditore di successo con ottime propensioni dei confronti delle affiliazioni mafiose. Ma Cetto ha un appuntamento con il destino ineluttabile: viene richiamato in patria, o meglio nella fittizia cittadina di Marina di Sopra, dalla notizia che l’amata  zia che lo ha cresciuto è in procinto di morire.
Cetto si precipita frettolosamente in Calabria a bordo di una lussuosa (e pacchiana) Porsche color oro, accompagnato dalla giovane moglie Petra (‘pilu locale, cioè tedesca). Una volta giunto al capezzale dell’anziana, la stessa zia gli rivela un segreto che cambierà per sempre il corso della sua vita: Cetto è il figlio illegittimo di un principe, nelle sue vene scorre fiero il sangue blu dei Borboni. 
Test del DNA alla mano, comincia l’escalation che introdurrà il nostro affezionatissimo Cetto tra teste coronate, nobili e cardinali. Attraverso dubbi figuri e maestri d’etichetta, la popolarità di Cetto cresce fino alla ribalta nazionale. A suon di qualunquismi e dialettica da due soldi, arriva fino alla provocazione estrema agli italiani, operata, ovviamente, attraverso un gigantesco referendum virtuale che porta gli italiani a esprimersi (di nuovo) su una polverosa questione ”di stato”: Monarchia o Repubblica?

Cetto c’è senzadubbiamente: recensione

Il personaggio di Cetto Laqualunque è stato fortemente rivitalizzato e elevato fino a rendere credibile la sua auto-incoronazione in stile Napoleone Bonaparte. La discesa nella terra natia dalla Germania e l’ascesa a Re delle due Calabrie rappresentano qualcosa di sorprendente dal punto di vista della comicità e della satira: le vicende di Cetto intercettano, ora più che mai, non soltanto la cronaca e i sensazionalistici titoli dei quotidiani nazionali, ma anche e soprattutto il brulicare di commenti e azioni che si perpetuano attraverso i social network. Antonio Albanese e lo sceneggiatore Pietro Guerrera sembrano avere uno sguardo sociologico verso la contemporaneità; naturalmente –e per fortuna– non si tratta di un approfondimento intellettuale o pseudo-impegnato sulla scia di tanto, troppo, cinema italiano. Sembrerebbe piuttosto che gli sceneggiatori si siano adeguati ai tempi dopo averli veramente osservati, restituendo un Cetto Laqualunque efficace e trasgressivo, modernamente satirico. 

I momenti migliori del film sono quelli fatti secondo la più classica ricetta della comicità. Particolarmente spassosa è l’edificazione del Cetto nobile: un montaggio ritmato nella parte centrale del film ci mostra le pratiche signorili che il rozzo personaggio è chiamato ad abbracciare per rendere onore al suo sangue blu, l’esito è esilarante. 
Le battute più belle sono invece quelle che prendono di mira i trend topic mediaci o mediatizzati.
“Da deputato a vassallo che cazzo cagnja?” è forse la frase più divertente e ragionata del film che racchiude in sé talmente tanti discorsi e sottintesi da poter far agitare i social per settimane… 

Purtroppo però bisogna ammettere che Cetto c’è, senzadubbiamente risente un po’ dal punto di vista tecnico. Manca qualcosa sul piano visivo e propriamente cinematografico. Una maggiore cura per l’immagine e per le sequenze avrebbe fatto reso il film ancora più incisivo e mordace.
Dopotutto siamo davanti al filone cinematografico “nazional-popolare” dal quale, purtroppo, per cieco volere di qualcuno, non si può pretendere la qualità e l’estetica del film d’autore… ma va bene lo stesso!
Antonio Albanese è un comico colto e raffinato nonostante la trivialità dei suoi personaggi, è in grado di dominare la scena (o l’inquadratura) con la sua maschera spontanea. Inoltre ci ha regalato personaggi collaterali non interpretati da lui che hanno una vitalità straordinaria (vedi il meraviglioso Pino, inseparabile braccio destro di Cetto).  

 

Scheda film

Cetto c’è senzadubbiamente

certo c'è senzadubbiamente

Regia:
  • Giulio Manfredonia

Interpreti:
  • Antonio Albanese
  • Lorenza Indovina
  • Nicola Rignanese
Durata: 93 minuti min
Premiere: 21 novembre 2019

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