Dove andrà quel cinema che è stato l’arte più popolare e democratica del Novecento e che oggi è ridotto in uno stato residuale e ininfluente sul piano culturale?
Esiliato dalla sua sede naturale che era la sala cinematografica e disperso in mille luoghi decentrati sul piano visivo, il cinema ha visto perdere il suo carattere originario di arte unitaria ma dallo statuto linguistico complesso (come lo ha definito Edgar Morin) ed è diventato  invece sempre più frammentario e superficiale.

Una volta ogni regista esprimeva una sua visione del mondo mentre oggi a prevalere sono sguardi parcellizzati che restituiscono immagini effettistiche che non lasciano il segno profondo nella mente dello spettatore, immagini che sollecitano i nervi di chi guarda, ma non la sua psiche.

A questa perdita di identità narrativa del cinema corrisponde in maniera paradossale l’interesse del grande pubblico per i film del passato scoperti o riscoperti nelle tante retrospettive organizzate nei vari festival che ormai coprono quasi l’intero anno.
La voglia di un cinema classico è tanta, ma sono i film nuovi che non sanno più essere avvincenti dopo le stagioni infatuate dalle mode del postmodernismo laddove ci vorrebbero film semplicemente moderni per un pubblico che andrebbe rieducato alla visione dei film e all’esperienza del grande schermo .

La verità è che ci vorrebbero di nuovo film capaci di utilizzare quei generi narrativi cari al grande pubblico, ma impiegati per dire anche altro, film di grande presa come i noir di Orson Welles tipo L’infernale Quinlan, come i western psicoanalitici di Anthony Mann tipo L’uomo di Laramie, come i film di fantascienza poetica tipo 2001 Odissea nello spazio di Kubrick oppure come Solaris di Tarkovskij.

Finchè il cinema non tornerà nelle sale di quartiere sarà un’arte bastarda di matrice para-televisiva che rinnega la sua stessa essenza storica e culturale.
Soltanto se saprà reinventarsi nel rispetto di un pubblico fatto non soltanto di settari cinefili o di adolescenti amanti dei supereroi di successo il cinema potrà avere un futuro altrimenti sarà un’arte da museo da riguardare con rimpianto e nostalgia. E a giudicare da quello che si vede oggi il sospetto diventa quasi una certezza.