Presentato ad Alice nella città, Ciao Varsavia è una critica affilata ai modelli di femminilità odierni
Al suo terzo cortometraggio, la giovane regista e sceneggiatrice italo-croata Diletta di Nicolantanio torna, dopo la proiezione speciale del precedente Lukiskes, a Alice nella città – questa volta nella sezione Onde Corte | Concorso Panorama Italia – con Ciao Varsavia, opera a tratti perturbante che mette in scena quanto la rappresentazione femminile possa porsi come paradigma insostenibile.

La trama di Ciao Varsavia
Dopo mesi di ricovero in una clinica a causa della bulimia, la giovane Diana (Carlotta Gamba) torna negli asfittici sobborghi di Varsavia ad affrontare con la propria solitudine non solo il proprio disturbo alimentare, ma anche quella spada di Damocle rappresentata dall’immagine della donna prefigurata dalla società.
La ragazza, disorientata e prigioniera di sé stessa, riceve l’inattesa telefonata di un marchio italiano per un casting di lingerie: forse l’occasione per riscattarsi oppure il modo di autodistruggersi soddisfacendo quelle attese nocive della contemporaneità.
Ciao Varsavia: estro visivo e critica sociale
Contando su buoni interpreti dai volti noti (oltre alla protagonista anche il breve ruolo di Fortunato Cerlino, celebre per la serie Gomorra), Diletta di Nicolantonio costruisce un’atmosfera disturbante la cui estetica ricorda spesso quella dei fratelli D’Innocenzo (sarà questa coincidenza visiva ad aver convinto Carlotta Gamba, sodale ricorrente del duo, a prendere parte al progetto?).
Cercando spesso il preziosismo visivo, ma trovandolo alcune volte in maniera pretestuosa, il cortometraggio si sfibra leggermente sotto questa patina, lasciando per lo più lo spettatore escluso dai silenzi alienati della protagonista piuttosto che rendendolo empaticamente partecipe della sua sofferenza.

A tal fine, se alcune scene – quali, ad esempio, il sogno lucido di Diana di aprire il fuoco sulle altre partecipanti del casting – mostrano con potenza la ragazza come fragile e allo stesso tempo ardente, altre, invece, cedono a un eccessivo didascalismo (la spiegazione della derivazione greca del nome su tutte).
Pur confermando un promettente talento, Ciao Varsavia è un acerbo sguardo sulla tossicità della rappresentazione femminile e sui modelli irraggiungibili, quando non propriamente tossici, ancora imposti dall’industria della moda, dalla pubblicità e, più generalmente, dalla società contemporanea.
